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Scabbia: è davvero cosi pericolosa?

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Scabbia: è davvero cosi pericolosa?

Ripensare ad una malattia che ci sembrava d’altri tempi, la scabbia, è diventata un’impellente necessità, anche per l’allarme mediatico suscitato.
La scabbia è endemica il molte aree tropicali e subtropicali come Africa, Egitto, America Centrale e Meridionale, Australia settentrionale e centrale, Caraibi, India e Sud Est Asiatico.
La distribuzione non è influenzata da sesso, età e fattori socioeconomici.
I fattori di rischio maggiori per contrarre la malattia sono vivere in condizioni misere e in ambienti sovraffollati.

La prevalenza è maggiore comunque negli strati più giovani della popolazione residente in area endemica.
Altri soggetti a rischio sono le madri di bambini piccoli e anziani ricoverati in ospizi e struttura di accoglienza simili.
Le forme gravi di scabbia crostosa sono spesso correlate a un sistema immunitario compromesso e/o deficit intellettivo su base organica ( ictus o demenza) che rende il soggetto meno efficiente nel liberarsi da solo degli acari che lo affliggono.
Di solito nel soggetto normoimmune la scabbia è autolimitante e, in caso di re infestazioni, sono stati descritti casi di auto guarigione.
Il quadro clinico matura da quattro a sei settimane dopo l’episodio infestante.
Il sintomo iniziale più frequente è il prurito, che si acuisce nelle ore notturne.

L’inclusione della scabbia tra le malattie tropicali neglette (OMS 2013) e il fatto che rappresenti un’importante malattia trasmissibile nelle nazioni più povere apre la strada alla creazione di programmi mirati al suo controllo; al momento l’OMS ha già approntato programmi formali di questo tipo per altre malattie tropicali neglette (diciassette), ma non per la scabbia.

Associare il problema della scabbia ai paradisi delle isole Fiji, non è proprio immediato.
Ma è esattamente quanto succede a chi legge il numero di dicembre 2015 del New England Journal of Medicine che tratta lo studio SHIFT (programma di somministrazione di massa di ivermectina orale:che dimostra come si riesca a controllare la prevalenza della scabbia ed abbatterne il tasso di complicanze).

I programmi di sorveglianza ed eradicazione devono tener presente anche i movimenti migratori, per evitare una rapida reintroduzione della malattia a seguito dell’ingresso di popolazioni portatrici della stessa.

BIBLIOWEB:

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1500987

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1511805#t=article

Grande R., Casiraghi G. – Scabbia: E’ davvero così pericolosa? – AMeLab ottobre 2015

Grande R. – Rewiew: scabbia – AMeLab gennaio 2016

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Romualdo Grande

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