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Binge drinkers

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Binge drinkers

Norme disapplicate e interventi di prevenzione inefficaci

Purtroppo un “nuovo” fenomeno si è insediato anche da noi, quello dei cosiddetti Binge Drinkers (persone che bevono per ubriacarsi). L’effetto principale esercitato dall’assunzione di quantità eccessive di alcool (più di 5-6 drink, pari a oltre 60 grammi di alcool) ingerite in poco tempo, si rende responsabile di un quadro d’intossicazione acuta che, in alcuni casi, può portare a sofferenza/insufficienza respiratoria, coma etilico e morte.

Nel 2018 la Società Italiana di Alcologia (SIA), ha proposto nel position paper “Diagnosis and treatment of acute alcohol intoxication and alcohol withdrawal syndrome: position paper of the Italian Society on Alcohol” una proposta d’intervento specifica di prassi e linee guida terapeutiche, basate sull’evidenza scientifica, in supporto alla gestione delle numerose e sempre più emergenti situazioni cliniche.  

La prevalenza dei consumatori che hanno dichiarato di essersi ubriacati almeno una volta, negli ultimi 12 mesi (che hanno consumato 6 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione), nel 2018, è stata pari al 11,7% tra gli uomini ed al 3,6% tra le donne di età superiore a 11 anni, con una frequenza in aumento tra le donne rispetto all’anno precedente, identificando oltre 4 milioni di persone.

Le percentuali di binge drinkers, di sesso maschile e femminile, aumentano nell’adolescenza e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni per poi diminuire nuovamente nelle fasce di età più anziane. Per tutte le classi considerate, la proporzione di “binge drinker” di sesso maschile è superiore a quella di sesso femminile, ad eccezione dei giovani di età inferiore ai 15 anni, per i quali non si rilevano differenze statisticamente significative di genere.

La tendenza è fotografata nel nuovo Rapporto IstisanEpidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia”. Sono 16 milioni gli italiani che hanno consumato almeno una bevanda alcolica in un anno. Di questi, 4 milioni sono binge drinkers. Sono invece 8,7 milioni i consumatori a rischio: stabili gli uomini, con 6,2 milioni, mentre sono in aumento le donne, con 2,5 milioni. “L’alcol è e resta un serio problema di salute in Italia”. 

Epidemiologia. In base ai dati disponibili, l’alcol risulta responsabile del 5,5% di tutti i decessi registrati nel “UE”, per un totale di quasi 300 mila morti, in gran parte e prevalentemente per cancro (29% dei decessi attribuibili all’alcool), cirrosi epatica (20%), malattie cardiovascolari (19%) e lesioni (18%).

Ogni giorno in Italia, in media, sono 48 le persone che muoiono a causa dell’alcol. Oltre 17.000 ogni anno. Il dato è noto dal 2016, anno di cui si dispone la mortalità registrata per tutti gli Stati dell’Unione europea. Informative più recenti non esistono, ma considerando che l’andamento dei consumi non sembra essere sceso, possono ancora essere ritenuti validi, se non addirittura in difetto.

La prevalenza dei consumatori a rischio in Italia rileva che, nel 2018, il 23,4% degli uomini ed il  8,9% delle donne, non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica, relativamente a frequenza, quantità e modalità di consumo di bevande alcoliche, per un totale di 8 milioni e 700 mila individui. Risulta stabile il sesso maschile (6 milioni e 200 mila consumatori a rischio). In aumento quello femminile, con 2 milioni e 500 mila consumatrici.

Classi di età. L’analisi mostra per entrambi i generi che la fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni (M=48,3%, F=40,7%), seguita dagli anziani ultra 65enni. Nel 2018, oltre 5 milioni di persone over 11 anni (14,2% degli uomini ed il 6,1% delle donne) hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto nel consumo di bevande alcoliche. La percentuale, in aumento rispetto agli anni precedenti, è più elevata per entrambi i sessi e riguarda gli adolescenti di 16-17 anni e gli ultra 65enni. Al contrario, la percentuale più bassa riguarda la fascia compresa tra 18 e 24 anni.

Verosimilmente, a causa di carenze culturali dei rischi che l’alcol causa alla salute, circa 1.700.000 giovani (di cui 800mila minorenni) e 2.700.000 ultrasessanta-cinquenni sono individui a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate, esattamente quei target di popolazione sensibile per i quali il WHO e la Commissione Europea raccomandano azioni d’intervento, volte a sensibilizzare le persone al rispetto delle raccomandazioni di sanità pubblica.

Dati ISS. Tali elementi vengono riconfermati nel Rapporto Istisan 20/7: “Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute. Rapporto 2020”, pubblicato sul sito di Epicentro. La percentuale più alta di decessi attribuibili all’alcol, registrata tra i giovani adulti maschi e tra i giovani sino ai 29 anni di età, riguarda l’incidentalità stradale alcol-correlata, che continua a rappresentare la prima causa di morte anche in Europa.  

Le persone che, nel 2018, hanno consumato bevande alcoliche lontano dai pasti, sono state il 40,5% degli uomini ed il 20,4% delle donne, pari a quasi 16 milioni sopra gli 11 anni, un dato in aumento rispetto alle stime precedenti. I valori massimi riguardano gli uomini nella fascia di età 18-44 anni e le donne della classe 18-24 anni. L’analisi del trend dei consumatori di vino o alcolici fuori pasto, mostra che, per entrambi i generi, è aumentata la prevalenza dei consumatori rispetto al 2008 (M= +10,2%; F= +38,0%) e per il genere femminile si conferma, anche nel 2018, un incremento lineare costante rispetto al precedente anno (dal 19,4% al 20,4%).

Prevenzione inefficace. I danni alcol-correlati non coinvolgono i soli consumatori. Le conseguenze del consumo di alcol sempre più frequentemente si ripercuotono sulle famiglie e sulla comunità, in generale, a causa del deterioramento delle relazioni personali e di lavoro, dei comportamenti criminali (come per esempio vandalismo e violenza), della perdita di produttività e dei costi a carico dell’assistenza sanitaria.

Sono ampiamente disapplicate le norme nazionali a tutela della salute dei minori, che pongono da decenni, almeno a 18 anni (divieto di vendita e somministrazione). I piani risultano inefficaci, se da anni non riescono a contrastare stili e modelli di consumo che causano costi sostanziali di cui si dovrebbe valutare un congruo abbattimento. Si dimostra ancora una volta che l’alcol è uno tra i più temibili fattori di rischio e di malattia in Italia. Ai consumi medi pro-capite in ripresa (oltre 7 litri), vede un incremento della popolazione di consumatori a rischio e di binge drinker. Indicatori della necessità di risposte di salute pubblica e dei servizi sanitari, di interventi sul marketing e sulla disponibilità delle bevande alcoliche più incisive, quelle sul cosiddetto “bere responsabile”.

La proporzione di consumatori “con danno”, in “need for treatment”, che avrebbero bisogno di una forma d’intervento sanitario e non lo ricevono, sono circa 65mila, pazienti alcoldipendenti in carico ai servizi, che rappresentano il 10% circa della platea stimata poco meno di 600.000 per l’immissione in un programma di disassuefazione. Persone che non sono identificate nei settori di assistenza primaria e non sono intercettate dalle strutture territoriali di riferimento del Servizio Sanitario Nazionale, i cui gruppi di lavoro, ridotti in organico, sono in costante affanno per un carico crescente di domanda.

Una situazione destinata a peggiorare ulteriormente a causa della recrudescenza di tutte le dipendenze nel corso dei “lockdown” imposti dall’epidemia da COVID-19. Evento che ha messo tragicamente in evidenza la mancanza di preparedness e readiness del sistema delle reti curanti e la necessità di riorganizzarle urgentemente, per funzionalità e competenze.

BIBLIOWEB:

Scafato E, Ghirini S, Gandin C, et al. Gruppo di lavoro CSDA (Centro Servizi Documentazione Alcol). Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute. Rapporto 2020. Istituto Superiore di Sanità – (Rapporti ISTISAN 20/7) ISSN: 1123-3117, 2384-8936. (in PDF allegato)
F. Caputo, R. Agabio, T. Vignoli, V. et al. – Diagnosis and treatment of acute alcohol intoxication and alcohol withdrawal syndrome: position paper of the Italian Society on Alcohol Internal and Emergency Medicine https://doi.org/10.1007/s11739-018-1933-8
Sanità italiana: promossa http://newmicro.altervista.org/?p=6732
Alcool: target giovani https://newmicro.altervista.org/?p=2854
Alcool: a che punto siamo – http://newmicro.altervista.org/?p=2622

 ISS – Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni. Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute – Rapporto 2020. (PDF)

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Sandro Pierdomenico

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