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Alzheimer di Stato

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Alzheimer di Stato

Retta RSA e costi per l’assistenza sono a carico del SSN

Nel 1910 lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin, nel suo trattato “Psichiatria”, descriveva la nuova forma di demenza scoperta da Alzheimer, chiamandola appunto malattia di Alzheimer. Nella sua definizione clinica anche un ricercatore italiano, Gaetano Perusini, ebbe un ruolo rilevante. Infatti, Perusini faceva parte di un gruppo di psichiatri che privilegiava, rispetto ai trattamenti psicoanalitici, lo studio anatomico dei pazienti.

Questa era anche la linea di Alois Alzheimer, che seguiva gli orientamenti della scuola prettamente anatomica di Emil Kraepelin. Poi, nel 1906, a Monaco, Perusini affiancò Alzheimer nell’attività di ricerca, per decifrare la particolare forma di demenza scoperta. Quindi, lo studio che ne scaturì fu pubblicato sulla rivista Histologische und Histopathologische Arbeiten.

In questo studio, Perusini intuì l’azione di “una specie di cemento che incolla le fibrille insieme”. Di fatto, con quasi 80 anni di anticipo, comprese la presenza della proteina beta-amiloide, la sostanza di cui sono fatte le placche, come “prodotto metabolico patologico”. In seguito questa proteina è stata ridisegnata, grazie alla biologia molecolare, nel 1984.

Nel mondo si contano quasi milioni di persone affette da demenza, che aumentano con un ritmo di 7,7 milioni all’anno. Numeri che, nei prossimi quarant’anni, dovrebbero addirittura triplicare, facendo della demenza una priorità mondiale di salute pubblica. Da Ronald Reagan a Margaret Thatcher e Rita Hayworth, da Charlton Heston (alias “Ben Hur”), a Gerd Müller, implacabile goleador del Bayern Monaco, passando per Agatha Christie e James Doohan (lo ‘Scotty’ di Star Trek), sono molti i ‘vip’ che, come decine di milioni di persone nel mondo, hanno sviluppato la malattia.

Nel 2010, il Rapporto Mondiale Alzheimer segnala una qualche forma di demenza in più di 35 milioni di persone, ma nel 2030 saranno 67,5 milioni e tra trent’anni, nel 2050, oltre 115,4 milioni. ”La demenza, di cui l’Alzheimer è la causa più comune, colpisce le persone di tutti i paesi, afferma l’OMS, con più di metà dei casi, il 58%, in quelli a basso e medio reddito. Nel 2050 questa cifra tenderà ad aumentare, fino a superare il 70%“.

Solo in Italia sono circa un milione i soggetti affetti da demenza e sono esattamente il triplo i famigliari coinvolti nella loro assistenza. Un vero esercito di donne e uomini che, con coraggio, si assumono il peso economico e fisico necessario per assistere i loro cari. Dati che aumentano a dismisura a livello mondiale. In Italia la ripartizione prevista dal DPCM del 14 febbraio del 2001, per particolari forme di assistenza elencate nel provvedimento, fa gravare l’onere anche sulle famiglie dei ricoverati, quindi anche la retta delle RSA.

A smentire questa interpretazione (per fortuna), è intervenuta la sentenza n. 11537/2020 del Tribunale di Foggia: “…non si può porre in dubbio che le cure prestate alle persone affette da Alzheimer comportino la preminenza dei fattori produttivi sanitari, rispetto a quelli meramente assistenziali.” Dello stesso avviso il Tribunale di Firenze che, con una sentenza del 29 dicembre 2020, ha revocato un decreto ingiuntivo simile, dichiarandolo nullo ex art. 1418 c.c. In tutta Italia  i tribumali avevano espresso gli stessi principi, che possiamo ormai ritenere consolidati.

Il fatto. La vicenda processuale che si è conclusa a Foggia, inizia quando il figlio di un anziano ricoverato in una RSA, si vede notificare un decreto ingiuntivo con cui gli viene richiesto il pagamento delle rette arretrate, per un importo che supera i 5000 €. Il legale che assume l’assistenza, richiamando i principi sanciti dalla Cassazione n. 4558/2012, riesce ad ottenere la revoca del decreto.

Per la Cassazione, infatti, nel momento in cui esiste una stretta correlazione tra prestazioni assistenziali e quelle sanitarie, anche le prime sono a carico del Servizio Sanitario e non possono, invece, essere fatte pagare ai malati ed ai loro parenti. Anche il nuovo DPCM 14.2.11 non ha modificato la disciplina, dovendo considerarsi prestazioni socio-sanitarie ad elevata integrazione sanitaria, quindi a carico del Servizio Sanitario, quelle di regola necessarie ai malati di Alzheimer o affetti da grave demenza senile.

Sono ben 13 le sentenze del Tribunale Amministrativo della Regione Lombardia che affermano “che i famigliari degli assistiti ricoverati in residenze socio sanitarie e assistenziali, non sono tenuti a pagare le rette”. Particolarmente importante è la sentenza numero 1584 del TAR di Milano, depositata in data 20/05/2010, dove si fa esplicito riferimento al rispetto dei LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, nella “determinazione della partecipazione al costo del servizio, con potere del Giudice amministrativo di non applicare le delibere regionali contrarie“.

In conclusione, sentenze alla mano, i costi per l’assistenza dei malati di Alzheimer, compresa la retta RSA, sono a carico del SSN. Sentenze che si mostrano sensibili al tema dell’assistenza che molte famiglie prestano, in totale solitudine, ai loro parenti malati.

BIBLIOWEB:

Tribunale di Foggia sentenza n. 11537/2020
Federazione Italiana Alzheimer – http://www.alzheimer.it/
Suprema Corte di Cassazione, Prima Sezione, Sentenza n. 4558/2012 (in PDF allegato)
Cibi “Sani”: cresce la richiesta https://newmicro.altervista.org/?p=8156
Consenso informato e schizofrenia https://newmicro.altervista.org/?p=7206
Serious Games e Telemedicina https://newmicro.altervista.org/?p=6674
Disabilità e diritti https://newmicro.altervista.org/?p=5318

 Suprema Corte di Cassazione, Prima Sezione, Sentenza n. 4558/2012 (PDF)

 Un Click per Leggere



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Assunta Sartor

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