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Diagnostica per immagini: da rottamare?

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Diagnostica per immagini: da rottamare?

Lespecialità ad alta tecnologia sono quelle che più hanno sofferto del blocco delle assunzioni e della contrazione dei budget, imposti a tutte le strutture sanitarie. L’evoluzione dei rapporti tra le diverse figure della sanità aggiunge motivi di incertezza, nella gestione di tutte le unità operative: associati ai “consolidamenti”, hanno portato “al limite” l’attività stessa assistenziale.

La diagnostica per immagini è forse la sintesi di questo “stato di malessere”, nonostante la recente creazione del nuovo Ordine pluri-specialistico, imperniato su quello dei Tecnici sanitari di Radiologia Medica (TSRM).  Siamo di fronte alle solite (e più classiche) incongruenze, tra il mondo che viene rappresentato pubblicamente e quello che invece esiste nella realtà, in sanità.

La radiologia d’Urgenza non svolge più solo la funzione di diagnosi delle condizioni cliniche: di fatto agisce da vero e proprio filtro dell’ospedale. Per le carenze di personale, l’equipe è “differita nel tempo”: il Radiologo è chiamato in prima persona a fare una diagnosi in tempi brevi e contribuire a salvare vite; ma quando è da fare un esame radiologico spesso il TSRM è l’unico professionista che il paziente incontra. Va allora ripensato il triage ed anche l’organizzazione della routine!

Se è lapalissiano che devono esistere sul territorio, presidio e strumentazioni necessari a tutelare il cittadino, bisogna pure riconoscere una propensione ad indagini non necessarie, specie in Italia, ma non solo. Tra le dieci pratiche sovrautilizzate (articoli su Jama e The Lancet) troviamo l’ecocardiografia trans-esofagea, l’angiografia polmonare (sempre più adottata nei Pronto Soccorso), la tomografia computerizzata (in pazienti con sintomi polmonari lievi) e l’uso di tecniche di imaging sul cuore.

A tutto ciò si aggiunge l’obsolescenza di molte apparecchiature radiologiche. Un report di Assobiomedica la descrive: risultano troppo “vecchie” oltre la metà delle strumentazioni di diagnostica per immagini e di elettromedicina. Secondo l’associazione delle imprese biomedicali, più di venticinquemila dispositivi rischiano di creare problemi a pazienti ed al sistema sanitario, a fronte di un “parco” totale di 52.500 apparecchiature (tra mammografi, ecografi, gamma camere e Risonanze MN).

Gli svantaggi riguardano la stessa sostenibilità del Servizio Sanitario, che si trova ad affrontare onerosi costi di manutenzione, con ritardi conseguenti e sospensioni nell’utilizzo dei macchinari,  generando tempi di attesa più lunghi e carichi di lavoro mal gestibili.

Nello specifico, destano preoccupazione il 95% dei mammografi convenzionali (presentano più di 10 anni di vita), così come il 69% di apparecchiature mobili convenzionali per le radiografie, il 52% dei ventilatori di terapia intensiva ed il 79% dei sistemi radiografici fissi convenzionali. Con questi numeri all’Italia spetta il “fondo” della classifica europea, per numero di apparecchiature diagnostiche obsolete.

Forse adesso è necessario tornare ad investire, per rinnovare le strutture sanitarie del Paese e riportare il nostro Ssn a livelli competitivi, esattamente come è stato fatto con “industria 4.0”. Oggi bisognerebbe allargare questo tipo di approccio all’ambito sanitario, al fine di agevolare il rinnovamento delle apparecchiature, presenti negli ospedali italiani ed avviare investimenti capillari sulle tecnologie innovative.

È possibile farlo intervenendo sui meccanismi di rimborso, creando così dei sistemi di incentivazione per l’utilizzo delle nuove tecnologie e/o tariffe penalizzanti per i macchinari troppo vecchi. Si tratterebbe di un sistema di “rimborsabilità” differenziata, sul modello francese, che consentirebbe una graduale sostituzione delle apparecchiature più vecchie ed una progressiva introduzione di quelle tecnologicamente innovative.

Speriamo la Diagnostica per Immagini sia solo l’inizio.

BIBLIOWEB:

Centro Studi Assobiomedica – Osservatorio parco installato: le apparecchiature di diagnostica per immagini in Italia.  Studi N.38 Novembre 2017 (in allegato PDF-FlipBook)
Le “cinque domande” per le analisi cliniche http://amicimedlab.altervista.org/?p=3154
Decesso per lavori forzati http://newmicro.altervista.org/?p=2940
Medici in fuga http://newmicro.altervista.org/?p=2110
Non solo negli USA Medice, cura te ipsum! http://newmicro.altervista.org/?p=1039

 Assobiomedica – Report sulle Apparecchiature di Diagnostica per Immaggini in Italia / 2017 (PDF-FlipBook)

Un Click per Leggere

 


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Paolo Lanzafame

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