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Dal Pap Test all’Hpv Test

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Dal Pap Test all’Hpv Test

Gli esperti della Food and Drug Administration hanno riconosciuto il valore del test Hpv con successivo triage citologico. I ricercatori della University of Miami hanno presentato il loro studio sul carico dell’infezione da HPV negli Stati Uniti al congresso della ASCO (American Society of Clinical Oncology) in maggio-giugno a Chicago.

Basato sia dei test del DNA (solo soggetti di sesso femminile) che dei test orali (soggetti di sesso femminile e maschile) eseguiti negli Stati Uniti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) tra il 1999 e il 2012 hanno analizzato la prevalenza delle infezioni da HPV, ottenendo un campione rappresentativo della popolazione civile non istituzionalizzata degli Stati Uniti.

Hanno scoperto che l’infezione da HPV misurata dal test orale colpiva il 7,3% della popolazione statunitense e i ceppi più frequenti erano HPV 16 (n=276.335) e HPV 62 (n=221.320), mentre il meno frequente era HPV 26 (n=736.615).

Usando il test orale, gli uomini presentavano la massima prevalenza dell’infezione da HPV generico (74,4%) e HPV ad alto rischio (79,4%).

Gli studi sperimentali europei (in Italia, l’Ntcc, Nuove tecnologie per il cancro della cervice) hanno dimostrato la maggiore efficacia del test molecolare Hpv rispetto al tradizionale Pap test. L’HPV test permette un allungamento dei tempi nei programmi di screening: dagli attuali tre anni (col Pap test), ai cinque per chi si sottopone al test Hpv.

Il tutto con una maggiore protezione per le donne. Con il test Hpv, infatti, gli studi hanno evidenziato una riduzione delle lesioni invasive e pre-invasive della cervice uterina del 60-70%. I successivi progetti di fattibilità hanno poi dimostrato l’applicabilità di questo test in un ambito di normale routine.

Quindi siamo di fronte ad un passaggio epocale sul fronte della prevenzione del tumore del collo dell’utero, dal Pap test all’Hpv test. Quello che molte regioni italiane stanno affrontando in questi mesi: le linee guida e la messa a confronto delle esperienze di quattro diverse regioni, la Toscana, la Liguria, la Basilicata e il Friuli. Nel 2013 il Ministero della Salute ha dato indicazioni per l’introduzione del nuovo test all’interno del protocollo di screening e alcune regioni italiane hanno deliberato il passaggio del programma di screening dal Pap test all’ Hpv test.

Dal 2012 la Toscana ha scelto di passare dai programmi di screening effettuati con il tradizionale Pap test a quelli effettuati con il test che, attraverso l’analisi molecolare, permette di rilevare la presenza del virus e ha puntato sulla centralizzazione degli esami nei laboratori presso Ispo (Istituto per lo studio della prevenzione oncologica) obiettivo 48mila donne invitate allo screening entro il 2014.

la Liguria, invece, che non ha mai fatto screening con il Pap test: ha deciso di far partire i programmi utilizzando direttamente il test Hpv;

il Friuli ha scelto di mantenere il Pap test come test di screening;

la Basilicata, oltre ad adottare un programma regionale con l’Hpv test ha introdotto la vaccinazione contro il papilloma virus rendendola disponibile per le donne fino a 25 anni.

Quello che emerge è una buona adesione ai nuovo programmi, leggermente superiore a quella rilevata con il Pap test. La Campagna Vaccinale HPV 2013 conferma la risposta della popolazione al problema.

Altro dato che emerge è che la prevalenza dell’infezione è più alta nelle fasce giovanili – nelle donne tra i 35 e i 45 anni – e poi si abbassa con il progredire dell’età.

   In allegato la Documentazione relativa in formato PDF

 

Click per visualizzare la Documentazione
 



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Giuseppe Catanoso

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