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Vestizione e lavoro

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Vestizione e lavoro

Altre due sentenze di Cassazione confermano il diritto dei minuti aggiuntivi

La“vision” aziendale (l’interesse dell’Azienda) deve fermarsi quando entrano in campo i diritti dei lavoratori, anche in sanità. Ciò è tanto più vero se pensiamo ad un vissuto che ci ha trasformati in “santi” nel sentimento della popolazione, ma “martiri” per la mancanza dei dispositivi di protezione individuale (DPI). Le Aziende sanitarie sembrano avere ancora difficoltà a capire tale impostazione legislativa.

Forse anche per questo la Cassazione, sezione Lavoro, ha riconfermato l’orientamento già definito da precedenti pronunciamenti (il primo del 22/11/2017, n. 27799 e successivi) sui tempi di vestizione e per il passaggio delle consegne. Sono attività che fanno parte del lavoro e per questo vanno riconosciuti e retribuiti. La Corte di Cassazione lo ha ribadito con due nuove sentenze, del 7 maggio 2020 (la n° 8622 e la n° 8627).

Per anni molti infermieri si sono dovuti cambiare prima e dopo l’effettivo orario di lavoro, in molte strutture sanitarie. Il diritto è stato recepito ed inserito nel CCNL, comparto sanità, del 21 maggio 2018, più precisamente nei comma 11 e 12 dell’Art. 27, “ma non come è stato sentenziato dai Giudici della Corte di Cassazione, in quanto hanno ridotto il minutaggio e modificato le modalità”.

La Cassazione lo aveva ulteriormente ribadito con l’ordinanza 3901 – 2019, annullando le sentenze di segno opposto del Tribunale e della Corte d’Appello e ricordando che sul tema si era già espressa nel 2017. I giudici (pronuncia della Cassazione 7738/2018), avevano già confermato come l’infermiere sia obbligato a indossare la divisa e come questo, per ragioni di sicurezza, debba necessariamente avvenire nei locali aziendali. Tale particolarità fa rientrare il lavoro degli infermieri e dei sanitari, tra quelli in cui i tempi di vestizione devono essere retribuiti.

Le cause patrocinate da un Sindacato Infermieristico riguardano il diritto a vedersi riconosciuti dieci minuti prima e dopo il turno di lavoro (20 minuti complessivi), per compiere la vestizione/svestizione ed il “passaggio delle consegne”.

Quest’ultimo punto è un elemento di novità e specifico della categoria. Infatti la Cassazione ritiene “per le funzioni che è chiamata ad assolvere, lo scambio di consegne va considerato, di per sé stesso, meritevole di ricompensa economica, sottolineando che in questo modo si è inteso imprimere a tale attività una nuova rilevanza, accrescendo la dignità giuridica della regola deontologica della continuità assistenziale”.

La cassazione si è espressa più volte sul tema, in modo positivo e definitivo, nei confronti degli infermieri, che si sono fatti carico del problema, ma anche per tutti i sanitari, concludendo l’iter giudiziario, vinto nei tre gradi di giudizio, speriamo in modo definitivo.

Nella Patria del Diritto, due frasi sono entrate nel linguaggio comune come aforismi, cercando di attenuare una colpa, un errore, purché sporadico: le ‘ripetizioni giovano’ (“Repetita juvant”) e ‘commettere errori è umano, ma perseverare è diabolico’ (“errare humanum est, perseverare autem diabolicum”).

Rinnoviamo la speranza che gli uffici personale delle strutture sanitarie si siano chiarite “definitivamente” il problema: il tempo di vestizione/svestizione e passaggio di consegna va considerato lavoro e quindi retribuito!

BIBLIOWEB:

Corte di Cassazione Civile, sezione Lavoro, sentenza n. 8622 del 7 maggio 2020 (in PDF allegato)
Corte di Cassazione Civile, sezione Lavoro, sentenza n. 8627 del 7 maggio 2020 (in PDF allegato)
Vestirsi è un po’ curare http://newmicro.altervista.org/?p=5638
Divisa di Lavoro http://newmicro.altervista.org/?p=3578

 Corte di Cassazione Civile – Sezione Lavoro – Sentenze n. 8622 e n. 8627 del 7 maggio 2020 (PDF)

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Francesco Bondanini

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