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Epatite E, come Europa

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Epatite E, come Europa

IL28 luglio è il “World Hepatitis Day”, promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). Ovviamente e giustamente epatite C e B (HCV e HBV) sono al centro dell’attenzione mondiale, sia per le problematiche legate ai farmaci per l’epatite C, sia per la copertura vaccinale dell’epatite B. Le stime WHO parlano di 400 milioni di persone con epatite e di 6-10 milioni di nuove infezioni, ogni anno. I numeri parlano da soli. Le morti per epatiti sono state 1,34 milioni nel 2015, comparabili solo con i casi di TB, superando quelle per HIV. E mentre i decessi per TB e HIV diminuiscono, quelle per epatiti sono in crescita.

Più semplicemente abbiamo deciso di parlare di un’epatite minore, la E. Fin dalla sua scoperta, in India nel 1980, l’infezione da Epatite E è stata considerata in Occidente come una malattia associata ai viaggi. E’ infatti frequente in Medio Oriente, Messico e India, con un’incidenza maggiore nei soggetti con età compresa tra 15 e 34 anni.  L’aumento dei casi a livello europeo e globale, suggerisce però che è diventato un problema emergente, alle nostre latitudini.

L’epatite E ha un periodo di incubazione che va da 2 a 9 settimane e dura in media 40-50 giorni. I sintomi con cui si presenta sono molto simili a quelli dell’epatite A: malessere generale, anoressia, dolori addominali, dolori articolari, febbre anche molto alta, talvolta ittero. I sintomi si fanno più gravi se l’epatite E colpisce le donne incinte e, rispetto al HAV, presenta una mortalità maggiore.

Cosa succede in Africa? In questi mesi è in atto un’epidemia nel Niger sud-orientale. Colpisce in particolare le donne incinte (186 le ricoverate nel principale centro di salute materno-infantile della città di Diffa; 34 finora le donne  morte per gravi complicazioni).   Fra i casi di epatite E registrati, la maggior parte è rappresentata da rifugiati e profughi. Secondo le autorità, il loro numero ammonta a 247.900. Dal momento che la malattia si diffonde principalmente attraverso l’acqua contaminata, l’attuale epidemia è prova delle pessime condizioni igieniche, della difficoltà di accesso all’acqua e della mancanza di adeguati supporti igienico-sanitari, in una regione già segnata dalle violenze incessanti fra Boko Haram e gli eserciti locali. La solita malattia da povertà?

Allora in Europa dovremmo essere “a posto”! Invece NO. Sull’epatite E si è concentrato anche un recente rapporto del ECDC che evidenzia come l’incidenza nell’area europea sia in costante aumento, con 21.081 casi riportati negli ultimi dieci anni (dal 2005 al 2015); nello stesso periodo sono stati documentati 28 morti, associati al virus E, in cinque paesi. Nella maggior parte dei soggetti l’epatite E è asintomatica o presenta sintomi lievi. In alcuni però, soprattutto in coloro che presentano già danno epatico o nei pazienti immuno-depressi, può portare a insufficienza epatica e risultare fatale.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) segnala che la prima causa d’infezione, da epatite E, nell’Unione europea, è il cibo, in particolare la carne di maiale ed il fegato animale, crudi o poco cotti. In passato si riteneva che la principale fonte di infezione fosse l’acqua contaminata, bevuta durante viaggi fuori dal UE. Ora invece sappiamo che la principale fonte di trasmissione della malattia, in Europa, è il cibo ed i principali portatori i maiali domestici. Anche i cinghiali possono rappresentare un rischio, ma il consumo della loro carne è molto meno diffuso.

Non a caso “EFSA” raccomanda di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi per la salute pubblica, associati al consumo di carne di maiale cruda o poco cotta e consigliano di cuocere a fondo queste carni. Raccomandano inoltre di sviluppare metodi appropriati, per rilevare il virus dell’epatite E negli alimenti.

Per l’uomo? Direi che si impone, quasi nella “pratica quotidiana”, la diagnosi differenziale con l’epatite A.

BIBLIOWEB:

Epatite E – Report di sorveglianza 2005/2015  (eCDC) (in formato PDF-FlipBook)

Un Click per Visualizzare
EFSA  (European Food Safety Authority) Epatite E e sicurezza alimentare  (in formato PDF)

Un Click per Leggere



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Lucia Collini

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