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SCREENING PER LA VITAMINA D: Nessuna evidenza di efficacia. Per ora…

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SCREENING PER LA VITAMINA D: Nessuna evidenza di efficacia. Per ora…

Non esistono al momento prove di efficacia per implementare politiche di screening della popolazione generale riguardo i livelli ematici di Vitamina D.

E’ questa la conclusione a cui perviene una revisione comparsa on line su Annals of Internal Medicine, a cura dell’agenzia che sovrintende alle politiche di prevenzione negli Stati Uniti d’America (U.S. Preventive Services Task Force, USPSTF).

Dopo un accurato e prolungato esame della letteratura, il gruppo, coordinato dal dott. Michael Lefevre, dell’Università del Missouri, giunge alla conclusione che non esiste una definita soglia di concentrazione ematica che caratterizzi il deficit di Vitamina D, e l’associazione tra Vitamina D e qualsivoglia conseguenza di natura sanitaria è altrettanto poco chiara.

Le conclusioni non riguardano le popolazioni di pazienti affetti da malattie dell’osso, endocrinopatie e patologie autoimmuni, in cui il dosaggio ematico della Vitamina D può essere considerato gestione clinica della patologia e non rientra in uno screening generale.

I 16 trial esaminati, e il singolo studio nidificato caso-controllo valutato prendevano tutti in considerazione gli effetti del trattamento con Vitamina D in popolazioni senza sintomatologia clinica di deficit.

Nessuno di questi ha valutato direttamente gli effetti dello screening sugli outcome sanitari, nè i potenziali danni di uno screening generale.

Gli autori non rilevano alcuna differenza in termini di outcome tra i sottoposti allo screening rispetto ai non sottoposti.

Inoltre:

a. non esistono intervalli di riferimento e livelli di concentrazione consigliati come ottimali;

b. esiste variabilità significativa tra metodo e metodo dei molti disponibili ma anche tra laboratori diversi che utilizzano lo stesso metodo;

c. in mancanza di uno standard di riferimento internazionalmente riconosciuto non è infatti ancora possibile definire con certezza l’accuratezza diagnostica dei vari immunoassay, HPLC, cromatografia liquida e tandem MS.

Infine, non esiste alcuna segnalazione sui rischi potenziali, anche se rari, di una tossicità da trattamento con Vitamina D che può indurre ipercalcemia, iperfosfatemia, PTH soppresso e ipercalciuria. Gli autori concludono per una mancanza di prove di efficacia di uno screening del deficit di Vitamina D nella popolazione adulta asintomatica, e che non è possibile tracciare alcun significativo rapporto costo/beneficio per uno screening che porti a interventi terapeutici precoci.

La chiusa canonica menziona la necessità di ulteriori studi per definire la soglia di carenza di Vitamina D, la sensibilità e specificità dei differenti metodi di dosaggio utilizzando un metodi di riferimento certificato internazionalmente e, addirittura, se il parametro di scelta per la carenza di Vitamina D sia davvero la 25(OH)D.

Un editoriale di accompagnamento all’articolo fa opportunamente notare come sia difficile che l’approccio abituale di USPSTF, storicamente teso ad evitare l’insorgere di una patologia, possa applicarsi allo studio delle variazioni di un micronutriente come la Vitamina D, che di per se non è in grado di causare nessuno degli effetti che un’opinione semplicistica tende ad attribuirgli. “La Vitamina D è uno dei componenti dell’apparato biochimico che apre il genoma per consentire l’accesso all’informazione di DNA richiesta per una particolare risposta cellulare o tessutale agli stimoli ambientali”.

In termini di funzionalità cellulare, significa che se la concentrazione di questo micronutriente si riduce, verosimilmente la risposta cellula ne sarà condizionata.

Ma si tratterebbe di ‘disfunzione’, non di una patologia clinicamente evidente: una disfunzione che, ammesso porti a malattia in un arco temporale definito, difficilmente è suscettibile di trarre beneficio da una politica di prevenzione.

BIBLIOWEB

LeFevre ML, et al “Screening for vitamin D deficiency in adults: U.S. Preventive Services Task Force Recommendation Statement” Ann Intern Med 2014; DOI: 10.7326/M14-2450.

 Heaney RP, Armas LAG “Screening for vitamin D deficiency: Is the goal disease prevention or full nutrient repletion?” Ann Intern Med 2014; DOI: 10.7326/M14-2573.

 

 

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   In allegato la Documentazione  in formato PDF (Vitamina D: 10 domande per conoscerla)

 

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Marco Caputo

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