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Diagnosi di Mieloma: scoprire prima per curare meglio

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Diagnosi di Mieloma: scoprire prima per curare meglio

Sul numero di novembre di Lancet Oncology compaiono le nuove linee guida per la diagnosi del mieloma multiplo, a cura dell’ International Myeloma Working Group (IMWG).
Le precedenti definizioni risalgono al 2003: i criteri fissati allora sono stati utilizzati, con minime modificazioni, per un intero decennio.
Oggi però è necessario provvedere ad un aggiornamento in quanto le opzioni terapeutiche, notevolmente migliorate rispetto al passato, impongono di anticipare la diagnosi prima che si verifichi il danno d’organo.
La comparsa clinica del mieloma è infatti preceduta da due condizioni asintomatiche, la gammapatia monoclonale di significato non determinato (MGUS) e il mieloma ‘smoldering’ (SMM).
Le nuove linee guida consentono di anticipare la diagnosi in pazienti ancora asintomatici grazie all’utilizzo di biomarcatori validati che consentono di isolare i casi “a rischio ultra-elevato” di progressione a mieloma franco.
Il dottor S.V. Rajkumar, ematologo alla Mayo Clinic e team leader dell’IMWG afferma che la presenza di questi biomarcatori “precede in modo praticamente inevitabile la comparsa di sintomi clinici e permette di anticipare l’inizio del trattamento con esiti certamente benefici per il paziente.

Le nuove linee guida sono state elaborate da un gruppo di oltre 180 esperti internazionali e si propongono di aggiungere ai tradizionali criteri diagnostici “CRAB” (ipercalcemia, insufficienza renale, anemia e lesioni ossee) altri biomarcatori utili per una più tempestiva decisione sulla opportunità di iniziare a trattare la patologia.
I nuovi criteri raccomandano l’utilizzo di TAC e PET-TAC per identificare le lesioni ossee prima delle fratture e delle altre possibili complicanze
Inoltre si raccomanda la definizione di funzionalità renale basata sulla stima del filtrato glomerulare secondo le equazioni MDRD e CKD-EPI.
Di particolare interesse per il laboratorista l’introduzione nei nuovi criteri della misura plasmatica delle catene libere leggere (FLC) e il loro rapporto, che risulta alterato in più del 30% delle MGUS, nel 70% dei mielomi smoldering e nel 90% dei mielomi franchi.

Un commento finale: le linee guida per la diagnostica del mieloma esemplificano bene un problema centrale della intera assistenza sanitaria del terzo millennio, che non è più possibile aggirare.
Possediamo conoscenze e tecnologie in grado di modificare significativamente il decorso e la qualità di vita di una importante quota di pazienti, anche in un contesto di risorse limitato.
Che questa potenzialità si traduca realmente in beneficio dipende inesorabilmente da quello che questo documento (e nessuna altra dichiarazione di buona volontà) non può garantire né realizzare da solo: la capacità di mettere in sinergia le diverse competenze e risorse in ogni specifica istituzione e la lungimiranza di una classe politica che ha la responsabilità di allocare le risorse dove realmente servono e di non procedere a tagli lineari in modo non miope.
Senza questa convergenza virtuosa, è lecito nutrire qualche dubbio sulle magnifiche sorti, e progressive di qualsivoglia sistema sanitario.

BIBLIOGRAFIA

Lancet Oncol 2014; 15: e538-48

 


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Marco Caputo

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