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Istat fotografa il Diabete (di genere)

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Istat fotografa il Diabete (di genere)

ILdiabete è in aumento in tutto il mondo e rappresenta  un rilevante problema di salute pubblica, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). E’ divenuto prioritario nell’agenda dei “decisori mondiali”, appartenendo a quel ristretto numero di patologie croniche influenzanti lo stato di salute di sottoinsiemi importanti della popolazione. Il  tipo 2 di diabete mellito rappresenta il 90% dei casi, insorge quasi esclusivamente in età adulta ed è quindi destinato ad aumentare anche per il solo effetto dell’incremento della vita media.

Il “International Diabetes Federation” (IDF) interviene da tempo, con raccomandazioni di pratica clinica, sulla gestione del Diabete, in particolare sulle problematiche del Piede diabetico e della Neuropatia periferica, con documentazione dedicata scaricabile dal proprio sito (vedi Link) come il “Diabetes Foot Screening Pocket Chart” ed il “IDF Clinical Practice Recommendations on the Diabetic Foot”. Il perché è presto detto: sono 5 milioni i pazienti diabetici nel mondo, con presenza di ulcera nel 1%  dei pazienti in Europa (piede diabetico) e nel 11% in Africa.

L’Istat si è adeguata allo “stato dell’arte” o “aspettative internazionali”, dedicando un report sul Diabete che contestualizza la patologia da noi. ISTAT ci informa che nel 2016, sono state oltre 3 milioni 200 mila in Italia le persone che hanno dichiarato di essere affette da diabete, il 5,3% dell’intera popolazione (ed il 16,5% fra le persone di 65 anni e oltre). La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni (coinvolgeva il 2,9% della popolazione nel 1980). Anche rispetto al 2000 i diabetici sono 1 milione in più e ciò è dovuto sia all’invecchiamento della popolazione sia ad altri fattori, tra cui l’efficacia e la precocità della prima diagnosi (che porta in evidenza casi prima negletti) e la prolungata sopravvivenza dei malati.

Nell’ultimo decennio la mortalità per diabete si è ridotta di oltre il 20%, in tutte le classi di età. Confrontando le generazioni (secondo le coorti di nascita) nelle più giovani la quota di diabetici aumenta più precocemente che nelle generazioni precedenti, confermando anche una progressiva riduzione dell’età in cui si rileva la malattia. La patologia è più diffusa nelle regioni del Mezzogiorno, dove il tasso di prevalenza standardizzato per età è pari al 5,8% contro il 4,0% del Nord. Anche per mortalità il Mezzogiorno presenta livelli più elevati, per entrambi i sessi.

Il diabete è una patologia fortemente associata allo svantaggio socio-economico. Tra le donne, le disuguaglianze sono maggiori, in tutte le classi di età: le diabetiche di 65-74 anni con laurea o diploma sono il 6,8%, le coetanee con al massimo la licenza media il 13,8% (i maschi, della stessa classe di età, sono rispettivamente il 13,2 ed il 16,4%). Il maggiore rischio legato allo svantaggio socio-economico ed al genere, si conferma anche nella mortalità. E’ più marcata nelle donne, al contrario di quanto si osserva per le altre cause di morte: le donne con titolo di studio basso hanno un rischio di morte 2,3 volte più elevato delle laureate.

Se obesità e sedentarietà sono rilevanti fattori di rischio per la salute in generale, ancora di più lo sono per la patologia diabetica. Nel rango 45 – 64 anni, la percentuale di persone obese che soffrono di diabete è del 28,9% per gli uomini e del 32,8% per le donne (per i non diabetici rispettivamente il 13,0% ed il 9,5%). Nella stessa fascia di età il 47,5% degli uomini ed il 64,2% delle donne, con diabete, non praticano alcuna attività fisica leggera nel tempo libero.

La “fotografia” fornita dall’ISTAT non fa che confermare il Diabete come una delle “patologie” cruciali per l’assistenza, da noi come nel resto del mondo.

BIBLIOWEB:

ISTAT – Report 2000 / 2016 e IDF – Clinical Practice Recommendations  (in formato PDF)

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Roberto Testa

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