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Fantascienza “Sanitaria”

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Fantascienza “Sanitaria”

Robot, etica e chirurgia: l’Ue chiede una legge

La Robotica è una delle speranze/incubi della vita di molti di noi, anche perché c’è l’identificazione di qualcosa che umano non è, i film di fantascienza spesso sondano situazioni in cui gli uomini diventano le vittime di questi scenari. Ma l’utilizzo dei Robot è sempre più diffuso, anche in ambito medico, sembra/è ineluttabile.

Proprio “tra noi” viene spesso visto come un mettersi a passo con i tempi, acquisendo uno strumento chirurgico (ad es. una piattaforma per chirurgia mininvasiva) che consente grandi vantaggi, particolarmente duttile in numerose branche mediche, dalla ginecologia alla chirurgia toracica, dall’otorinolaringoiatria, all’urologia ed alla chirurgia pediatrica, solo per citare alcune specialità in cui i robot hanno “preso servizio”. Si tratta della chirurgia robotica o telemanipolazione computer-assistita: il chirurgo comanda una manovra e il robot la esegue.

Ma mentre la tecnologia propone soluzioni sempre più innovative, i legislatori non riescono a stare al passo con i tempi. Se un braccio robotico va in tilt in sala operatoria, durante un intervento chirurgico, se il paziente subisce un danno per un malfunzionamento della macchina? Chi paga i danni? Chi è il responsabile? Quali sono le responsabilità del capo equipe? E della ditta produttrice? Oggi non esistono risposte precise a queste domande.

Siamo di fronte ad una questione legale di non poco conto perché sottende un problema così importante da aver spinto l’Unione Europea ad agire. Una Commissione istituita ad hoc ha presentato al Parlamento un documento che propone alcune soluzioni per riempire le lacune legislative della materia. Lo scopo del documento è soprattutto quello di creare una regolamentazione europea che permetta di sfruttare pienamente il potenziale economico della robotica e dell’intelligenza artificiale, garantendo un livello standard di sicurezza e protezione, prima che i singoli Stati prendano delle decisioni autonome.

Due le opzioni. Secondo il principio della responsabilità oggettiva, a rispondere dovrebbe essere il produttore perché è nella posizione migliore per limitare i danni. Poi starà al produttore rivalersi contro i suoi fornitori. L’altra opzione è fare dei test di valutazione del rischio prima della messa in funzione di un robot e le eventuali responsabilità per condotte sbagliate sarebbero in questo caso condivise da tutti i soggetti interessati. Fa capolino l’assicurazione obbligatoria, almeno per i grandi robot.

Il rapporto tra la robotica e il mondo della salute ha anche altri temi: un paziente può rifiutare di farsi curare da un robot? Anche qui le risposte sono ambigue. Non c’è nessuna regola specifica che permetta l’utilizzo di una macchina, ad esempio in sala operatoria, solo dopo che la persona abbia accettato di essere operato da un braccio robotico, piuttosto che da una mano umana.

Nel lungo termine, anche un’altra questione va affrontata (sollevata nella stessa relazione) dai legislatori: valutare la possibilità di creare uno status giuridico specifico anche per i robot.

I problemi sociali sono affrontati in un intero paragrafo: focus  sulla difficoltà di assicurare un’equità nel trattamento sanitario. La commissione sottolinea la necessità di istituire dei finanziamenti per l’acquisto di robot chirurgici per poter garantire un utilizzo paritario in tutti gli ospedali dell’Unione Europea. Senza questi fondi specifici (o agevolazioni fiscali), si finirebbe per creare delle diseguaglianze così marcate da dividere le persone in pazienti di serie B e in pazienti di serie A. E poi come si farà fronte alla disoccupazione di tutti quei lavoratori la cui attività verrà sostituita dai robot? In ambito sanitario si pensa a quei robot che effettuano diagnosi o che più banalmente sono in grado di sostituire un farmacista o un magazziniere addetto all’approvvigionamento di medicine.

Le risposte sono il lavoro dei legislatori europei chiamati ad agire anche in questo campo.

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Francesco Bondanini

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