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Rapporto Istat 2015

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Rapporto Istat 2015

La Sanità ai tempi della crisi. Il 9,5% degli italiani rinuncia alle cure per motivi economici o liste d’attesa troppo lunghe.

Ne emerge un Paese sostanzialmente diviso tra una sanità del Nord che funziona e una del Sud (Lazio incluso) in difficoltà.
Spesa, risposta ai bisogni, dotazione del personale e soddisfazione dei pazienti i termini di confronto.
Le regioni meridionali le più “sottofinanziate”.
La situazione è tanto più grave nelle regioni in Piano di rientro.
Ma il 71,5% giudica eccellenti le prestazioni ricevute.
L’analisi che segue è frutto di un confronto tra la “geografia della salute”, con mappa della dotazione del personale sanitario (utilizzata come indicatore proxy della presenza di strutture sul territorio) e la mappa del finanziamento al SSN.
Sud: la quota pro capite di finanziamento non raggiunge i 1.900 euro (minimo di 1.755 in Campania), mentre in altre aree del Paese supera i duemila euro.
Valori massimi (superiori ai 2.300 €, si rilevano in Valle d’Aosta, Bolzano e Trento, con più elevate dotazioni medie di personale sanitario a fronte di prevalenze nettamente più basse di popolazione in cattive condizioni di salute.
Quote elevate di persone con problemi di salute (più di un quinto della popolazione totale) si rilevano in Umbria, Sardegna, Emilia-Romagna, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Abruzzo.

Tra queste, una situazione critica si osserva per le Regioni in piano di rientro (che hanno bassi livelli di dotazione di personale sanitario e ricevono un finanziamento inferiore a quello correlato al bisogno – 1.810 euro per abitante in Puglia, 1.890 nelle Marche e 1.915 in Sardegna).
Questo squilibrio (che dura da tempo), potrebbe essere una concausa oltre che un effetto dei deficit di bilancio.

La prospettiva del paziente è infatti riconosciuta come elemento importante per la valutazione della qualità di cura (consente di valutare aspetti dell’attività assistenziale altrimenti non valutabili), quali la comunicazione, la trasparenza, la condivisione sulle decisioni terapeutiche e il rispetto per la dignità della persona.

La maggioranza della popolazione adulta (60,8 per cento) ha valutato positivamente il servizio sanitario pubblico, con l’attribuzione di punteggi che variano tra 6 e 10,23 valutazione stabile rispetto al 2005.
Tuttavia, il giudizio complessivo nasconde diseguaglianze territoriali, che si sono accentuate rispetto al 2005.

Nord aumenta la quota dei cittadini che ritiene molto soddisfacente l’attività del servizio sanitario pubblico: quasi il 30 per cento si dichiara molto soddisfatto, con punteggi da 8 a 10 (al Sud la quota non raggiunge il dieci per cento).
Nel tempo i giudizi si sono polarizzati, con l’aumento complessivo dei molto soddisfatti al Nord e dei molto insoddisfatti, soprattutto nel Sud, dove quasi una persona su tre esprime un giudizio negativo (con punteggi da 1 a 4).
In Lazio si registra un netto incremento della quota di insoddisfatti, pari a 8 punti percentuali.

Tra le Asl forti distanze: dal 21,7 per cento di rinunce in una Asl della Sardegna al 2,6 per cento nella Asl di Trento e in una della Lombardia.
Nel Nord si osserva la maggiore concentrazione di Asl che hanno quote non superiori al 5,5 per cento di persone che rinunciano a prestazioni erogabili dal SSN per motivi legati all’offerta.

   In allegato la Documentazione relativa in formato PDF

 

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Sergio Galmarini

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