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God save the liver

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ALLARME ROSSO PER IL FEGATO, NEL REGNO UNITO.

La mortalità per epatopatie in Gran Bretagna, dal 1970 ad oggi, è schizzata alle stelle, mentre  quella dovuta ad altre frequenti patologie – come lo stroke, il diabete e le cardiopatie in generale – tende a diminuire.

E’ quanto riporta una amplissima e documentata Review, appena pubblicata online su Lancet per conto, tra l’altro, della Foundation for Liver Research e a cura di un gruppo di esperti coordinati dal dottor Roger Williams.  Nel Regno Unito, le epatopatie sono la terza causa di morte prematura, con un tasso di incremento che non trova riscontro negli altri paesi dell’Europa occidentale.  L’evidente preoccupazione per una situazione apparentemente fuori controllo induce a rivalutare l’intera organizzazione assistenziale, a formulare alcune pressanti “raccomandazioni”, e a stimolare gli sforzi per migliorare l’efficienza e l’efficacia diagnostica di queste patologie.

Tra le raccomandazioni, accanto alle misure per ridurre drasticamente il consumo di alcool, figurano, tra l’altro,
le segnalazioni a combattere l’obesità, principale causa della steatosi non alcoolica,
la battaglia per eliminare le epatiti croniche C e ridurre quelle da HBV, grazie alla introduzione di terapie antivirali più efficaci
la maggiore attenzione all’assistenza “transizionale” dei pazienti pediatrici, che sempre più numerosi sopravvivono alle epatopatie infantili e arrivano all’età adulta.  A tal fine, il National Institute for Health and Care Excellence ha predisposto delle linee guida dedicate all’auto-monitoraggio dei giovani.

La proposta strutturale: riorganizzare tutta l’assistenza epatologica britannica su due livelli.  Un primo livello, garantito dagli ospedali generali, in grado di offrire assistenza alle patologie acute, e un secondo livello, da concentrare in 30 centri distribuiti regionalmente e localizzati nelle strutture di terzo livello, in grado di garantire l’assistenza specialistica, dal trapianto alla cura dell’epatite HCV con i nuovi farmaci, efficaci ma costosissimi.

Infine, l’incitamento a migliorare la diagnostica, che ancora oggi non garantisce un tempestivo riscontro delle patologie a maggior rischio evolutivo, che spesso arrivano all’osservazione quando i margini di intervento efficace sono ridotti. Di interesse per il Laboratorista, la “riscoperta” del vetusto ‘indice di De Ritis’, il rapporto AST/ALT, come campanello di allarme precoce ed economico per la fibrosi epatica.

BIBLIOGRAFIA:
The Lancet, Volume 384, Issue 9958, Pages 1953 – 97, Abstract

Il documento è stato pubblicato online il 27 novembre.



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Marco Caputo

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