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Cibi “Sani”: cresce la richiesta

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Cibi “Sani”: cresce la richiesta

Curva di crescita in rialzo con il nuovo anno per cibi sani e cucina healthy

Laalimentazione sta cambiando, con lo zampino del Covid. Se la dieta dopo le festività natalizie è ormai un obiettivo comune a molti italiani, quest’anno lo è forse ancor di più. La crescente passione per piatti healthy (da ordinare a domicilio) rappresenta un trend evidente. L’andamento è motivato dalla volontà di rimettersi in forma dopo le feste e dopo un anno che ha visto la vita quotidiana, delle persone, svolgersi molto più che in precedenza in casa, a causa del Covid

Cambiano anche i ristoranti: sempre più integrano con un’offerta ad hoc, mettendo a disposizione proposte salutari all’interno dei propri menù, con la possibilità di poter comodamente ordinare a casa o in ufficio per restare in forma. Sono le confezioni “da Asporto”, come si diceva un tempo, oggi americanizzato in “Takeaway”.

Uno spaccato della situazione è fornito dai dati dell’Osservatorio di Just Eat, la “app” più nota per ordinare online cibo a domicilio (Just Eat Takeaway.com). In particolare si è registrata negli ultimi sei mesi del 2020 una crescita della cucina healthy (+72%), vegetariana (+127%), vegana (+90%), poke (+76%), insalate (+63%), biologico (+20%) e senza glutine (+7%). Nella “ top five” dei piatti healthy più trendy del 2021, vengono segnalati i burger vegetariani e vegani con, in primis, quinoa e ceci. Seguono poke bowl da comporre, zuppe di legumi e verdure miste, insalate con verdure di stagione e hummus di ceci abbinato a vari piatti.

Tra le nuove tendenze spiccano invece il vegetariano e la riscoperta di ingredienti ricchi di nutrienti e proprietà benefiche: ceci, legumi e cereali, frutti rossi, ma anche spinaci, avocado e zenzero. Risulta inoltre esserci anche diffusa richiesta di piatti e prodotti di stagione, spesso a chilometro zero, legati a specialità regionali e ai “superfood”. Roma, Trieste e Milano sono invece tra le città più healthy-addicted, con vegano, poke e insalate.

Consumi. Più di un italiano su tre (36%) ha deciso di mettersi a “stecchetto”, dopo le feste trascorse in casa a causa del lockdown (indagine Coldiretti/Istituto-Ixè). Si è stimato un aumento di peso fino a 2 chili per gli italiani che, durante le feste, hanno tagliato l’attività sportiva aumentando i consumi alimentari, rispetto agli altri giorni, di circa 15-20mila chilocalorie. C’è anche la possibilità di cogliere opportunità dai saldi dei prodotti alimentari tipici delle feste, offerti con sconti fino al 70%, dai cotechini ai pandori, dai panettoni ai torroni, fino alla frutta secca.

Durante le feste, dalle tavole degli italiani sono “spariti” 67 milioni di chili tra pandori e panettoni, 63 milioni di bottiglie di spumante, 20mila tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi, e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci, per un valore complessivo pari a 3,5 miliardi, solamente tra il pranzo di Natale ed i cenoni della Vigilia e di Capodanno.

Formaggio e vino.  Possono rallentare il declino cognitivo. A dirlo è un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Alzheimer’s Disease. La ricerca del “Iowa State University” è stata realizzata con i dati di 1.787 persone, dai 46 ai 77 anni. Ha dimostrato che, contro i problemi cognitivi legati all’età, è il formaggio l’alimento più protettivo, anche quando si è molto in là con gli anni.

A seconda dei fattori genetici che si hanno, alcuni individui sembrano essere più protetti dagli effetti dell’Alzheimer, mentre altri maggiormente a rischio. Tra gli alimenti, i ricercatori hanno valutato selettivamente il consumo di: frutta fresca, frutta secca, verdure crude e insalata, verdure cotte, pesce azzurro, pesce magro, carne lavorata, pollame, manzo, agnello, maiale, formaggio, pane, cereali, tè e caffè, birra e sidro, vino rosso, vino bianco e champagne e liquori.

Il consumo quotidiano di alcol, in particolare di vino rosso, è stato correlato ai miglioramenti della funzione cognitiva. Gli studiosi hanno anche scoperto come il consumo settimanale di carne di agnello (e non di altre carni rosse), riesca a migliorare le capacità intellettive lungo termine.

Peperoni gialli. Una ricerca australiana del “Centre for Nutrition and Food Science” dell’Università del Queensland, dimostra che i peperoni “arancioni” sono la fonte di gran lunga più ricca del pigmento carotenoide (zeaxantina) che dà loro il colore e che, nell’organismo, si accumula dietro gli occhi proteggendoli dalla luce blu (ultravioletti) e quindi dalla degenerazione maculare legata all’età. Una condizione che in Australia colpisce una persona su sette oltre i 50 anni ed una su tre, fra gli ultraottantenni. Chi ne soffre comincia a perdere la visione centrale, mentre si crea un punto “cieco” nel centro dell’occhio.

La zeaxantina non può essere prodotta dall’organismo. Deve quindi essere introdotta attraverso la dieta o con supplementi. E i peperoni arancio ne sono la fonte più generosa. Un solo peperone ne contiene quanto 30 pillole di supplementi. Quindi una dose raccomandata di 2 mg, corrisponde a mangiare non più di 100 grammi di peperoni. Sul sito dell’università è riportato che la zeaxantina può ridurre del 25% il tasso di insorgenza della patologia oculare. Concludendo, contro la degenerazione maculare è consigliabile aggiungere, alla propria dieta, dei peperoni di colore giallo-arancio (aiutano a trattare l’insufficienza di zeaxantina).

Insetti. Un nuovo trend, che sicuramente non ci affascina, riguarda il “consumo di insetti”. Viene confermato da Parma, generalmente nota per il buon mangiare, ma sede anche dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). L’Europa è un’altra cosa e proprio l’EFSA ha recentemente espresso parere favorevole, come primo riconoscimento scientifico, su un insetto come “nuovo alimento”.

Le larve gialle essiccate della tarma della farina (tenebrione mugnaio), sono un “alimento sicuro”. Con la nuova procedura per i cibi non consumati prima del 1997 (i “nuovi alimenti”, appunto), significa via libera in tutta l’Ue. Entro sette mesi la Commissione dovrebbe presentare una proposta in tal senso, da far approvare ai paesi membri. La licenza per commercializzare i “nuovi alimenti”, prima del 2018 era nazionale, con mercati di nicchia ben radicati (grilli, locuste, larve) in Belgio, Olanda, Danimarca, Finlandia e Regno Unito.

Oggi l’autorizzazione vale per tutti, anche per i mercati del Sud Europa, dove la preferenza dei consumatori è tutta da verificare. Secondo un sondaggio Coldiretti “il 54% degli italiani considera gli insetti estranei alla cultura alimentare nazionale”. Il parere adottato dall’EFSA risponde alla domanda di un’azienda francese, che ha proposto un processo di produzione per le larve delle tarme, per venderle intere come snack o in polvere come ingrediente di biscotti, barrette proteiche, piatti pronti a base di legumi e a base di pasta.

Attualmente l’EFSA sta valutando dieci domande sugli insetti come alimenti, mentre quattro sono in coda, nella fase dei controlli preliminari a carattere amministrativo. Si tratta solo di una piccola parte, circa il 10%”, delle “quasi 160 domande” ricevute dal 2018 ad oggi sui nuovi alimenti. Al momento, molti progetti riguardano le tarme della farina, le più ricercate. C’è un mercato che considera gli insetti come fonti di proteine di qualità a basso costo e dall’impatto ambientale contenuto.

Nuovi alimenti.  La sostituzione delle fonti tradizionali di proteine animali è una tendenza generale, che emerge dall’osservazione delle domande ricevute dall’EFSA. Insetti o meno, il settore dei nuovi alimenti resta molto vivace. I numeri maggiori non li fanno gli insetti, ma le proteine di origine vegetale, da alghe o funghi o da altre fonti mai considerate in precedenza per usi alimentari, con cui si possono soddisfare quella che gli operatori evidentemente vedono come un’esigenza del mercato europeo.

Manca la carne ‘coltivata’ in vitro. Dato il clamore su questo tipo di prodotti, ci si aspettava di ricevere molte domande al riguardo; invece l’unica proposta di coltura cellulare riguarda una mela. Dal 2018 EFSA ha ricevuto ben 156 richieste di autorizzazione. Negli anni precedenti, a contarle, bastavano le dita di una mano. Oltre ottanta analisi sono in corso ed una quarantina di nuovi alimenti stanno per entrare o sono già sul mercato. Non sono mancate le bocciature, come ad esempio per un integratore a base di uova di un parassita intestinale dei suini.

Un filosofo ottocentesco (Ludwig Andreas Feuerbach) aveva detto che “l’uomo è ciò che mangia” o, in lingua tedesca, “der Mensch ist was er isst” (gioco di parole, tra “ist” terza persona singolare del verbo “essere” e “isst” terza persona singolare del verbo “mangiare”): chissà oggi cosa direbbe!

BIBLIOWEB:

BS Klinedinst, ST Le, B Larsen, C Pappas, et al. – Genetic Factors of Alzheimer’s Disease Modulate How Diet is Associated with Long-Term Cognitive Trajectories: A UK Biobank Study” – published in the Journal of Alzheimer’s Disease, Vol. 78, Issue 2, 1245-1257. https://content.iospress.com/articles/journal-of-alzheimers-disease/jad201058%20
Tim O’Hare. Zeaxantina – Queensland University Centre for Nutrition and Food Science. https://researchers.uq.edu.au/researcher/2463
Elisir di lunga vita? https://newmicro.altervista.org/?p=7793
Epatiti “Vegetali” https://newmicro.altervista.org/?p=7560
Alimentazione EPICa https://newmicro.altervista.org/?p=6542
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Alimentazione: scende in campo ISS https://newmicro.altervista.org/?p=4173
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Ines Bianco

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