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Alcool: a che punto siamo

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Alcool: a che punto siamo

Lo stato dell’arte dopo l’Alcohol Prevention Day

L’attenzione al fenomeno alcol-dipendenza ha prodotto, negli ultimi mesi, una serie di risultati in campo scientifico sottolineando la concomitanza con l’Alcohol Prevention Day.  “L’alcol-dipendenza continua a necessitare di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che da essa derivano”. Questa la premessa alla nuova Relazione sugli interventi realizzati nel 2016 in materia di alcol e problemi correlati, del Ministero della Salute, trasmessa al Parlamento. Sono stati presentati anche il nuovo rapporto ISS 2017, le linee guida europee ed un manuale Oms/ISS.

I nuovi modelli del bere, proposti dal marketing e dalle mode, sostenute negli anni da strategie di mercato, sono una realtà ben evidente in tutta Europa. L’Italia è oggi sotto l’effetto dell’onda lunga di abitudini di consumo avviate in realtà nei paesi nord-europei: tra i minori ci sono sempre più bevitori abituali, nonostante la legge ne vieti vendita e somministrazione.

Sono otto milioni e mezzo gli individui considerati consumatori a rischio (limiti stabiliti dalle Linee Guida Europee RARHA: “Reducing Alcohol Related Harm”).Di fronte a queste cifre bisognerebbe attivare interventi mirati in ambito preventivo: il 23% circa degli uomini ed il 9% delle donne (età superiore agli 11 anni) potrebbero essere ricondotti ad un consumo moderato, anche con l’intervento dei medici che possono suggerire nuovi stili di vita (fitness, alimentazione).

Dall’analisi del tipo di bevande consumate si conferma la tendenza, già evidente nell’ultimo decennio, che descrive una progressiva riduzione della quota di consumatori che bevono solo vino e birra (specie tra i più giovani e le donne) ed un aumento della quota di chi consuma anche aperitivi, amari e superalcolici, aumento che si registra nei giovani e giovanissimi, ma in misura percentuale maggiore negli adulti oltre i 44 anni e negli anziani. Tra il 2005 ed il 2015, l’ISTAT ha rilevato una diminuzione della quota di consumatori (dal 69,7% al 64,5%) in particolare dei consumatori giornalieri (dal 31% al 22,2%), ma un aumento dei consumatori occasionali (dal 38,6% al 42,3%) e dei consumatori fuori pasto (dal 25,7% al 27,9%).

Nelle regioni italiane, il consumo di alcol è decisamente aumentato sia al Nord sia al Centro Italia, mentre non si rilevano variazioni statisticamente significative al Sud e nelle Isole.

Si conferma allarmante il fenomeno del binge drinking, ossia l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti ed in un breve arco di tempo. Nel 2015 è stato pari al 10,8% tra gli uomini ed al 3,1% tra le donne di età superiore a 11 anni. Identifica oltre 3.700.000 binge drinker di età superiore a 11 anni, con una frequenza che cambia nella popolazione, a seconda del genere e della classe di età.

BIBLIOWEB:

Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 30.3.2001 n.125 “LEGGE QUADRO IN MATERIA DI ALCOL E PROBLEMI ALCOL CORRELATI” – http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2589_allegato.pdf
L’uso e l’abuso di alcol in Italia - http://www.istat.it/it/archivio/184658
Gandin C, Ghirini S, Galluzzo L, Martire S, Scipione R, Scafato E. Gruppo di lavoro RARHA WP5 (Ed.). Principi di buone pratiche per le linee guida sul consumo di alcol a basso rischio: le attività della Joint Action europea RARHA (Reducing Alcohol Related Harm). Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2017- (Rapporti ISTISAN 17/2) - http://www.iss.it/binary/publ/cont/17_2_web.pdf
http://www.iss.it/publ/?lang=1&id=3038&tipo=5
Manuale di interventi per la riduzione del danno alcol-correlato ISS WHO - http://www.iss.it/binary/pres/cont/HANDBOOK_OMS.pdf
http://www.epicentro.iss.it/alcol/

   I.S.S. – Manuale su “danno alcol correlato” (in formato PDF-FlipBook)

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 Documentazione I.S.S. e Ministero della Salute (in formato PDF)

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Sandro Pierdomenico

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