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La black List dei batteri

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La black List dei batteri

IL27 Febbraio u.s. il WHO ha pubblicato un documento di indirizzo, rivolto alla comunità internazionale, che elenca 12 batteri (a livello di specie o genere, associati a resistenze antimicrobiche) scelti come bersagli primari per la ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici.

I 12 microrganismi costituiscono la Lista dei Patogeni Prioritari (PPL).

I nomi sono assolutamente familiari e sono stratificati in tre classi di priorità: 1 – critica (Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa ed enterobatteri), 2 – alta (Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, H. pylori, Campylobacter spp, Salmonella spp, Gonococco) e 3 – media (Pneumococco, Haemophylus influenzae, Shigella spp). Ovviamente ogni microrganismo è caratterizzato da una specifica resistenza (i.e. ai carbapenemi  ed ai beta lattamici di terza generazione nella priorità alta).

Nulla di esotico. Nulla di nuovo. L’elenco appare semplice, quasi semplicistico, pur rimanendo ancora oggi misterioso il meccanismo dell’azione patogenetica di molti “old bacteria” come Acinetobacter baumannii, A. nosocomialis e A. pittii così frequenti e pericolosi nelle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA)!

In realtà la lista è il frutto del lavoro di un panel di otto esperti di livello internazionale, coordinati dalla Dott.ssa Evelina Tacconelli della Università di Tubinga, che si sono avvalsi di 70 collaboratori, dislocati in tutte le 6  aree geografiche del WHO, capaci di sommare competenze in Infettivologia, Microbiologia, Salute Pubblica, Ricerca & Sviluppo, Pediatria e Terapia Intensiva.

Il panel ha adottato la metodologia MCDA (multi-criteria decision analysis) sommando a dati evidence-based, opinioni di esperti. Soprattutto è significativa la sintesi operata, tramite MCDA, con soli 10 criteri, che spaziano dall’indice di mortalità alla prevalenza delle resistenze o al loro trend evolutivo di almeno un decennio.

Molteplici le fonti: data base europei nazionali e sovranazionali,  revisioni sistematiche, 23 diversi sistemi di sorveglianza delle resistenze e linee guida internazionali sulla prevenzione delle stesse. Tutti i dati sono stati utilizzati tramite metanalisi condotte con criteri quantitativi (i.e.mortalità) e semiquantitativi (per esempio il trend di resistenze). Ad ogni batterio è stato assegnato un punteggio o score tramite un’analisi comparativa, di tutti i criteri e di tutti i dati, elaborata con software 1000Minds  (https://www.1000minds.com). La terza dimensione, quella “in Silico”, entra così a pieno titolo in questa black list microbica.

I risultati complessivi si prevede vengano pubblicati entro la fine di Maggio 2017. Sicuramente e per ora la primaria priorità clinica appare rivolta a sviluppare nuovi farmaci contro i Gram negativi (quelli critici) produttori di carbapenemasi o beta – lattamasi a spettro esteso (MDR e XDR), data l’alta letalità (fino al 70%) riscontrata nelle infezioni del sangue e nelle polmoniti.

Il Panel del WHO non manca di sottolineare limiti intrinseci al documento di indirizzo, dovuti all’eterogeneità dei data–base e dei criteri risultanti per la MCDA.

Ad esempio:  le misure di controllo delle infezioni sono molto diverse nelle aree geografiche WHO e molto manca a standard di riferimento; i programmi di stewardship vanno di certo incentivati anche solo sul piano formativo, ma mancano di metodologie unitarie; la definizione di patologia trattabile o curabile costituisce una variabile di grosso peso, non essendo accessibili tutti i presidi terapeutici ed eguali antibiotici in tutti i paesi.

Sicuramente il metodo MCDA fornisce un ranking stabile tra batteri ma revisioni legate allo sviluppo di nuove resistenze sono obbligate. In molti paesi inoltre (e non solo in quelli del cosiddetto terzo mondo) i dati sulle infezioni comunitarie e nosocomiali spesso mancano di “qualità”.

E’ da sottolineare che nel documento sono solo ricordati il Mycobacterium tuberculosis,  il virus HIV e la malaria, essendo patologie infettive e parassitarie trattate specificatamente attraverso programmi WHO di “sustainable goals”. Infine viene riconosciuta la mancanza di un approccio unitario tra sorveglianza infettiva animale ed umana; dato lo stretto legame tra alimentazione e salute, tra ambiente e uomo,  sicuramente alcuni virus a trasmissione alimentare ed altre resistenze entreranno in futuro nella “top twelve”.

Il concetto olistico di One Health viene promosso dagli autori del documento, così come viene condivisa la necessità di indirizzare la ricerca secondo il bene comune, dell’umanità,  non assoggettata a soli interessi di mercato.

Lista per articolo

 

BIBLIOWEB:

 Lista dei Patogeni Prioritari (in formato PDF)

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Sandro Pierdomenico

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