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Il risparmio siamo noi

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Il risparmio siamo noi

 

Banca d’Italia. Crollano i redditi degli operatori nei servizi sanitari e sociali: in 8 anni perso il 13,2% della retribuzione “reale”.
Ma la spesa sanitaria riprende a crescere (+0,9% nel 2014).

Lo sapevamo tutti.
Ma ora il dato trova una conferma ufficiale nell’ultima relazione annuale della Banca d’Italia (i dati si trovano nell’appendice alla relazione) presentata: le retribuzioni dei lavoratori dipendenti nei servizi sanitari e sociali sono crollate in questi ultimi anni e non di poco.
Su base oraria la retribuzione lorda deflazionata in base all’indice generale dei prezzi al consumo, passa dai 19,7 € del 2006 ai 17,4 euro del 2014.
Una perdita secca di 2,3 euro l’ora pari a un calo del potere d’acquisto di questi lavoratori di ben il 13,2%.

Un calo che annulla completamente l’aumento delle retribuzioni in valore assoluto che nello stesso periodo sono salite del 9,57%, passando da una media annua lorda di 38.650 euro del 2006 ai 42.352 euro del 2014.
Quindi gli stipendi aumentano ma l’inflazione e il blocco delle retribuzioni ormai in vigore da anni annulla gli aumenti e anzi dà luogo a una perdita reale di ricchezza per questi lavoratori.

In totale, sempre secondo la Banca d’Italia, che non fa una distinzione tra sanità e sociale, nel 2014 sono 1,498 milioni gli occupati con rapporto di lavoro dipendente nei servizi sanitari e sociali (erano 1,370 milioni nel 2006).
Totale che arriva a 1,814 milioni (sempre nel 2014) se si calcolano anche gli occupati senza un contratto di lavoro dipendente (erano 1,643 milioni nel 2006).
L’incremento della spesa sanitaria dovuto soprattutto all’aumento del costo per beni e servizi (+3,5%).
Il personale dei servizi sanitari e sociali segna invece una perdita secca del valore delle sue retribuzioni.
Dal 2006 al 2014 la paga oraria “reale” (deflazionata) è calata da 19,7 euro a 17,4 euro.
Nelle regioni in Piano di rientro livelli di assistenza restano inferiori alla media.

Piani di rientro sempre secondo la Banca d’Italia “si sono dimostrati efficaci nel contenere la spesa”.
Nel primo ciclo di programmazione (2007-09 – Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna) avevano già registrato un sensibile rallentamento degli esborsi, sia rispetto al triennio precedente (1,5 per cento l’anno, contro il 3,8 nel 2004-06), sia con riferimento al resto del Paese (dove la spesa cresceva del 4,1 per cento l’anno)”.
Il consolidamento si è rafforzato nel secondo ciclo di programmazione (2010-12 – Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) la spesa si è ridotta (dello 0,6 % in media all’anno), a fronte di una modesta crescita nelle altre regioni (dell’1,1 %).

Per Regioni impegnate nell’esecuzione dei programmi operativi si è avuta una flessione sia dei posti letto (del 3,2 /2007-09 e del 3,6 2010-12) sia degli organici (del 2,2 % l’anno in entrambi i periodi).
L’attuazione dei piani di rientro non avrebbe peggiorato la qualità delle prestazioni: nel secondo ciclo di programmazione le valutazioni circa il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, pubblicate dal Ministero della Salute, e gli indicatori sull’esito delle principali prestazioni ospedaliere, elaborati dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali AGENAS, sarebbero complessivamente migliorati per le Regioni interessate (grazie anche a un rafforzamento dell’attività di monitoraggio sulla qualità del servizio) e il divario rispetto al resto del Paese si sarebbe ridotto.
Il livello delle prestazioni sanitarie continua comunque a risultare mediamente inferiore a quello del resto del Paese (attestato da significativi flussi di mobilità in uscita).

Tabella Risparmio

BIBLIOWEB:
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/index.html

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/index.html

   In allegato la Documentazione relativa in formato PDF

 

Click per visualizzare la Documentazione



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Sergio Galmarini

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