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Risk Communication, vaccini antinfluenzali ed epidemie mediatiche

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Risk Communication, vaccini antinfluenzali ed epidemie mediatiche

 

Il mondo e le abitudini stanno cambiando.
Viene detto che siamo nella civiltà della comunicazione. Comunicare è un imperativo, specie in sanità.
Se non fosse chiaro che la comunicazione è una componente importante della cura, che è alla base della fiducia che i cittadini hanno nelle istituzioni, possiamo sottolineare quello che sta succedendo per la campagna vaccinale 2012-2013.
Coesistono informazioni corrette, come la circolare ministeriale, con allarmi da “epidemia mediatica” che confondono e rendono sospettosa la popolazione. Come definire il ritiro dei vaccini antinfluenzali Novartis, poi riabilitati?
Si è passa dal divieto di vendita alla comunicazione che una serie di controlli ha confermato l’assenza di difetti di qualità sui lotti commercializzati. Il Tribunale per i diritti del malato -Cittadinanzattiva nella figura di Giuseppe Scaramuzza, coordinatore nazionale, ha invitato il ministero della Salute e l’Aifa ad avviare una campagna per ripristinare la fiducia dei cittadini nei vaccini.
Gestire la comunicazione istituzionale vuol dire  mettere in campo sforzi straordinari coinvolgendo i medici di famiglia, le organizzazioni civiche e gli operatori sanitari in generale, per comunicare ai cittadini quanto sia importante vaccinarsi.
Ricordando che con l’influenza invernale si può morire. Avere una visione d’insieme dell’influenza, delle patologie che concorrono alla diagnosi differenziale, degli eventi avversi con una informazione anche su “complicanze esoteriche” legate a malattie di cui non conosciamo la causa, è il ginepraio in cui dobbiamo operare, non dimenticando mai il cittadino che ha diritto alla cura ed anche all’informazione. Staremo a vedere.
Negli USA la comunicazione è presa molto sul serio, basti pensare al ruolo svolto in passato da Vincent Coviello della Columbia University come consigliere della Casa Bianca per la comunicazione.
Concludo sottolineando che per il momento rimane attuale l’articolo di R. Smith (BMJ 27-9-2003) con l’aforisma “Comunicare il rischio: il principale lavoro del medico”.

 

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Giovanni Casiraghi

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