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End of Life in USA

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End of Life in USA

MORIRE IN AMERICA, OGGI.

Un rapporto dell’Institute of Medicine fa il punto su come di muore oggi negli USA, e come invece sarebbe meglio.

Il sistema sanitario Americano deve riformarsi profondamente se vuole garantire un’assistenza affidabile, sostenibile e di buona qualità ai pazienti in fin di vita. E quanto emerge da un rapporto uscito lo scorso 17 settembre, a cura dell’Institute of Medicine (IOM) con il finanziamento di un donatore anonimo. Si tratta di un documento di oltre 500 pagine che contiene raccomandazioni elaborate nel corso di due anni da un apposito comitato nazionale composto da 21 membri. Del gruppo facevano parte rappresentanti dei vari portatori di interesse, tra cui medici, infermieri, leader religiosi, specialisti geriatri, assicuratori, legali.

“E’ uno dei più completi e aggiornati studi mai eseguiti sul tema di fine vita per persone di tutte le età che si stiano avvicinando alla morte,” dice Victor Dzau, presidente dell’ Institute of Medicine. “Il paese ha bisogno di dotarsi di un sistema moderno per l’assistenza in fin di vita quello immaginato in questo rapporto.”

Dzau aggiunge che le cose sono cambiate significativamente dall’ultimo rapporto dello IOM, che risale al 1997, dato che oggi le cure palliative sono stabilmente presenti nei protocolli operative di medici, infermieri e operatori sociali. Ma c’è ancora ampio margine di miglioramento.

I cittadini americani hanno idée precise sulle cure che vorrebbero ricevere verso la fine della propria vita. Di solito preferiscono morire a casa, e con la possibilità di esercitare un controllo sulle decisioni sanitarie che li riguardano. Ma non si preoccupano di programmare nulla al riguardo. Oltre un quarto degli intervistati, anche tra coloro che hanno superato i 75 anni, dicono di non pensarci, e ancora meno di questi hanno messo per iscritto la loro volontà o ne hanno parlato con parenti e assistenti.

Gli ostacoli principali alla messa a punto di un sistema assistenziale per il fine vita di buona qualità sono rappresentati dalla crescente massa di anziani, le barriere agli accessi alle cure per fasce di popolazione disagiate, discrepanze tra numero e tipologia di servizi di cui avrebbero bisogno e quelli che in realtà sono in grado di ottenere, la crescente diversità culturale che si osserva oggi negli Stati Uniti, lo squilibrio crescente tra domanda e offerta per le cure palliative e, infine, un sistema sanitario dispersivo ed estremamente costoso caratterizzato da mancanza di tempo da dedicare alla comunicazione e al coordinamento delle cure.

Il rapporto formula raccomandazioni in cinque aree definite dell’assistenza in fin di vita.

Tra I molti punti sollevati, interessante notare l’opinione di quanti ritengono la “qualità” della vita più importante della “durata”. Per tale motivo, i piani di cura avanzati potrebbero ridurre i costi sanitari evitando il ricorso a interventi non necessari e non desiderati. Molti intervistati non esprimono invece alcun parere in proposito. Società professionali e altre organizzazioni che fissano gli standard qualitativi dovrebbero definirne di specifici per la progettazione e comunicazione di piani di cura misurabili, praticabili, e basati sull’evidenza.

Questi standard dovrebbero essere flessibili, per venire incontro a esigenze che per definizione mutano nel tempo e riflettono I progressi della tecnologia e della ricerca. E di questo andrebbe preso atto da parte di amministratori e agenzie di assicurazione.

BIBLIO:

Institute of Medicine. Dying in America: Improving Quality and Honoring Individual Preferences Near the End of Life. Washington, DC: The National Academies Press, 2014.



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Marco Caputo

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