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Dobbiamo chiederci perché

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Dobbiamo chiederci perché

Covid-19. Siamo arrivati impreparati

Non bisogna fornire alibi all’evidenza che siamo arrivati impreparati alla pandemia, meglio, dato che è successo, dobbiamo fare tesoro di quello che è avvenuto, nel bene e nel male, in ogni situazione. Diventa Imperativo evitare di ripetere gli stessi errori, assimilarli, per evitare di ricommetterli, in un concetto applicare la “Evidence Based Medicine”. Le epidemie si combattono anticipando il rischio (prevenendole): organizzarsi nel corso dell’emergenza comporta inevitabilmente grandi difficoltà.

Nessuno può più sottovalutare o nascondere i problemi avuti da tutti i paesi nell’affrontare la pandemia e, allo stesso modo, nessuno dovrebbe più dubitare o fraintendere che si tratta di una malattia “malvagia”, molto difficile da contenere, controllare e gestire. Molto è stato fatto a livello mondiale in campo sanitario, dallo sforzo del “OMS”, che ci fornisce i dati mondiali con il “dashboard”, seguito da tutti i siti internazionali (CDC, ECDC ed altri), dalla Cochrane, dalle riviste scientifiche come The Lancet a Jama Network, per citarne solo due.

Merita una menzione l’articolo pubblicato su “International Journal for Quality in Health Care” (rivista scientifica della Oxford Academy), la survey internazionale promossa dall’Italian Network for Safety in Healthcare, in collaborazione con International Society for Quality in Health Care, Macquarie University e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

La survey riporta l’opinione di oltre mille esperti di qualità e sicurezza, appartenenti a 96 paesi, su come è stata gestita la pandemia nelle sei regioni WHO (America, Africa, Europa, Medio-Oriente, Sud-est asiatico, Pacifico occidentale). Lanciata tra maggio e luglio, alla fine di settembre 2020 le regioni che presentavano la percentuale cumulata di morti più alta, erano il continente americano (55%) e quello europeo (23%). Anche se l’80% dei paesi disponeva di un piano pandemico, solo il 50% era stato aggiornato.

Le regioni WHO che hanno avuto la reazione più rapida e forse migliore sul controllo dell’epidemia, in base alle risposte degli esperti, sono state quella medio-orientale, del pacifico occidentale e del sud-est asiatico. L’esperienza avuta con le epidemie di MERS e SARS, nelle prime due regioni, ha forse reso queste nazioni più resilienti e più organizzate nel promuovere le misure di prevenzione. La comunicazione pubblica è stata ritenuta in media positiva, più chiara e meno ambigua, dai rispondenti del sud-est asiatico, pacifico orientale e medio-oriente.

Colpisce il livello di preparazione degli operatori sanitari (basso). Solo il 30% di chi ha risposto ha dichiarato che era stata svolta una formazione, mediante simulazione, sulla gestione di una pandemia negli ultimi tre anni. Solo il 50% riferisce di non aver avuto problemi di accesso ai dispositivi di protezione personale (DPI). Altra grave carenza emersa è lo scarso supporto psicologico fornito agli operatori sanitari, in relazione all’emergenza ed alla disponibilità di raccomandazioni sulla sindrome da burn-out.

Più diffusa è invece risultata la disponibilità di linee guida chiare sull’uso dei DPI (90%) o sulla  riduzione di visite in ospedale, bloccate per l’88% dei rispondenti, in tutte le regioni WHO. Per il 72% si poteva disporre di un tampone in uno specifico sito, senza andare in ospedale. Le regioni più efficienti nella gestione dei tamponi sono state il sud-est asiatico ed il pacifico occidentale, con ritardi nella comunicazione degli esiti, espressi solo dal 30% (contro il 40-50% delle altre regioni).

La vera sconfitta riguarda la gestione dei pazienti sul territorio (cure primarie), a livello mondiale, oggetto di una profonda riflessione (e cambiamento). Le cure primarie territoriali sono risultate presenti soprattutto nel sud-est asiatico e nel pacifico occidentale, dove è stata riportata dal 74-75%, contro il 57% delle altre regioni. Idem per la presa in carico dei pazienti dimessi, riferita solo dal 60%.

Meno del 70% dei pazienti affetti da COVID-19 sono stati ricoverati in ospedali o altre strutture dedicate. Il 60% delle RSA sono state isolate. E’ evidente che molte di queste risposte avrebbero dovuto superare il 90%, dal momento che la mancata applicazione di alcune misure essenziali espone la popolazione a grave rischio di diffusione del contagio.

Anche se il 18% ha affermato che la protezione degli operatori non è stata adeguata, sono state gravi le conseguenze, dal momento che la protezione degli operatori sanitari doveva essere garantita nel 100% delle organizzazioni (ed il numero dei sanitari colpiti ne è testimonianza).

In sintesi dall’indagine emergono:

-  salute psicologica: scarsa attenzione verso lo stress occupazionale a cui sono stati esposti gli operatori sanitari;

-  impreparazione alla gestione: improvvisazione delle “task force” e la formazione carente (mancate simulazioni). Una squadra che non si è mai allenata insieme non può pensare di avere buoni risultati;

-  piani pandemici aggiornati: scarsa disponibilità di aggiornamenti (solo per il 50%).

Queste conclusioni derivano dalla rilevazione di criticità sulle quali i servizi sanitari (ed i sanitari stessi), di tutto il mondo, dovrebbero interrogarsi. Chi non fa autocritica e non analizza quanto avvenuto (con rigore), non potrà imparare dagli errori fatti e continuerà a sbagliare. Dire che tutti hanno avuto le stesse difficoltà non è vero, ma non serve a nulla cercare le responsabilità senza uno scopo migliorativo. La ricerca del capro espiatorio non è la soluzione!

Il monito del “ECDC” dovrebbe far riflettere: “Una riduzione anticipata delle restrizioni per le feste natalizie (revocate prima del 7 dicembre 2020), porterà inevitabilmente ad un aumento più rapido del numero di casi, dei ricoveri e dei decessi”.

E non dimentichiamo il vaccino, con tutte le considerazioni correlate!

BIBLIOWEB:

Sito OMS https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019
WHO: Link altri Siti https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/global-research-on-novel-coronavirus-2019-ncov
WHO coronavirus diseases (COVID-19) dashboard. Geneva:WHO, 2020. https://covid19.who.int/
WHO . report of the WHO-China joint mission on coronavirus disease 2019 (COVID19). Geneva:WHO, 2020 https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/who-china-joint-mission-on-covid-19-final-report.pdf
Sito ECDC https://www.ecdc.europa.eu/en
Sito The Lancet https://www.thelancet.com/coronavirus
Sito JAMA network https://jamanetwork.com/journals/jama/pages/coronavirus-alert
Cochrane  https://www.cochrane.org/coronavirus-covid-19-cochrane-resources-and-news
Tartaglia R, La Regina M, Tanzini M., et al.- International survey of COVID-19 management strategies – International Journal for Quality in Health Care, 2020. 1-10 Doi: 10.1093/intqhc/mzaa139  https://academic.oup.com/intqhc/advance-article/doi/10.1093/intqhc/mzaa139/5997778
Test rapidi e COVID-19 https://newmicro.altervista.org/?p=7940
Covid Seconda Ondata https://newmicro.altervista.org/?p=7913
Covid-19 Angeli e Demoni http://newmicro.altervista.org/?p=7407
Covid 19 Test sierologici http://newmicro.altervista.org/?p=7319
COVID-19 Test di Laboratorio http://newmicro.altervista.org/?p=7193
Coronavirus & Media http://newmicro.altervista.org/?p=7019

 ECDC – Updated projections of COVID-19 in the EU/EEA and the UK , 23 November 2020 (Pdf)

Un Click per Leggere

 


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