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Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2020-2022

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Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2020-2022

ILPiano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione è frutto della collaborazione tra l’Agenzia per l’Italia Digitale ed il Dipartimento per la Trasformazione Digitale. È uno strumento essenziale per promuovere l’innovazione digitale del Paese e, in particolare, quella della PA. Si tratta di un piano che pur se dichiara la continuità con i precedenti due, appare subito molto diverso, come in fondo c’era da aspettarsi, visto che i programmi vedono le firme di tre diversi direttori generali dell’AgID e di tre diversi Governi.

Appare un piano fattibile, a differenza dei precedenti, ma poco ambizioso, alla luce del rapporto disastroso rilasciato dalla Corte dei Conti sullo stato digitale della PA locale. In questa fase forse si poteva spingere di più soprattutto sfruttando due leve: governance e competenze. Tale trasformazione deve avvenire nel contesto del mercato unico europeo, di beni e servizi digitali, secondo una strategia che in tutta la UE si propone di migliorare l’accesso online ai consumatori e alle imprese, creando le condizioni favorevoli affinché le reti e i servizi digitali possano svilupparsi per massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale europea. Per tale motivo, come già indicato dettagliatamente nelle edizioni precedenti, segnaliamo gli obiettivi principali del Piano.

Concisione. Principale novità è che le dimensioni sono di 83 pagine (per 9 capitoli), contro le oltre 250 pagine (non contando le 90 di appendice) ed i 14 capitoli del precedente piano. Questa caratteristica di agilità e di concisione deriva da alcune scelte precise, dichiarate già nell’introduzione, prendendo atto della realtà definendo le azioni che ritiene effettivamente possibile fare. Data la brevità, vale la pena leggerlo. E’ breve e scritto in un linguaggio comprensibile.

Se il primo piano (quello della Ministra Madia, firmato dal DG Antonio Samaritani), poneva l’accento sull’introduzione del modello strategico dell’Informatica nella PA ed il secondo (quello della Ministra Giulia Bongiorno, firmato dalla DG Teresa Alvaro, in un momento di difficile convivenza con il Team Digitale, passato sotto la guida di Luca Attias), si proponeva di dettagliare minuziosamente l’implementazione del modello, questo piano, molto più schematico, si focalizza sulla realizzazione delle azioni previste.

L’altra faccia del realismo è l’impressione che “si giochi in difesa”: molte delle realizzazioni su cui si punta l’attenzione, erano già presenti nei piani precedenti e, anzi a leggere i tempi allora previsti, dovevano essere state portate già a termine. Molte scadenze di questo piano appaiono quindi come proroghe di precedenti termini disattesi.

Su alcuni punti strategici questo documento è poi molto meno radicale, ad esempio sulla strategia di razionalizzazione dei datacenter, quella di governance dei dati e sull’attuazione delle norme sui RTD (Responsabili della Transizione alla modalità Digitale).

Apprezzamento. Forse sono meno le cose da fare ed anche un po’ meno ambiziose, ma la sensazione è che le azioni indicate siano tutte fattibili, dotate di indicatori di risultato chiari. Citando l’introduzione: “…l’elemento innovativo di questo piano sta proprio nel forte accento posto sulla misura dei risultati, introducendo così uno spunto di riflessione ed una guida operativa per tutte le amministrazioni: la cultura della misura e conseguentemente la qualità dei dati, diventa uno dei motivi portanti di questo approccio”.

Risorse. Sempre parlando in generale, questo Piano (come i due precedenti), soffre di un peccato originale che ne diminuisce molto l’efficacia come documento strategico per una politica di Governo: manca l’aggancio alle risorse disponibili ed alla dimensione economica e finanziaria delle azioni indicate.

Purtroppo, sappiamo bene che l’innovazione non si fa gratis o a “risorse invariate”. Sappiamo anche che i fondi ci sono già, sia negli scampoli della programmazione europea 2013-2020, sia nella gestione della prossima 2021-2027 ed anche nell’uso intelligente (vedi il discorso di Draghi a Rimini) del Recovery Fund. Non essendo mai indicati 1) il rapporto tra costi-benefici, 2) i risultati economici attesi, 3) il ritorno sull’investimento non necessariamente monetario (in termini di posti di lavoro, di qualità della vita, di innovazione sociale), non è possibile giudicare correttamente la politica proposta!

Strategia. Un punto di forza è certamente dato dalla chiarezza della strategia che è definita quasi una “mission”. Tre gli obiettivi che costituiscono le fondamenta del Piano:

1 – favorire lo sviluppo di una società digitale dove i servizi mettono al centro i cittadini e le imprese;
2 – promuovere lo sviluppo sostenibile, etico ed inclusivo attraverso l’innovazione e la digitalizzazione;
3 – contribuire alla diffusione delle nuove tecnologie digitali nel tessuto produttivo italiano.

Pur indicando la trasformazione digitale come ineludibile fattore di sviluppo, questo piano si rivolge all’intero panorama nazionale, attraverso obiettivi strategici molto chiari e niente affatto neutrali: sostenibilità ambientale, inclusione, etica, centralità delle persone.

Suddivisione dei compiti.  Un altro punto di forza è dato dall’esplicitazione chiara, area per area, della suddivisione dei compiti. Da una parte è posta la responsabilità delle istituzioni che devono guidare questa politica (in primis l’AgID ed il Dipartimento per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, che appaiono finalmente lavorare con una buona sinergia); dall’altra la responsabilità di tutte le Amministrazioni a cui sono indicati obiettivi stringenti e ben definiti.

Anche il precedente piano aveva messo in evidenza, per ogni azione, gli attori. In questo però la suddivisione tra i responsabili delle politiche ed i soggetti attuatori (cui si dà maggiore importanza, e maggiore responsabilità) appare più efficace.

Per “perfezionare” ed integrare il Piano, qualche spunto si può trarre anche dal manualetto del “Inail”, dal titolo “ ICT e Lavoro: nuove prospettive”, del 2016. Pur rappresentando l’interpretazione del primo dei piani elaborati, costituisce decisamente una fonte concettuale tuttora valida.

BIBLIOWEB:

Sito Agid https://www.agid.gov.it/
Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2020-2022 (in PDF allegato) https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/piano_triennale_per_l_informatica_nella_pa_2020_2022.pdf
Piattaforme Agid (sanità digitale) https://www.agid.gov.it/it/piattaforme/sanita-digitale
Pago PA https://www.agid.gov.it/piattaforme/pagopa
SPID – sistema pubblico Identità Digitale https://www.spid.gov.it/
INAIL Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale – ICT e lavoro: nuove PROSPETTIVE di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoro –2016 (in PDF allegato)
Digitalizzazione First http://newmicro.altervista.org/?p=6890
Dipartimento per la trasformazione Digitale http://newmicro.altervista.org/?p=6467
Noi PA http://newmicro.altervista.org/?p=6096
Sicurezza dei dati Sanitari http://newmicro.altervista.org/?p=5934
Buone carte per cambiare la PA (finalmente) http://newmicro.altervista.org/?p=5768
Sanità digitale: le credenziali SPID http://newmicro.altervista.org/?p=4206

 Piano Triennale per l’Informatica nella PA 2020-2022 (PDF)

Un Click per Leggere

 INAIL Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale – ICT e lavoro: nuove PROSPETTIVE di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoro –2016 (PDF)

Un Click per Leggere



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Giovanni Casiraghi

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