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Ancora su WhatsApp

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Ancora su WhatsApp

Le ricette elettroniche e gli aspetti legali

WhatsApp, familiarmente WA, ha cambiato il modo di comunicare di moltissimi di noi e come spesso succede con le novità, “non abbiamo letto le Istruzioni” e poco sappiamo dell’argomento. Cerchiamo di inquadrare il sistema con alcune informazioni essenziali. In generale, il servizio di WhatsApp è offerto e controllato dagli Stati Uniti d’America. Ma, fatte salve le limitazioni di responsabilità, la legge applicabile per eventuali illeciti commessi per il suo tramite, è quella del paese ospitante.

In pratica in Italia singoli comportamenti vietati, commessi per il tramite di WhatsApp, saranno comunque sanzionati, anche se non lo sono negli USA. E’ bene ricordare che WA è ad uso personale (non da parte di Aziende), come sottolineato nel contratto di utilizzo. I contenuti relativi a qualsiasi tipo di scambio, avvenuto su WA, devono restare visibili solo al loro mittente ed al loro destinatario. Ne restano esclusi i Governi, gli hacker, le forze dell’ordine e WA stesso.

In Italia i messaggi WA sono acquisibili dalle forze di polizia, anche senza un mandato. La giurisprudenza dominante annovera, fra le prove documentali, i messaggi conservati nella memoria del telefono, la relativa attività acquisitiva non richiede l’osservanza di garanzie difensive. La casistica indica che il ricorso, da parte della polizia giudiziaria, a operazioni di recupero (estrapolative) di dati informatici conservati nella memoria del telefono (segnatamente sms e messaggi WA), costituisce ormai una pratica consolidata.

Sempre più frequentemente la polizia giudiziaria, soprattutto in occasione di un arresto o di una perquisizione, nell’intento di acquisire quanti più elementi di prova a carico dell’indagato, sottopone ad esame il telefono cellulare in uso a quest’ultimo e, specificatamente, la messaggistica scambiata tramite l’applicazione WA. Tale attività investigativa può estrinsecarsi in diversi modi:

- attraverso sequestro probatorio dello smartphone, con successiva copiatura dei dati informatici ivi memorizzati;
– attraverso la trascrizione del contenuto dei messaggi in una annotazione di polizia giudiziaria;
– attraverso la riproduzione fotografica della schermata del telefono dell’indagato, nella quale compare il testo del messaggio che si intende acquisire.

Quest’ultima modalità, attesa la praticità che la connota (solitamente la fotografia viene scattata da un altro smartphone, in uso agli operanti) costituisce quella più utilizzata.

La Corte di Cassazione, in diversi arresti, ha affermato che “…alcun preventivo decreto è necessario ai fini della loro acquisizione” e, in particolare, che “i testi dei messaggi WhatsApp non rientrano nel concetto di ‘corrispondenza’, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente, mediante consegna a terzi per il recapito” (Cass., Sez V, n. 1822/18).

Quindi la messaggistica WA non rientra nell’ambito delle cosiddette intercettazioni telefoniche (le conversazioni o comunicazioni a carattere riservato, che richiedono i presupposti di legittimità dettati dall’art. 268 c.p.p.), ma in quello dell’esame dei dati già accumulati nell’hardware del dispositivo, la cui estrazione costituisce quindi il risultato di un’acquisizione probatoria di tipo inusuale, ma pienamente legittima, in relazione ai parametri dettati dall’art. 189 c.p.p. (Corte di Appello di Roma, sent. n. 4052 del 13/04/2018).

In campo sanitario la maggiore novità è legata alle ricette mediche dematerializzate, inviate anche via e-mail o appunto con WhatsApp.

Ricette mediche. La pandemia è entrata prepotentemente nel rapporto medico/paziente, anche in uno dei simboli di tale rapporto: la ricetta. La dematerializzazione, voluta da un’ordinanza della Protezione civile, ha come ratio del provvedimento l’evitare inutili e pericolose code negli ambulatori dei medici, luoghi tra i più pericolosi per rischio di contagio. La dematerializzazione delle ricette e la loro domiciliazione presso le farmacie, evita tutta la procedura di richiesta e ritiro delle stesse. Il beneficio evidente, per i cittadini, è che non devono più andare da un medico di base, ma hanno un codice in farmacia per ritirare i farmaci.

Può essere emessa dal medico del sistema sanitario nazionale o convenzionato, dal medico di famiglia, dal pediatra, dall’ospedale ma anche da medici privati convenzionati, medici specialistici ambulatoriali e dalla guardia medica. L’evoluzione prevede che la prescrizione di farmaci ed esami diventi elettronica, con un documento scritto in modalità informatica, da un medico prescrittore, secondo regole nazionali e regionali.

L’ordinanza della protezione civile chiarisce in che modo si può procedere alla ricetta virtuale. Al momento della generazione della ricetta elettronica, da parte del medico che fa la prescrizione, l’assistito può chiedere il rilascio del promemoria dematerializzato, ovvero l’acquisizione del Numero di ricetta Elettronica, tramite:

- trasmissione del promemoria come allegato al messaggio di posta elettronica, ove l’assistito indichi al medico prescrittore, la casella di posta elettronica certificata (PEC) o quella di posta elettronica ordinaria (PEO);
– comunicazione del Numero di ricetta elettronica con SMS o con applicazione per telefonia mobile che consente lo scambio di messaggi e immagini, nel caso in cui l’assistito indichi al medico prescrittore il numero di telefono mobile;
- comunicazione telefonica, da parte del medico prescrittore, del Numero di ricetta Elettronica laddove l’assistito indichi al medico il numero telefonico.

Sono tutte novità che rientrano sicuramente nel tema “semplificazione”, tanto spesso invocato. Sono novità delle quali bisogna tener conto nella pratica professionale, considerando anche che sarà difficile non utilizzarle anche dopo la pandemia, visti gli indubbi vantaggi.

BIBLIOWEB:

Corte di Cassazione Penale, Sezione V, sentenza n. 1822/18 (in PDF allegato)
Ordinanza della Protezione civile http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/ocdpc-n-651-del-19-marzo-2020-ulteriori-interventi-urgenti-di-protezione-civile-in-relazione-all-emergenza-relativa-al-rischio-sanitario-connesso-all-
WhatsApp e dintorni https://newmicro.altervista.org/?p=7971
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 Corte di Cassazione Penale – Sezione V – Sentenza n. 1822/18 (Pdf)

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Assunta Sartor

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