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L’antidoto per i nuovi anticoagulanti orali

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L’antidoto per i nuovi anticoagulanti orali

Anche i NAO hanno l’antidoto: è Andexanet

E’ dal 2010, dall’introduzione come anticoagulante per la prevenzione dell’ictus in corso di fibrillazione atriale del dabigatran, che si lavora alla ricerca di un antidoto.
Anche perché nell’ultimo lustro si sono aggiunti altri tre inibitori del fattore Xa (apixaban, rivaroxaban, edoxaban), costituendo la classe dei Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO).
Farmaci nuovi, in grado di superare molti dei problemi legati ai vecchi anticoagulanti orali tipo warfarin (inibitori della vitamina K).

La mancanza dell’ antidoto era la maggior preoccupazione nell’utilizzo di questa nuova classe di farmaci, la terapia “salvifica” in caso di emergenza.
La buona novella ci arriva dal New England Journal of Medicine dell’11 novembre scorso, che rafforza l’importanza dei due studi randomizzati con un editoriale di Jean Connors, (Divisione di Ematologia, Brigham and Women’s Hospital e Harvard Medical School – USA).

I due studi randomizzati (con placebo e in doppio cieco) sul nuovo farmaco, sono sull’ANNEXA-A ed R il primo riferisce dell’utilizzo come antidoto per l’apixaban, il secondo per rivaroxaban, su volontari sani (età tra i 50 e i 75 anni) sottoposti a trattamento anticoagulante con uno dei due inibitori del fattore Xa (apixaban e ravaroxaban), quindi è stato somministrato loro l’antidoto.

L’assunzione dell’antidoto ha prodotto una rapida e significativa riduzione dell’attività anti-fattore Xa, nell’arco di 2-5 minuti dalla somministrazione per via endovenosa.
Nel caso del rivaroxaban, la dose di andexanet necessaria per annullare l’effetto anticoagulante è stata doppia rispetto a quella per l’apixaban.Tante informazioni relative all’uso ideale di questo farmaco sono ancora mancanti.
Ciò non di meno andexanet rappresenta un enorme passo in avanti ella possibilità di controllare la terapia anticoagulante.

L’andexanet è una sorta di fattore Xa ricreato in laboratorio (dell’ingegneria genetica), con l’inserimento di una mutazione nel suo sito catalitico che di fatto ne abolisce l’attività anticoagulante.
Gli inibitori del fattore Xa si legano con affinità forte a queste molecole ‘mimo’, che ne neutralizza l’attività anticoagulante.
Andexanet ha la capacità di legare sia gli inibitori del fattore Xa diretti (rivaroxaban, apixaban, edoxaban) che gli inibitori del fattore Xa che agiscono attraverso l’antitrombina (eparine a basso peso molecolare).

Sarà utilizzato in situazioni di emergenza, per bloccare emorragie o in caso di interventi chirurgici non rimandabili.
Il nuovo farmaco blocca sia apixaban, che rivaroxaban impedendo loro di legarsi al ‘vero’ fattore Xa, che può riprendere così a svolgere la sua azione di fattore della coagulazione.

Lo studio di fase 3b-4 “Prospective, Open-Label Study of Andexanet Alfa in Patients Receiving a Factor Xa Inhibitor Who Have Acute Major Bleeding”, monitorizzerà l’antidoto (a diversi dosaggi che tengano conto non solo della tipologia dell’anticoagulante usato, ma anche del tempo dall’ultima assunzione).
Lo scorso ottobre, idarucizumab, un anticorpo monoclonale ‘anti-dabigatran’ è stato approvato dall’FDA per l’impiego negli USA; sul fronte degli inibitori del fattore Xa, sono invece al vaglio due candidati antidoti: andexanet alfa e ciraparantag.

BIBLIOWEB:

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1510991

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe1513258



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Francesco Bondanini

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