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Tra Urinocoltura e Batteriuria asintomatica

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Tra Urinocoltura e Batteriuria asintomatica

L’Urinocoltura è spesso raccolta al pronto soccorso (PS): ed è generalmente giustificata dalla sintomatologia di pazienti con caratteristiche cliniche che suggeriscono infezioni delle vie urinarie (IVU).

Sull’appropriatezza giungono i dati della ricerca del PS del Centre Hospitalier Universitaire di Nantes (Francia), presentati convegno EUSEM di Amsterdam, che suffragano una serie di dubbi ben noti.
La valutazione della percentuale di urinocolture “non necessarie” nel PS del loro istituto, è stata condotta dagli autori attraverso uno studio retrospettivo di un campione casuale di 290 urinocolture ( giugno 2012 – maggio 2013).
Criteri di esclusione erano il catetere vescicale a lunga permanenza e la neutropenia inferiore a 0,5 G/L.
Trentacinque casi hanno soddisfatto almeno un criterio di esclusione.
L’analisi comprendeva 264 urinocolture raccolte in 261 pazienti (età media 58 anni).
La diagnosi del PS è stata IVU, infezione grave da sepsi/shock settico rispettivamente in 111,10 e 63 casi.
Un paziente è deceduto al PS, 141 pazienti sono stati ricoverati e 122 sono stati dimessi dal PS.

Concludono gli autori che l’urinocoltura era giustificata in 118 pazienti (45%).
Di 150 urinocolture positive, 65 (43%) non erano giustificate.
 
La Batteriuria Asintomatica (BA) è una condizione di comune riscontro nella pratica clinica.
La frequenza varia tra diverse popolazioni, a seconda di fattori quali l’età, il sesso e le comorbidità (es. diabete mellito o lesioni del midollo spinale) che condizionano anche la microbiologia. Escherichia coli è l’organismo più frequente è il più probabile in persone in buona salute.
Una vera e propria pleiade di microrganismi può essere trovata, comprendente Enterobacteriaceae, Pseudomonas aeruginosa, Enterococcus specie, e gruppo B Streptococcus .
Negli uomini, il riscontro di Enterococcus è facile come i bacilli gram-negativi.
Nei soggetti cateterizzati (specie in case di cura) può essere riscontrata BA polimicrobica.
 
Linee guida per la BA (disponibili dal 2005), hanno identificato un piccolo gruppo che può trarre beneficio dalla terapia antibiotica (gravidanza e particolari procedure genito-urinarie), ma non hanno determinato cambiamenti sostanziali nell’uso inappropriato di antibiotici in questa condizione.
Nella maggior parte delle popolazioni di pazienti, il trattamento di BA non è clinicamente utile e di conseguenza lo screening per BA non è raccomandato.
La U.S. Preventive Services Task Force Il sconsiglia lo screening per batteriuria asintomatica negli uomini e nelle donne gravide; l’EBLM suggerisce che lo screening è inefficace nel migliorare gli esiti clinici.

Un recente studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases (ricercatori dell’Università di Toronto), si è basato su un approccio che non prevedeva di comunicare il risultato dell’urinocoltura al medico curante.
Il referto era disponibile solo se il medico telefonava al laboratorio.
Sono stati studiati 415 pazienti di cui il 2%, alla valutazione base-line, presentava i criteri per una diagnosi di infezione del tratto urinario (UTI), ma il 48% dei pazienti comunque stava assumendo antibiotici.
Nello studio pilota, in cui i medici dovevano chiamare il laboratorio per procurarsi i risultati delle urinocolture, la percentuale dei pazienti trattati è scesa al 12%, dimostrando come intervenire aggiungendo un passaggio al processo di acquisizione del dato microbiologico ne determinasse un valore predittivo più elevato.
L’obiettivo finale degli autori era di “salvare i medici dalle loro migliori intenzioni sbagliate” e il metodo proposto ha dimostrato una sua efficacia.



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Michele Schinella

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