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Per BMJ pubblico è meglio

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Per BMJ pubblico è meglio

Studio su BMJ : evidenzia migliori performance della sanità pubblica rispetto a quella privata

Imparare dagli errori. Concetto consolidato in EBM (evidence based medicine), ma evidentemente ancora distante dal “comune sentire”. Continuiamo a dividerci “ideologicamente” su se sia meglio il pubblico od il privato, nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, ma in realtà “non entriamo nel merito”. Continuiamo a rispondere “d’istinto”, a situazioni che richiederebbero obiettività e prove.

Su questi temi si è più volte espresso anche il Presidente italiano di Slow Medicine, Antonio Bonaldi, proponendo come molte altre voci autorevoli la riflessione che, per assicurare a tutti cure adeguate, occorre affrontare la realtà, ponendo il paziente al centro, come viene proposto anche negli USA (Evidence-Based Patient Care). Il rapporto OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che accoglie 35 Paesi, tra cui l’Italia) rivela che almeno un quinto della spesa sanitaria rappresenta un deprecabile spreco.

Un grande paradosso per la medicina odierna, costretta a convivere con un sistema economico che, da un lato, impedisce a molte persone di usufruire di cure essenziali (salva-vita) e, dall’altro, produce lo “sperpero” di ingenti quantità di risorse, per eseguire prestazioni sanitarie inutili o addirittura dannose. Certamente il fenomeno impegna decisioni che competono ai politici, agli amministratori ed ai manager, ma non solo a loro.

Vi sono iniziative che fanno leva soprattutto sul senso di responsabilità dei professionisti sanitari, sulla loro competenza scientifica e tecnica, sulle loro abilità comunicative e sulla possibilità di un diretto coinvolgimento dei cittadini. In questo senso il documento del “OCSE” ci suggerisce di indirizzare l’attenzione su tre fronti:

- eliminare le prestazioni sanitarie inappropriate, quelle cioè che sono più dannose che utili;
- scegliere, tra le diverse alternative disponibili, quelle meno costose;
- agire sulle inefficienze, le ridondanze amministrative, le frodi, i conflitti d’interesse e la corruzione presenti nel sistema sanitario.

Sulla relazione pubblico-privato sarebbe auspicabile che, anche in Italia, si producessero studi empirici supportati da evidenze, ancor meglio se multidisciplinari, per fornire all’opinione pubblica l’opportunità di capire e difendersi da soloni neoliberisti o agguerriti suggeritori dei rimedi “privatistici” alle carenze del SSN.

Con un articolo pubblicato sul BMJ, dal titolo “Health systems should be publicly funded and publicly provided” (corredato di ben 46 citazioni bibliografiche), N. Modi, J. Clarke e M. McKee propongono, non solo per il Regno Unito, provate evidenze attestanti la maggiore convenienza per pazienti, professionisti e per l’economia in generale, dell’erogazione pubblica, rispetto a quella privata, dei sistemi sanitari nazionali a finanziamento collettivo.

In primo luogo gli autori sottolineano che l’apertura del NHS Britannico ai fornitori privati (operata dal Health and Social Care Act, del 2012) ha originato conseguenze (negative!) efficacemente riassunte nelle seguenti conclusioni:

- un mercato nell’assistenza sanitaria aumenta la probabilità di iniquità e sfruttamento, con assistenza subottimale sia per i ricchi che per i poveri;
- la creazione di networks complessi e frammentati di fornitori, ostacola i tentativi di monitorare qualità, esiti per i pazienti e altre misure di efficacia;
- il settore pubblico è progressivamente destabilizzato, dato che i fornitori privati offrono paghe più alte e selezionano i casi più semplici, ma contribuiscono poco alla formazione;
- l’efficienza, sotto il profilo dei costi, è compromessa dall’aumento delle spese di transazione, con denaro che da un lato viene dirottato verso il profitto e, dall’altro, col settore pubblico che deve provvedere al salvataggio, quando le cose vanno male.

L’esposizione delle evidenze inizia proprio dai fallimenti del mercato, nel quale l’assistenza sanitaria è merce passibile di compravendita, ai fini del profitto di singoli. In un sistema di mercato “i pazienti ed il pubblico sono esposti, senza difese, alle offerte di redditizi servizi sanitari diretti al consumatore, che possono in verità essere non necessari, inutili o persino dannosi, causando ansie che provocano più accertamenti e una maggior spesa.”

Come conseguenze inevitabili “…sia i ricchi che i poveri sono resi più vulnerabili; i primi per le indagini in eccesso, gli interventi non necessari, i costi più alti ed i trattamenti dubbi, i secondi per la mancanza dell’assistenza necessaria”.

E da noi ?

BIBLIOWEB:

N.Modi, J. Clarke, M. McKee – Health systems should be publicly funded and publicly provided – BMJ  2018;362:k3580 doi: 10.1136/bmj.k3580 https://www.bmj.com/content/bmj/362/bmj.k3580.full.pdf
K. Appold – American Board of Internal Medicine Foundation’s Choosing Wisely Campaign Promotes Evidence-Based Patient Care- The Hospitalist
https://www.the-hospitalist.org/hospitalist/article/126184/american-board-internal-medicine-foundations-choosing-wisely-campaign
Evidence Based Politics VS Evidence Based Vaccines http://newmicro.altervista.org/?p=3792
Ars Medica Equità della Salute http://newmicro.altervista.org/?p=3723
Sanità Sostenibile  http://newmicro.altervista.org/?p=3499
Non è vero che la sanità pubblica è insostenibile http://newmicro.altervista.org/?p=2408
Slow Lab http://newmicro.altervista.org/?p=1207
Universalismo Disuguale http://newmicro.altervista.org/?p=919



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Sandro Pierdomenico

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