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BES 2020 la frenata Covid

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BES 2020 la frenata Covid

L’ISTAT certifica i danni pandemici

Lefotografie hanno il merito di ricordare il contesto temporale di quando sono state “scattate”. Lo stesso vale per le statistiche temporizzate. L’ISTAT, a dieci anni dall’avvio del progetto, ha presentato l’ottava edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES), descrivendo un anno di Covid-19. Cosa ci racconta ? Che diminuisce la speranza di vita (in 12 mesi abbiamo perso quasi un anno, con punte di 2,4 anni in meno in Lombardia). Aumenta il disagio mentale (sempre più tra anziani, ma anche tra giovani donne) e almeno una persona su dieci non è riuscita a farsi curare o non ha avuto accesso alle cure (nel 2019 era il 6,3%).

Il BES 2020 certifica che si è fermata l’evoluzione positiva della speranza di vita. Il capitolo salute rileva che la speranza di vita alla nascita tra il 2010 e il 2019, pur con evidenti disuguaglianze geografiche e di genere, è stata duramente frenata dal Covid-19 che ha annullato, completamente nel Nord e parzialmente nelle altre aree del Paese, i progressi maturati nel decennio. Il volume contiene un sistema di indicatori, aggiornato ogni anno, per seguire le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato la società italiana nell’ultimo decennio, incluse quelle più recenti determinate dalla pandemia da Covid-19.

Speranza di vita. A fronte di una stima di circa 0,9 anni (da 83,2 a 82,3 anni) complessivamente persi a livello nazionale, emerge una forte eterogeneità tra i diversi territori, lo svuotamento, in termini di anni vissuti risulta più marcato nelle regioni settentrionali (da 83,6 a 82,1 anni), rispetto al Centro (da 83,6 a 83,1) e al Meridione (da 82,5 a 82,2). Guardando le singole regioni, nel 2020 il calo più forte si registra in Lombardia, dove la mortalità registrata nel corso dell’anno, ha provocato una perdita di circa 2,4 anni, seguita, in ordine decrescente, da Valle d’Aosta (-1,8 anni), Marche (-1,4 anni), Piemonte (-1,3 anni) e Trentino-Alto Adige (-1,3 anni). Riduzioni superiori ad un anno vengono registrate anche in Liguria (-1,2 anni), Puglia (-1,2 anni) ed Emilia-Romagna (-1,2). La speranza di vita alla nascita rimane invece sostanzialmente invariata in Basilicata e Calabria e diminuisce solo lievemente nella maggior parte delle regioni del Meridione, ad eccezione di Abruzzo e Sardegna, dove si stima un calo intorno ad 1 anno di vita (rispettivamente da 83,4 a 82,4 e da 83,1 a 82,1).

Salute mentale. Peggiorano gli indicatori. Nel 2020 in Italia l’indice di salute mentale risulta di 68,8. Rispetto al 2019 emergono tendenze differenti in sottogruppi di popolazione. Peggiora la situazione delle persone di 75 anni e più, di entrambi i generi e delle persone sole, nella fascia di età 55-64, soprattutto al Nord. L’indice di salute mentale peggiora anche tra le giovani donne di 20-24 anni, registrando in alcune regioni (Lombardia, Piemonte, Campania e Molise) i valori più bassi.

Mortalità. Si riduce quella per tumori maligni (adulti) e per demenze o malattie del sistema nervoso. Cresce lievemente la mortalità infantile. Il tasso nel 2018 è stato di 2,9 per mille nati e risulta in lieve aumento rispetto a quanto registrato nel 2016 e nel 2017 (2,8 per mille nati). Per i bimbi i valori di mortalità infantile sono più elevati che nelle bambine (3,1 vs 2,6).

Nell’età adulta (20-64 anni) è particolarmente rilevante la mortalità per tumori maligni considerata “prematura”. Nel 2018, il tasso di mortalità per tali patologie è stato pari a 8,4 per 10mila residenti, valore che si è progressivamente ridotto negli ultimi anni. Il tasso di mortalità per tumori maligni delle donne nel 2018 si è attestato a 7,6 per 10mila, mentre è salito tra gli uomini al 9,2 per 10mila.

Nella popolazione italiana, caratterizzata da una aspettativa di vita molto elevata (notevole percentuale di persone anziane), sono molto diffuse patologie come le demenze e le malattie del sistema nervoso, per le quali il tasso di mortalità è pari a 33 per 10mila abitanti. Le donne hanno un tasso pari al 31,8, gli uomini di 34. Dopo un aumento quasi costante registrato a partire dal 2015, nel 2018 si osserva una lieve riduzione rispetto all’anno precedente. I tassi di mortalità per demenza e per malattie del sistema nervoso più elevati si evidenziano soprattutto al Nord (36,1 per 10mila) contro il 31,1 nel Centro e il 29,4 nel Mezzogiorno.

Mortalità evitabile. Risulta in diminuzione (ma i dati si fermano al 2018). Il tasso standardizzato è risultato pari a 16,8 per 10mila residenti, con valori più elevati tra gli uomini (22,3 per 10mila abitanti contro 11,8 delle donne). Nel tempo si è osservata una forte riduzione della mortalità evitabile (il tasso standardizzato era pari a 23,5 per 10mila nel 2005), soprattutto nella componente “prevenibile” (da 14,8 per 10mila nel 2005 a 10,4 nel 2018).

Tra le principali cause troviamo il tumore al polmone, che nel 2018 ha provocato il decesso di 16 mila 274 persone sotto i 75 anni, seguito dalle cardiopatie ischemiche (11 mila 636) e dal tumore colon-rettale (7 mila 100 decessi), tutte patologie più diffuse tra gli uomini. Tra le donne, invece, la prima causa di mortalità evitabile è il tumore alla mammella, seguito dal tumore al polmone e da quello colon-rettale.

Multicronici. Sono sempre di più. Nel 2020 dai 75 anni in su è multi-cronica (soffre di tre o più patologie croniche) il 48,8% della popolazione o ha gravi limitazioni nel compiere le attività abituali. Tale quota è più elevata tra chi vive nel Mezzogiorno (56,9% rispetto a 44,6% nel Nord ed al 47% nel Centro), tra le donne (55% contro il 39,7% degli uomini).Tra le persone di 85 anni e più, raggiunge il 60,7.

Stili di vita. Meno sedentari ma più obesi: nell’ultimo anno, la pandemia in corso e le restrizioni che ne sono conseguite hanno notevolmente inciso sugli stili di vita della popolazione. Le chiusure dei negozi e i limiti imposti agli spostamenti, specie durante il lockdown, hanno determinato una diminuzione nella quota di popolazione che ha potuto svolgere attività fisico sportiva, di tipo “strutturato”, in palestre e centri sportivi ed hanno rimodulato i tempi e i modi della consumazione dei pasti che, molto più spesso di quanto non sia avvenuto nel recente passato, si sono svolti in casa.

Nel 2020 la quota di persone sedentarie di 14 anni e più è pari al 33,8%, dato in miglioramento rispetto al 2019. È invece in eccesso di peso il 45,5% delle persone di 18 anni in su, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. E’ un fenomeno apparentemente contraddittorio. L’ISTAT lo spiega sottolineando che, nel momento delle restrizioni più forti legate alla pandemia, la popolazione ha cercato di mantenersi fisicamente attiva, ma è cresciuto il tempo trascorso a casa in lavori sedentari, sia lavorando sia svolgendo attività del tempo libero. Parallelamente, si è osservato tra la popolazione adulta di 18 anni e più, una quota di persone in eccesso di peso con un lieve aumento del fenomeno. Gli uomini presentano livelli di eccesso di peso superiori alle donne (54,7% contro il 36,9%), ma è tra queste ultime che nel corso del tempo si registrano gli incrementi maggiori.

Stabili i fumatori, aumenta consumo di alcol. Nel 2020 i fumatori sono il 18,9% della popolazione di 14 anni e più (quota stabile rispetto all’anno precedente) mentre il consumo di alcol a rischio ha riguardato il 16,8% della popolazione della stessa fascia di età (in lieve aumento).

Posti letto. Nel periodo 2010-2018 diminuiscono nei reparti ad “elevata assistenza” (da 3,51 per 10mila abitanti a 3,04). Cresce la mobilità sanitaria per motivi di cura, dalle regioni meridionali e dal Centro tra il 2010 e il 2019 (da 9,2 a 10,9 ogni 100 dimissioni di residenti nel Mezzogiorno, da 7,4 a 9 nel Centro). Gli indicatori sulla qualità dei servizi sanitari depongono per una crescita costante del tasso di mobilità.

Operatori Sanitari. Con quattro medici ogni 1.000 residenti, il nostro Paese si colloca ai primi posti in Europa ma i medici sono mediamente più “anziani”, rispetto ai colleghi di altri Paesi (un medico su due ha più di 55 anni). Pochi gli infermieri. Nel 2019 sono circa 241mila i medici (tra specialisti, medici di base e pediatri di libera scelta) che svolgono la loro attività nel sistema sanitario italiano, pubblico e privato. Oltre un terzo dei medici di medicina generale (34%) supera la soglia dei 1.500 assistiti nel 2018, percentuale più che raddoppiata, rispetto al 2005, quando era il 15,9%. Tale aumento, significativo nel corso degli anni, su tutto il territorio nazionale, è stato più consistente al Nord (dal 17,9% nel 2005 al 46,9% nel 2018), meno nel Mezzogiorno (21,3% nel 2018 rispetto al 16,3% nel 2005). Allo stesso modo la situazione del personale infermieristico non è favorevole. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per dotazione di infermieri, circa 6 ogni 1.000 residenti.

Rinuncia alle cure. Il 10% degli italiani ha dovuto rinunciare alle cure per difficoltà di accesso. Nel 2020 più di uno su 10 ha dichiarato di aver rinunciato (negli ultimi 12 mesi) a prestazioni sanitarie, pur avendone bisogno. Il forte aumento (era il 6,3% nel 2019) è certamente straordinario: oltre il 50% di chi rinuncia riferisce, infatti, motivazioni legate al Covid-19.

Prima dell’epidemia, l’andamento dell’indicatore aveva fatto registrare un calo in tutto il territorio nazionale, passando dal 8,1% del 2017 al 6,3% nel 2019. La flessione era stata registrata in tutte le regioni, anche se permanevano disuguaglianze territoriali a svantaggio del Mezzogiorno (7,5% rispetto al 5,1% del Nord, nel 2019). Nel 2020, in alcune regioni del Nord, quali Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia-Romagna, la percentuale di quanti hanno dovuto rinunciare a una visita o accertamento è raddoppiata, rispetto all’anno precedente; in gran parte dei casi, il motivo della rinuncia indicato è legato all’emergenza pandemica (58,6% in Lombardia, 57,7% in Liguria, 52,2% in Emilia-Romagna e 48,5% in Piemonte).

Le restrizioni imposte per contenere i contagi, il timore di contrarre infezioni, ma soprattutto la chiusura nel periodo del lockdown di molte strutture ambulatoriali, con la sospensione dei servizi sanitari rinviabili, non ha consentito l’accesso a prestazioni necessarie, accumulando ulteriori ritardi e allungamenti delle liste d’attesa, con un danno, in termini di salute pubblica, che ancora non è del tutto misurabile.

BIBLIOWEB:

ISTAT – BES 2020: Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (in PDF allegato)
Sito ISTAT https://www.istat.it/
OMS – Sustainable Development Goals https://www.un.org/sustainabledevelopment/sustainable-development-goals/
Sito ISTAT – BES https://www.istat.it/it/benessere-e-sostenibilit%C3%A0
Statistica di BES https://newmicro.altervista.org/?p=6858
Italia longeva http://newmicro.altervista.org/?p=6048
Salute e benessere cittadino http://newmicro.altervista.org/?p=4460
BES Batte Cinque http://newmicro.altervista.org/?p=3637

 ISTAT – BES 2020: Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (PDF)

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Sandro Pierdomenico

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