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Chi ha paura della Telemedicina?

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Chi ha paura della Telemedicina?

ILCOVID ha fornito l’occasione a decine di esperti (o presunti tali), a livello centrale o regionale, di dare spiegazioni più per servizio politico che per obiettività. E’ derivata una grande confusione di idee, non chiarite neanche da ulteriori esperti “esteri”. La nostra si rivela una società-spettacolo, dove il problema è, anche in un periodo così drammatico, quello di apparire, apparire, apparire (virologi, infettivologi, epidemiologi, divulgatori scientifici ed altro). Nello stesso tempo, “al fronte” hanno lavorato medici di base, ospedalieri, clinici, infermieri, operatori socio-sanitari e volontari.

Sin dall’inizio della pandemia un possibile contributo era stato ed è offerto dai servizi di telemedicina e da solidi ed efficienti sistemi informativi nazionali e regionali. Ma con 21 diversi istituti regionali, volti, ieri ed oggi, a competere fra loro, il contributo diventa “problema”, dominando la concezione economicista e di business sanitario, con pazienti-clienti da attrarre e con le regioni del nord pronte a fare la parte del leone, visto il persistere di carenze organizzative nel sud.

Il dramma Covid non ha spento il bisogno di dimenticare in fretta l’emergenza, per ritornare come prima, a competere o a scontrarsi, su chi deve aprire e chi no e, soprattutto, sul relegare il popolo del nord come untore (una vendetta competitiva “al contrario”, sul turismo, da parte del sud verso il nord).  Lo scontro tra regioni e tra queste e il governo ormai è insopportabile. E’ diventato urgente mettere mano alla riforma correttiva del titolo V, mettendo in ordine i 21 centri di costo (o di “sperpero”) in sanità.

Bisogna integrare ed armonizzare i sistemi con nuovi LEA, facenti capo ad un vero apparato informativo nazionale, omogeneo e dislocato presso il Ministero della Salute. Solo con un sistema unitario nazionale, efficace e con data base aggiornati, sicuri e a prova di privacy, si può pensare di effettuare servizi come il fascicolo sanitario elettronico e attivare la stessa App “Immuni”, per tracciare i contatti e delimitare eventuali focolai epidemici.

Occorrerebbe istituire un Centro Nazionale di Telemedicina (presso l’ISS), collegato a tutte le strutture ospedaliere e sanitarie, in modo da attivare servizi di teleconsulto, telediagnosi, tele-monitoraggio, tele-riabilitazione e tele-assistenza, evitando di spostare i pazienti, trasferendo dati, segnali e immagini biomediche in rete, con risparmio su costi di trasporto e, nella nuova situazione imposta dal Covid, garantendo il distanziamento sociale.

Una telemedicina diffusa e coordinata avrebbe dovuto essere attivata subito, in emergenza. Se non lo si è fatto, vuol dire che, a livello regionale e nazionale, gli innumerevoli progetti e tavoli di lavoro hanno solo disperso tempo e risorse. Forse se fossero stati subito adottati sistemi di telemedicina e servizi di medicina comunitaria, si sarebbero potute curare a casa tante persone, evitando ricoveri pressanti, in particolare nelle terapie intensive. Negli ultimi 30 anni, con la forte aziendalizzazione, le strutture sanitarie ospedaliere di molte regioni (in primis della Lombardia), sono state privilegiate e finanziate a scapito della medicina di base (anche la Corte dei Conti constata che vi è stata una diminuzione dei medici di famiglia, a fronte di un aumento della popolazione assistita!).

Non bisogna perdere il senso della ragione o farsi trascinare da un partito preso, ma saper fare una seria riflessione scientifica per valutare bene i dati, correggere errori ed impostare al meglio vecchi e nuovi servizi sanitari, in grado di garantire continuità di cura e assistenza a tutti, con un processo integrato socio-sanitario, che oggi più di ieri (vista anche la facilità di uso saggiata durante l’isolamento), può e deve far leva sulle tecnologie digitali, sulla sanità elettronica e sulla telemedicina.

L’emergenza Covid ha condizionato fortemente le attività dei Medici di Medicina Generale. Se è vero che il flusso nelle sale di attesa degli studi, almeno in corso di lock-down, si è marcatamente ridotto, si sono determinate modalità di comunicazioni alternative, tra pazienti e medici, su tutti i canali disponibili. L’indagine condotta dal Centro Studi della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), in collaborazione con l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, conferma l’utilizzo di nuove modalità di contatto con i pazienti (e-mail, SMS, WhatsApp).

Realizzato su un campione rappresentativo di 740 Medici di famiglia, rileva la necessità di piattaforme di collaborazione come Zoom, Teams, Skype, ecc. (utilizzate prima dell’emergenza dal 4% trasformato nella disponibilità ad utilizzarle nel 38%) e di piattaforme di comunicazioni dedicate (interessato ad utilizzarle in futuro il 65% del campione). Oggi la giornata del medico è scandita da centinaia di telefonate, SMS, sollecitazioni su WhatsApp, e-mail, dove vengono raccontate storie cliniche e richieste consigli e prestazioni.

Il 97% dei medici riferisce che l’attività su cui si è verificato l’impatto maggiore è stato appunto il consulto telefonico; l’84% indica un impatto elevato nell’uso di “multicanali” per la comunicazione con i propri assistiti. Il 95% dei medici di medicina generale vede nelle risorse della telemedicina la risposta per gestire, negli scenari post-covid, la salute e le cronicità. La tele-medicina, il cui utilizzo appariva già in aumento prima del Covid, sono giudicate di grande interesse professionale: l’88% dei medici è disponibile ad utilizzare il teleconsulto con specialisti, il 60% la tele-cooperazione (MMG-Specialista-Paziente), il 74% sostiene l’utilità di risorse destinate alla tele-salute, il 72% quelle per la tele-assistenza.

Il 51% dei MMG del campione ha dichiarato di aver svolto lavoro da remoto, durante l’emergenza, con un sistema informatico di gestione dei dati clinico-assistenziali dei pazienti lontano dal proprio studio. I medici ritengono che l’esperienza sia stata molto positiva rispetto alla condivisione delle informazioni (il 63% dei medici fornisce una valutazione buona o ottima) ed alla capacità di rispondere a richieste urgenti (63%), mentre hanno riscontrato qualche criticità nella conciliazione tra vita privata e lavorativa (il 38% ha fornito una valutazione pessima o scarsa di questo aspetto).

Lo strumento digitale di cui i medici di famiglia hanno sentito particolare bisogno, durante questa fase di emergenza, è stato lo smartphone, per comunicare con i pazienti e con altri medici (il 72% dei medici ha dato una valutazione da 7 a 10), il PC portatile (61%), ma anche i servizi per accedere alle applicazioni ed ai documenti da remoto attraverso VPN (60%). È proprio questo uno degli ambiti su cui i medici vorrebbero investire (74%).

In futuro, anche a seguito delle esigenze emerse, vorrebbero anche introdurre strumenti per la condivisione e archiviazione dei documenti (78%) e strumenti per call-conference (62%).  La grande maggioranza degli stessi medici ritiene che l’esperienza di gestione delle proprie attività lavorative, durante l’emergenza, potrà risultare preziosa, una volta tornati alla normalità: il 78% attribuisce un punteggio da 7 a 10 a questo aspetto.

L’emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell’opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali, soprattutto verso quelli più innovativi, come le piattaforme di collaborazione dedicate. Per assicurarne la diffusione sarà molto importante che il medico stesso proponga questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali.

Si è verificato un repentino adeguamento della professione a modalità di comunicazione evolute con i propri assistiti: ancora una volta si sta manifestando la disponibilità ad adottare la tecnologia che permette di gestire al meglio salute e cronicità, alla luce delle nuove esigenze.

Ancora paure o dubbi sulla Telemedicina?

BIBLIOWEB:

Gruppo di Studio Nazionale sulla Cybersecurity – BUONE PRATICHE PER LA SICUREZZA INFORMATICA NEI SERVIZI SANITARI – Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali, ISS / Centro Nazionale di Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica, ISS (in PDF allegato)
Rapporto ISS COVID-19 n.12/2020 – Indicazioni ad interim per servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria COVID-19 – 13 aprile 2020 (in PDF-FlipBook allegato)
Rapporto ISS COVID-19 n.42/2020 – Protezione dei dati personali nell’emergenza COVID-19 – Gruppo di lavoro Bioetica COVID-19 (in PDF allegato)
FIMMG http://www.fimmg.org/index.php?action=pages&m=view&p=43&art=4024
App di Qualità http://newmicro.altervista.org/?p=7417
Informatica Medica e Telemedicina: 50 anni di Sviluppo http://newmicro.altervista.org/?p=7470
COVID, App e Privacy http://newmicro.altervista.org/?p=7264
SMHe ’20 http://newmicro.altervista.org/?p=6932
Cybersecurity made in Italy http://newmicro.altervista.org/?p=6833
Tele Cardio http://newmicro.altervista.org/?p=6774
Digital Health http://newmicro.altervista.org/?p=6610
Dall’Analogico al Digitale in Medicina http://newmicro.altervista.org/?p=6566
Health Literacy http://newmicro.altervista.org/?p=5677
Cibersecurity & Blockchain in Sanità http://newmicro.altervista.org/?p=4646
L’e-Health è la nuova frontiera della sanità http://newmicro.altervista.org/?p=4372
New Health technologies http://newmicro.altervista.org/?p=2427

 Rapporto ISS COVID-19 n.12/2020 – Indicazioni ad interim per servizi assistenziali di telemedicina durante l’emergenza sanitaria COVID-19 – 13 aprile 2020 (Pdf-FlipBook)  

 Un Click per Leggere

 BUONE PRATICHE PER LA SICUREZZA INFORMATICA NEI SERVIZI SANITARI – Centro Nazionale per la Telemedicina e le Nuove Tecnologie Assistenziali, ISS / Centro Nazionale di Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica, ISS 2020 (Pdf)  

 Un Click per Leggere

 Rapporto ISS COVID-19 n.42/2020 – Protezione dei dati personali nell’emergenza COVID-19 – Gruppo di lavoro Bioetica, 2020 (Pdf)

Un Click per Leggere

 


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Francesco Sicurello

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