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Guida per evitare (e riconoscere) le Intossicazioni Alimentari

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Guida per evitare (e riconoscere) le Intossicazioni Alimentari

Quali possono essere in natura gli alimenti dannosi per la salute, quali le semplici indicazioni per riconoscere le tossine “naturali”, quali le informazioni di comportamento nel caso di intossicazione ed infine quali indicazioni per la corretta gestione degli alimenti in ambiente domestico? Basterebbe citare Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755 – 1826): “Gli animali si nutrono, l’uomo mangia e solo l’uomo intelligente sa mangiare”.

Ma risponde a queste domande anche la Guida al Riconoscimento ed alla Prevenzione delle Intossicazioni Alimentari da tossine naturali (pubblicata con il patrocinio del Ministero della Salute, di Regione Lombardia, dell’Ospedale Niguarda e del Centro Antiveleni di Milano): parte dal semplice assioma che occorre più informazione per una sempre maggiore sicurezza del consumatore.  Dal sano principio che non sempre ciò che è naturale è salutare, si dovrebbe sempre tenere presente il rischio che può derivare da pericolose intossicazioni da piante, conserve o animali. Solo il 10% delle persone conosce i rischi connessi ad una cattiva igiene degli alimenti: con questa guida si vuole migliorare la consapevolezza dei cittadini su temi di rilevante importanza per la salute.

La guida può essere divulgata per dare al cittadino, agli operatori del settore ed ai ragazzi nelle scuole gli strumenti per conoscere e quindi evitare i pericoli per la salute determinati dal consumo incauto di alcuni prodotti naturali (funghi, piante, pesci, preparazioni domestiche..), sfatando la credenza che ciò che è naturale non fa male. Il documento, pubblicato sul sito del Ministero, è corredato di foto che mostrano le piante e gli animali rischiosi. Vediamo alcuni esempi trattati nella guida.

Intossicazioni “vegetali”- Lo scambio / ingestione di specie tossiche con quelle commestibili è spesso alla base dell’intossicazione. Alcuni esempi: mandragora per borragine e colchico per aglio selvatico. In altri casi di intossicazioni vegetali possono essere responsabili i media, che, ad esempio, indicano nei fiori di ginestra ingredienti da usare in diverse ricette! I funghi sono un “classico”, quelli commestibili vengono scambiati con i velenosi: il Cantharellus cibarius (noto come gallinaccio o finferlo) con l’Omphalotus olearius (o fungo dell’ulivo), i prataioli con la letale Amanita phalloides.

Intossicazione da tossine batteriche nei prodotti ittici - Alcuni microrganismi formano tossine che si accumulano nei tessuti di alcuni pesci. Le più importanti sono quella della sindrome sgombroide, la tetrodoxina, la saxitossina e le ciguatossine. Possono provocare disturbi gastrointestinali, vertigini, deficit sensoriali e motori. Se non adeguatamente refrigerato, il pesce può essere contaminato da notevoli quantità di istamina e, appena ingerito, scatenare una reazione cutanea con rossore molto intenso, nausea, vomito e mal di testa (Sindrome Sgombroide). Pericoloso può essere anche il consumo di cozze, vongole, ostriche contaminate, dove si possono accumulare tossine prodotte da alghe tossiche e di pesci di grossa taglia, come il barracuda, a causa della ciguatossina che si accumula nella sua carne. Per questo l’unico modo per proteggersi è consumare solo prodotti ittici controllati e certificati, specie se si mangia pesce crudo.

 

BIBLIOWEB: 

Guida al riconoscimento ed alla prevenzione delle intossicazioni alimentari da tossine naturali – Centro Antiveleni di Milano

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_4.jsp?lingua=italiano&tema=Alimenti&area=sicurezzaAlimentare

   In allegato la Documentazione relativa in formato PDF

Click per visualizzare la Documentazione



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Michele Schinella

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