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Shark in TV

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Shark in TV

 

Non intendiamo  parlare  della serie televisiva con un noto attore americano nelle vesti di procuratore dal carattere strong.
Squalo è il soprannome che negli USA viene dato agli avvocati che offrono, attraverso la pubblicità, la propria partnership per far causa a medici e strutture sanitarie, proponendo una parte della somma di risarcimento ottenuta per ‘malpratice’.
Sappiamo che quello che avviene negli Usa un decennio dopo accade anche da noi.
Ma di questo modernizzazione francamente non sentivamo il bisogno. Conosciamo quel tanto di statistica che ci consente di metabolizzare anche le cose francamente sgradevoli.
Alla comparsa delle iniziative di miglioramento con al centro l’E.B.M. e il RIsk, ci sembra quasi normale il contraltare dell’avvocatura arrabbiata. in onda sulle reti tv, Rai compresa, il messaggio spot promosso da ‘Obiettivo Risarcimento’: “Alza la voce se sei una vittima della malasanità. Hai tempo dieci anni per reclamare un risarcimento. Chiamaci” è sicuramente un ‘memento mori’ per tutta la sanità.
Far bene il proprio lavoro diviene un imperativo, non è possibile sbagliare.
Siamo di fronte ad un effetto Beecher (negli USA  la denuncia di un Anestesista che portò all’istituzione della commissione nazionale per la protezione dei soggetti umani dalla ricerca biomedica e comportamentale) nostrano.
Sicuramente il primo effetto sarà un aumento della medicina difensiva, ad onta delle iniziative del ministro della Salute che ha annunciato la presentazione in uno dei prossimi Consiglio dei Ministri di nuove norme urgenti per contrastare la medicina difensiva sempre più diffusa”,  Lo spot si inserisce in un contesto in cui “il contenzioso è diventato troppo spesso non più una giusta rivendicazione per chi è stato vittima di un episodio accertato di malasanità, ma una occasione di speculazione economica.
Con un costo sociale inestimabile di ulteriore rottura dell’alleanza tra medico e paziente La soluzione non può essere la commercializzazione. Deve partire da una forte iniziativa fatta di nuove norme e di una campagna di comunicazione sociale che proprio la Rai (servizio pubblico) dovrebbe portare avanti”.  Per quanto ci riguarda, sicuramente continuiamo a sottoscrivere le affermazioni di L. Leape sul sistema di report in sanità con provvedimenti sul sistema e non sul singolo individuo ed in grado di  disseminare raccomandazioni.

  

 



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Giovanni Casiraghi

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