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Melanoma Metastatico: si può prevedere?

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Melanoma Metastatico: si può prevedere?

Il Melanoma in fase avanzata è -ancora oggi- gravato da una mortalità a 5 anni superiore al 70%, nonostante i progressi fatti nella gestione e nel trattamento di questa neoplasia.
Dato che circa i due terzi dei pazienti con tumore che poi farà metastasi si presentano all’osservazione clinica in fase precoce, sarebbe importante disporre di uno strumento tempestivo di misura del rischio in grado di identificare il prima possibile chi può giovarsi di un monitoraggio più stretto rispetto alle forme meno preoccupanti.
Ecco perché ha suscitato interesse la proposta di un nuovo test diagnostico, oggetto di pubblicazione sul fascicolo di gennaio 2015 di Clinical Cancer Research .
Il test si basa sul riscontro di una “firma genetica” ottenuta dalla rilevazione di geni bersaglio
estratti da campioni fissati in formalina di biopsie di tumori primitivi; si ricava l’RNA, convertito poi a cDNA, amplificato e caricato su un chip contenente 28 geni bersaglio e tre geni di controllo, selezionati da database pubblici di melanomi primitivi.
Si è scoperto che, all’interno di questo gruppo, alcuni geni sono iperespressi e altri repressi, permettendo cosi di selezionare un profilo di rischio basso (classe 1) o alto (classe 2) in una coorte di oltre 200 pazienti.
Gli autori affermano di essere riusciti ad identificare correttamente il 90% di pazienti in classe 1 e l’80% di pazienti in classe 2.
Dopo un follow up medio di 7,3 anni, la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti trovati in classe 1 era significativamente superiore a quella dei pazienti trovati in classe 2 (97% contro 31%, p < .0001).
Se i risultati di questi studi preliminari fossero confermati, la gestione clinica dei pazienti con melanoma potrebbe giovarsi di uno strumento in grado di ottimizzare l’impegno nella sorveglianza del decorso post-operatorio di casi non ancora identificati ad alto rischio.
Il condizionale, come sempre, è obbligatorio, tanto è vero che la National Comprehensive Cancer Network (NCCN) non si è ancora pronunciata neanche ufficiosamente sul test, che risulta essere già in commercio da più di un anno.
C’è ancora strada da percorrere, tuttavia le prospettive per i malati colpiti da questa complicata forma di tumore si stanno, se pur lentamente, modificando in senso meno negativo.

   Clin Cancer Res. 2015;21(1):175-183

BIBLIOWEB

http://clincancerres.aacrjournals.org/



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Marco Caputo

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