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Si Viaggiare

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VIAGGIATORI E MIGRANTI

Tutela della salute e prevenzione delle malattie in un mondo sempre più in movimento

Prima dell’estate l’associazione Amici della Medicina di laboratorio, che ha sede a Desenzano, ha promosso, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, un incontro informativo dedicato ai rischi dei viaggi nei e dai paesi extraeuropei. Nel periodo delle ferie estive proponiamo una utile sintesi degli interventi.

INTERVENTO DEL DOTT. MICHELE MUSMECI

Già Primario dell’Azienda Ospedaliera di Mantova, ospedale di Castiglione delle Stiviere, è presidente dell’associazione Amici della Medicina di Laboratorio.

Il viaggio nella storia dell’umanità

Sì, viaggiare…”, il titolo della locandina, mi ricorda il ritornello dell’indimenticato Battisti degli anni 70-80. Quale fascino, quali sogni non ci porta il viaggiare!

Viaggiare per l’uomo ha rappresentato quasi una necessità: da sempre. Addirittura fin dall’Homo erectus troviamo nell’uomo la componente migratoria. Del resto l’attuale mole del turismo di massa, calcolabile secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo intorno ai 600 milioni di individui all’anno, può trovare una spiegazione di carattere antropologico nel definire l’uomo una specie migratoria.

Questo argomento, forse non sufficientemente studiato, nel 1988 è stato dibattuto nella Conferenza Europea di Travel Medecine “Mobility and health: from hominid migration to mass turism” (Migrazione e Salute: dalle migrazioni dei primitivi al turismo di massa), organizzata dal Centro OMS per la Medicina del Turismo con la partecipazione del paleontologo Donald Johanson , lo scopritore di Lucy.

Il viaggiare, molto probabilmente, rappresenta un’esperienza psicologica favorevole allo sviluppo dell’individuo, e nella storia dell’umanità ha assunto nel tempo molteplici aspetti.

Può aver rappresentato una maniera per cambiare la propria condizione sociale, può essere stato un modo per acquisire nuovi orizzonti o civiltà nascoste. C’è chi ha viaggiato per studio e ricerca, osservando e registrando e chi poi ha raccontato emozioni. Anche Ulisse , secondo Dante, nel suo peregrinare viaggiò per seguire “virtude e canoscenza”. Del resto anche oggi il viaggiare è vissuto e interpretato dalle persone secondo modi ed aspetti diversi.

Il viaggiare ai nostri giorni può rappresentare anche una moda del consumismo, con esaltazione di un feticismo di oggetti ricordo o dei filmati da proiettare a testimonianza dell’esperienza vissuta, ma anche talora e sempre più spesso rappresenta una possibilità per trovare lavoro e poter sfamare se stessi e la propria famiglia.

Rischi e strutture sanitarie

In un mondo in cui grandi distanze sono coperte in appena una manciata di ore da aerei sempre più veloci, risulta sempre più appetibile e relativamente facile raggiungere destinazioni lontane in regioni avvolte dal fascino dell’esotico, ancor meglio se soffuse da un pizzico di avventura, ma altresì non esenti da fattori di rischio dal punto di vista sanitario.

Oggi bastano 36 ore per fare il giro del mondo: un tempo che risulta inferiore al periodo di incubazione della maggior parte delle malattie trasmissibili che possono essere contratte nei vari paesi del mondo.

Bisogna anche considerare che oltre al rischio di ammalarsi il viaggiatore può diventare un veicolo di infezione per gli altri, una volta rientrato a casa. Proteggere se stessi significa proteggere anche la salute degli altri.

Del resto il rischio si può assolutamente minimizzare grazie ad un’attenta informazione e conoscenza per adottare opportune precauzioni e soprattutto misure di profilassi e vaccinazioni da iniziare prima della partenza. Bisognerà anche chiedere informazioni sullo stato di possibile assistenza sanitaria nei paesi che andiamo a visitare, in modo particolare se extraeuropei.

Ricordiamo che presenze sanitarie italiane sono sparse un po’ ovunque nei vari Continenti. Nel 2003 è stata fondata l’Alleanza degli Ospedali Italiani nel Mondo per iniziativa di vari Ministeri quali quelli della Salute, degli Affari Esteri, dell’Istruzione, nonché del Ministro per gli Italiani nel Mondo e del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie; tale Alleanza poi è stata costituita formalmente il 02-02-2004 con una sottoscrizione di Convenzione fra Centri Sanitari sul territorio nazionale e Centri Sanitari Italiani all’estero.

A questa al momento aderiscono circa 44 Centri Sanitari Italiani sparsi in più di 20 Nazioni nel mondo e 32 Centri Sanitari Nazionali di Riferimento, rappresentati da Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e grandi Ospedali pubblici e privati.

Citiamo ad esempio l’ospedale Ayamè in Costa d’Avorio, l’ospedale S.Camillo in Burkina Faso, l’ospedale Umberto I° del Cairo in Egitto, l’Ospedale Italiano di Amman in Giordania per fare qualche nome all’estero e di contro il S. Raffaele e l’Ospedale Maggiore (IRCCS) di Milano oppure il Policlinico San Matteo (IRCCS) di Pavia e l’Istituto G. Gaslini di Genova sul territorio nazionale.

L’Integrazione e Promozione degli Ospedali e dei Centri Sanitari Italiani nel Mondo come progetto IPOCM (che ne è l’acronimo) attraverso il Segretariato, organo costitutivo dell’associazione con sede presso il Ministero della Salute, attua il Servizio di Teleconsulto Asincrono, cioè l’Assistenza Sanitaria attraverso la Telemedicina con fruibilità di consulenze diagnostiche e terapeutiche a distanza.

Molti sono ancora gli esempi di collaborazione fra strutture Sanitarie Italiane ed estere. Solo per fare un esempio abbastanza vicino al nostro territorio, cito la collaborazione attuata nel 2009 dall’A.O. Carlo Poma di Mantova con una struttura ospedaliera della Costa d’Avorio per l’istituzione di un sistema di emergenza-urgenza sviluppato con il 118 di MN e l’associazione Ong-Pobic con il finanziamento della Regione Lombardia.

I migranti “portatori di malattie”?

Per quanto riguarda il fenomeno migratorio ormai strutturato in Italia, non è ancora scomparso lo stereotipo che vede negli stranieri i portatori delle più strane malattie anche se, allorquando risulta possibile effettuare i riscontri epidemiologici, almeno per le malattie infettive, questi ci dicono che gli immigrati una volta giunti in Italia si ammalano delle stesse malattie dei residenti.

Per l’immigrato si possono evidenziare diverse tipologie di malattie:
• di importazione (quali fattori ereditari dei paesi di origine);
• di adattamento e di acquisizione (legate prevalentemente allo stress e alle precarie condizioni igienico-sanitarie in cui talora l’immigrato è costretto a vivere per lo stato di clandestinità).

L’Italia si mostra tendenzialmente attiva sul fronte delle risposte agli immigrati in tema di salute.

Esiste il progetto “Migrazione e Salute”, promosso e finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità, che mira ad individuare modalità assistenziali finalizzate ad una buona fruibilità dei Servizi e ad attivare percorsi formativi su temi sanitari.

Numerosi convegni, congressi e progetti sono stati attuati e continuano ad essere promossi al fine di favorire gli immigrati italiani ad accedere al Servizio Sanitario pubblico.

Di contro bisogna soprattutto cercare di identificare tutti i rischi che potrebbero venire da un mancato censimento dello stato vaccinale della popolazione immigrata, in particolar modo legati alla clandestinità di soggetti provenienti da aree con endemie particolari. Si cita ad esempio l’allarme lanciato dal prof. Walter Pasini direttore del Centro OMS Medicina del Turismo , per il rischio di soggetti provenienti dalla cosidetta “cintura meningococcica”, fascia africana che va dal Senegal all’Etiopia. Il censimento dello stato vaccinale andrebbe a vantaggio non solo della popolazione italiana ma soprattutto di quella immigrata.

Nell’ottica delle indicazioni generali, contenute nella risoluzione “Salute dei Migranti” approvata durante la 61° Assemblea mondiale della Sanità all’OMS di Ginevra nel 2008, nel giugno 2011 a Giardini Naxos l’Ordine dei Medici di Messina ha organizzato il Convegno del Mediterraneo “Salute e Migranti.Un approccio all’integrazione e alla cooperazione sanitaria” con la presenza di rappresentanze sanitarie dei Paesi del Mediterraneo, europei ed africani, come Arabia Saudita, Libia, Malta, Marocco, Siria, Tunisia. In tale sede sono state avviate azioni di scambio,di collaborazione e di trasferimento di modelli gestionali e di percorsi diagnostici con le amministrazioni sanitarie mediterranee in particolare dei paesi del Maghreb.

Viaggiatori e Migrantes

A tale convegno anche noi eravamo presenti con il libretto “Viaggiatori e Migrantes”, prodotto dalla nostra Associazione “Amici della Medicina di Laboratorio” di cui attualmente sono il presidente. Si tratta di una associazione culturale di promozione sociale formata da Medici, perlopiù di estrazione ospedaliera e tutti cultori della Società Scientifica SIMeL. La nostra attività è rivolta alla promozione di corsi di formazione e di aggiornamento, nonché di pubblicazioni su argomenti non solo specifici del campo medico ma anche di interesse generale quali il Risk Management e la Privacy.

Prendendo spunto da un’intervista ai soci SIMeL Schinella e Casiraghi, in occasione del Congresso di Cremona del 2008 sulle pratiche per la riduzione del rischio delle malattie infettive, è maturata l’idea di ampliare quanto già presente nell’intervista in modo da farne un libretto di notizie e consigli utili, di facile comprensibilità per tutti i non addetti ai lavori e, quindi, di più ampia diffusione e utilità.

Abbiamo cercato di curare anche la veste grafica e per l’ottima riuscita espressiva di quanto da noi pensato e l’eccellente impaginazione ringraziamo il grafico sig. Giovanni Angelini dello studio Physis Design di Milano. Un ringraziamento anche al dr. Paolo Paparella che, nella stesura finale prima della stampa definitiva, ha aiutato Giovanni Casiraghi e me a limare ed eliminare il superfluo tanto da poter ridurre le 32 pagine iniziali alle 24 attuali.

Il libretto può essere richiesto alla sede dell’associazione in via V. Veneto, 4 a Desenzano del Garda, email: [email protected]

INTERVENTO DEL DOTT. ROMUALDO GRANDE

Parassitologo della Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

In un mondo sempre più piccolo, anche i parassiti si globalizzano

E’ interessante sottolineare che molti di questi agenti patogeni non sono affatto esotici ma saldamente endemici sul territorio nazionale, anche se questo viene spesso ignorato dai medici curanti. Così avviene che un signore ligure con la Leishmaniosi (parassitosi ematica endemica nella Riviera di Ponente) viene sottoposto ad una chemioterapia antitumorale inutile e dannosa.

Il problema in Italia è l’errata diagnosi di queste malattie, dovuta al fatto che i parassiti spesso non vengono presi in considerazione per la diagnosi di malattie con sintomi sovrapponibili  ad una parassitosi. Questo può avere conseguenze anche gravi per il paziente.

INTERVENTO DEL DOTT. GIOVANNI CASIRAGHI

Specialista in  Medicina Preventiva, D.M. Dipartimento di Prevenzione ASL COMO -  Docente Universitario - Segretario Regione Lombardia  Società Scientifica SIMeL

Comunicare il rischio, il lavoro dei medici

In campo medico non ci sono più le certezze di una volta, o meglio, oggi anche alle nostre latitudini siamo più informati sulle malattie rare. Sappiamo dei problemi della globalizzazione, e questo vuol dire anche nuove nozioni sulle patologie legate ai viaggiatori internazionali ed alle variazioni dell’ecosistema che rimodellano i vettori delle diverse patologie, basti citare la zanzara tigre (Aedes albopictus).

Queste informazioni sono disponibili in ambito medico, un po’ meno nella popolazione che, specie per le “patologie emergenti”, causano vere e proprie epidemie mediatiche. Viviamo nella società dell’informazione e le dinamiche comunicative modificano il nostro modo di agire. Non sempre chi informa riporta nozioni esatte, specie i giornali o le immagini veicolate dai media. Diventano indispensabili la riflessione ed il senso critico, mentre è sempre più difficile selezionare fonti certe.

Comunicare il rischio è  il principale lavoro del medico, che svolge tale compito attraverso la comunicazione personale col paziente (counselling). A livello internazionale la comunicazione passa per  pubblicazioni di settore come l’International travel and health dell’organizzazione mondiale della sanità (www.who.int/ith)  o del CDC di Atlanta (www.cdc.gov) come anche a livello italiano attraverso il portale del Ministero della Salute (www.gov.it).

Il libretto “Viaggiatori e migrantes – star bene viaggiando” presentato di recente a Desenzano, vuole rispondere alle più frequenti domande poste da parte dei viaggiatori ai  medici degli ambulatori del viaggiatore, in maniera semplice ed esauriente.

Non va prestato ascolto chi dice che non vi sono pericoli nel viaggio in paesi extraeuropei, specie dal punto di vista sanitario: una malattia come la malaria, oltre a minare la salute, sicuramente rovina il viaggio stesso. Prima di un viaggio nella maggior parte dei casi è essenziale una profilassi farmacologia ed una vaccinale: per questo in ogni ASL sono presenti Ambulatori del Viaggiatore: basta informarsi.

In caso di necessità vi è un ulteriore livello di accuratezza legato a veri e propri centri d’eccellenza, anche vicino a Brescia con l’Istituto di malattie infettive dell’Università (www.infettivibrescia.it) o a Verona con l’Ospedale di Negrar (www.sacrocuore.it/areamedicacentromalattietropicali).

Viaggiare sicuri vuol dire viaggiare informati: informarsi dai medici degli ambulatori del viaggiatore vuol dire assicurarsi un ridente viaggio.

   In allegato le presentazioni PPT-FlipBook


Click per visualizzare la Relazione del Dr. Grande Romualdo

Click per visualizzare la Relazione del Dr. Giovanni Casiraghi

Click per visualizzare l’Album Fotografico dell’Evento


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