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Tumori dell’urotelio

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Tumori dell’urotelio

La pubblicazione AIOM e l’esposizione a contaminanti

Chiare, fresche dolci acque… forse oramai non è più così, almeno se paliamo di inquinamento da contaminanti dell’acqua, che sono parte in causa ad esempio nei tumori della vescica.

Diversi fattori di rischio sono chiamati in causa nell’eziologia del tumore della vescica: tra questi i più  importanti sono il fumo di sigaretta e l’esposizione ad amine aromatiche. Al fumo di tabacco sono attribuiti i 2/3 del rischio complessivo nei maschi e 1/3 nelle donne, il rischio dei fumatori di contrarre questo tumore è da 4 a 5 volte superiore rispetto a quello dei non fumatori ed aumenta, sia con la durata sia con il numero di sigarette fumate, in entrambi i sessi. Il rischio si riduce con la cessazione del fumo, tornando, dopo circa 15 anni, a quello dei non fumatori.

Le esposizioni occupazionali costituiscono un altro significativo gruppo di fattori di rischio. Già dal secolo scorso era nota l’aumentata incidenza di neoplasie vescicali, fra i lavoratori delle industrie dei coloranti derivati dalla anilina. Conosciuto nella cancerogenesi anche il ruolo delle amine aromatiche (benzidina, 2-naftilamina). Globalmente, circa il 25% di questi tumori è attribuibile ad esposizioni lavorative. Era noto anche il rischio derivante dall’uso di fenacitina, analgesico derivato dall’anilina (oggi sostituito dal paracetamolo).

Oggi il punto della situazione è fissato dal “AIOM”, con le Linee Guida sui Tumori dell’Urotelio aggiornate in ottobre scorso. In Italia nel 2018 sono state stimate oltre 269.000 persone con una definita diagnosi di tumore della vescica (212.000 uomini e 57.000 donne).

I tassi di prevalenza, per 100 mila abitanti, sono mediamente più elevati al nord rispetto al sud, sia negli uomini che nelle donne, anche se nel sesso maschile sono le regioni del centro che presentano i valori più bassi (587 casi per 100.000). Oltre il 60% dei casi prevalenti ha affrontato la diagnosi da oltre 5 anni. La proporzione maggiore di casi, si osserva nella fascia di età oltre i 75 anni (1984 casi per 100.000 abitanti).

Recente è l’allarme evocato da una “nuova” classe di sostanze, i trialometani (THM). All’esposizione a tali composti possono essere attribuiti il 5% di casi di tumore alla vescica, diagnosticati ogni anno, in Europa. È il risultato di un’analisi condotta  dall’Istituto per la salute globale (ISGlobal) pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives (EHP).

I THM sono dei composti generati in seguito a disinfezione con cloro, una delle molecole più usate al mondo. I ricercatori dell’ISGlobal hanno valutato, per la prima volta, l’associazione tra i livelli di trialometani contenuti nelle acque dei Paesi dell’Unione Europea ed i casi di cancro alla vescica. Per far questo hanno inviato, tra il 2016 ed il 2019, un questionario alle organizzazioni nazionali che raccolgono dati sulla qualità dell’acqua, chiedendo dati sui livelli di THM. Quando necessario, hanno utilizzato informazioni complementari, tratte da siti internet di comuni e servizi idrici.

I livelli di THM (pur in assenza di informazioni da Romania e Bulgaria) presentano una copertura media, della popolazione europea, del 75%. Purtroppo il paese con minor numero di rilevazioni è proprio il nostro, con il 22%. In Italia i dati sono raccolti in modo decentralizzato, con informazioni sui siti web riferibili al 54% della popolazione e, per di più, solo il 34% di questi contengono valori dei livelli di THM.

Il numero di casi di cancro alla vescica, attribuibili ai Trialometani, è stato stimato attraverso una analisi statistica comparativa dei livelli medi di concentrazione, con i dati disponibili sui tassi di incidenza del cancro alla vescica, per ciascun Paese. In totale, i ricercatori individuano in 6.561, i casi di cancro alla vescica, attribuibili all’esposizione ai THM ogni anno in Europa.  Spagna e Regno Unito sono i paesi con i numeri più alti, rispettivamente 1.482 e 1.356. In Italia, ogni anno, vengono diagnosticati quasi 27.297 casi, di cui solo 366, secondo lo studio, sono attribuibili ai THM.

Nell’ultimo ventennio sono stati fatti grandi sforzi per ridurre le concentrazioni, in diversi paesi dell’Unione europea. Tuttavia, i livelli attuali possono ancora comportare un notevole onere per il cancro alla vescica.

Sicuramente auspicabile, quindi, migliorare la disinfezione e le pratiche di distribuzione delle acque.

BIBLIOWEB:

Linee Guida sui Tumori dell’Urotelio – Aggiornate all’ottobre 2019 – AIOM Associazione Italiana di Oncologia Medica (in PDF allegato) https://www.aiom.it/linee-guida-aiom-tumori-dellurotelio-2019/
Sito AIOM  https://www.aiom.it/
I. Evlampidou, L. Font-Ribera, D. Rojas-Rueda, et al. Trihalomethanes in Drinking Water and Bladder Cancer Burden in the European Union. EHP, Vol. 128, No. 1  https://ehp.niehs.nih.gov/doi/10.1289/EHP4495
Z. Rivera-Núñez, J. Michael Wright, B. C. Blount, et al. Comparison of Trihalomethanes in Tap Water and Blood: A Case Study in the United States. EHP, Vol. 120, No. 5 https://ehp.niehs.nih.gov/doi/full/10.1289/ehp.1104347
Tumori Vescicali http://newmicro.altervista.org/?p=5171
Rete Nazionale Registro Tumori http://newmicro.altervista.org/?p=5888

 Linee Guida sui Tumori dell’Urotelio - AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), ottobre 2019 (Pdf-FlipBook)

Un Click per Leggere 



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Sandro Pierdomenico

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