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Il Medico non è un Soldato

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Il Medico non è un Soldato

 

La Cassazione non ha dubbi in proposito, con una sentenza (26966/2013) lo ha ribadito, ammesso che ce ne fosse bisogno. Il Medico, se non è d’accordo con il suo superiore, non solo deve dirlo ma deve anche mettere per iscritto i motivi che portano a dissentire dalla decisione presa dal primario. Se non lo fa è responsabile al pari di chi ha preso tale decisione.

Un Medico che ha disposizione tutti i dati per valutare la inopportunità di una determinata decisione e non fa nulla, dimenticandosi di quali siano “gli interessi primari da salvaguardare”, per un “male interpretato dovere di subordinazione gerarchica” non può essere considerato immune da colpe.

Il Medico che insieme al direttore del reparto compie attività sanitaria non può pretendere di essere sollevato da responsabilità ove ometta di differenziare la propria posizione, rendendo palesi i motivi che lo inducono a dissentire dalla decisione eventualmente presa dal direttore Per non incappare nella responsabilità prevista dal principio contenuto nell’art. 40 del Codice penale: “Equivale a cagionare un evento non impedirlo“ è necessario quindi manifestare il proprio dissenso (nel caso alle dimissioni). Questa sentenza scatenerà una guerra tra primari e assistenti? Non credo.

Probabilmente aiuterà  un dialogo che spesso tende a perdersi, tra chi è al vertice e, a volte, tra budget e conti vari, perde di vista la Mission del Medico e chi è subordinato e non trova il coraggio di dire: “non sono d’accordo”.

   In allegato la Documentazione relativa in formato PDF

Click per visualizzare la Documentazione


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Giuseppe Catanoso

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