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Emofilo & Urine

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Emofilo & Urine

Alla riscoperta di un patogeno esigente

Lalettura critica di un articolo scientifico ci consiglia sempre prudenza nel trarre conclusioni, soprattutto  se la metodologia è quella di un “case report”.  A volte appaiono discutibili addirittura le revisioni sistematiche e gli studi controllati randomizzati. E’ interessante allora riferire su due “case report”, pubblicati il 30 Gennaio  su LabMedicine e ripresi il 14 Marzo dal principale portale di medicina degli USA: Medscape (sezione di Malattie Infettive e Patologia Clinica).

L’articolo riguarda il ruolo dell’emofilo nelle infezioni delle vie urinarie. Gli autori (L. Karen Diedrich e Cora L. Manby del  Mercy Health St. Mary, Michigan, USA) documentano, con dettagli anche fotografici, nelle urine di una bimba di 4 anni con IVU non complicata e di un uomo di 60 con pielonefrite, l’isolamento di emofilo tramite il casuale riscontro di un fenomeno di satellitismo con stafilococco.  L’esito dell’urinocoltura, in questo modo imprevisto, ha permesso l’identificazione del vero patogeno  ed il trattamento appropriato, ottimizzando l’outcome clinico.

Abitualmente e secondo le linee guida consultabili, la ricerca eziologica di una IVU non prevede come target l’emofilo perché l’indagine appare onerosa e priva di significatività epidemiologica  (1% ca dei patogeni rilevabili). I due autori nelle conclusioni, pur riconoscendo la non opportunità di indagare l’emofilo in routine, suggeriscono l’allargamento della indagine almeno nelle sospette o recidivanti IVU, con primo esame colturale negativo e refrattarietà alla terapia empirica, anche in assenza di specifici fattori di rischio.

Sul ruolo dell’emofilo come causa di infezioni urinarie (con rischio di invasività sistemica) si sa almeno dagli anni 70 e che l’emofilo sia un batterio esigente, un po’ snob, è noto da tempo anche se non da tutti. Il fenomeno del satellitismo si spiega proprio perché, a differenza dei comuni batteri isolati nelle urine, gli emofili hanno bisogno  di emina e di NAD (Nicotinamide Adenin Dinucleotide) come fattori di crescita suppletivi (noti come Fattore X° e V°, rispettivamente).

Se non si usa un terreno di coltura molto ricco (per esempio Agar cioccolato, cioè sangue cotto) il batterio non cresce. Il satellitismo si produce quando su un terreno a base di sangue, capace di fornire emina, con la vicinanza, in coltura mista, di stafilococco che rilascia NAD, si ottiene la crescita di un emofilo sia influenzae sia parainfluenzae, proprio le due specie isolate  nei campioni descritti nell’articolo.

Ma se queste cose sono note da tempo perché riaprire una pagina di riflessione sulle urinocolture? E perché gli autori (con titolo Medical Technologist  MT - ASCP) meritano un intero articolo sulla prima di copertina di Medscape News al 14 Marzo 2017?

Siamo in un periodo in cui il rigore dei percorsi diagnostici e terapeutici è sempre ispirato a limitazioni prescrittive ed analitiche, in nome dell’appropriatezza.

Forse negli USA è possibile ancora entusiasmarsi con una routine creativa?  

O forse il motivo è di avvalorare il ruolo del medico di laboratorio nella sua attività di counselling: il significato conoscitivo di ogni tecnologia biomedica presenta sempre limiti dettati dalla  efficacia clinica!  E questo vale  anche ed ancora per l’ “antico” esame delle urine e la relativa coltura.

BIBLIOWEB:

 Sorveglianza Nazionale delle Malattie Invasive Batteriche – ISS 2014/2016 (in formato PDF)

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Sandro Pierdomenico

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