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Tidoide e Screening. Non Smettiamo Di Cercare Evidenze…

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Tidoide e Screening. Non Smettiamo Di Cercare Evidenze…

A 10 anni di distanza dal precedente rapporto, la USPSTF (la task force dedicata negli USA a valutare punti di forza e punti di debolezza negli screening sanitari) ancora non trova evidenze sufficienti per proporre uno screening delle tireopatie nella popolazione generale. E’ quanto si legge in un recentissimo articolo pubblicato lo scorso 27 ottobre sull’edizione on line di Annals of Internal Medicine.

Gli autori riportano il risultato di un’analisi sistematica di una serie di trial randomizzati e controllati e di altrettanti studi osservazionali condotti sullo screening e il trattamento di patologie funzionali della tiroide subcliniche o clinicamente evidenti  e non diagnosticate in soggetti senza gozzo e senza noduli.
La popolazione di soggetti >65enni che assume preparati tiroidei si è più che raddoppiata nello scorso ventennio, balzando dall’8.1% del 1989 al 20% del 2005, e i pazienti che prendono l-tiroxina sono passati dai meno di 50 milioni del 2006 ai 70.5 milioni del 2010.

A fronte di un così massiccio aumento di  utilizzo di terapia sostitutiva, i ricercatori hanno pensato di verificare se lo screening delle tireopatie funzionali sia stato in grado di ridurre morbilità e mortalità, senza provocare danni reali o allarmismi ingiustificati.
Purtroppo non hanno trovato alcun trial in letteratura in grado si confrontare benefici e danni tra popolazioni screenate e non screenate e nessuno studio che valutasse trattati versus non trattati tra soggetti con ipotiroidismo subclinico.  Sono invece emersi 11 trial e 1 studio retrospettivo sul trattamento dell’ipo subclinico e 2 studi sul trattamento dell’ipertiroidismo subclinico.  Solo 3 trial sull’ipo subclinico sono stati giudicati di buona qualità, nessuno dei quali eseguito negli Stati Uniti.  In uno studio di discreta qualità, il trattamento con l-tiroxina si è visto associato ad un minor rischio di cardiomiopatia ischemica, riduzione del rischio di mortalità complessiva da malattie cardiocircolatorie e cancro per i soggetti trattati rispetto ai non trattati, ma i benefici non si estendono ai  pazienti ultrasettantenni.  In ulteriori 5 trial, non si sono evidenziate differenze tra trattati e placebo rispetto alla qualità di vita.

Uno studio di buona qualità non ha riscontrato alcuna differenza tra trattati con l-tiroxina e placebo in termini di funzione cognitiva, e altri 3 studi non hanno trovato alcuna differenza tra trattati e non trattati per quanto riguarda la pressione arteriosa.  
Dal punto di vista dei rischi metabolici, i risultati sono variabili. 3 trial trovano differenze statisticamente significative nella colesterolemia totale, altri 3 altrettanta differenza per l’LDL-colesterolo, nessuno trova differenze per l’HDL-colesterolo o per la trigliceridemia.   
Nessuno studio rileva differenze statisticamente significative per l’indice di massa corporea (BMI).

Le conclusioni degli autori sono che lo studio del 2014 conferma  i riscontri del 2004:  non ci sono, cioè, prove dirette di un migliore outcome per i pazienti che fanno lo screening rispetto a chi non lo fa. Mancano però dati di confronto tra  trattati e non trattati per ipotiroidismo subclinico,  e sarebbe invece importante poterne disporre. Tra l’altro, recenti ricerche sembrano indicare che, nella popolazione anziana, un certo grado di ipofunzionalità della tiroide sia protettivo ai fini della sopravvivenza.  
Ci attendiamo di veder pubblicazioni al riguardo nel prossimo futuro, ricordando che, per l’EBM, “ la mancanza di evidenze non vuol dire evidenza di mancanza di efficacia”….

Ann Intern Med. Published online October 27, 2014.  



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Marco Caputo

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