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Lavoro e Sorveglianza Sanitaria

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Lavoro e Sorveglianza Sanitaria

L’ultimo rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

Dopo la pandemia COVID continuiamo a dire che “nulla sarà come prima” e vorremmo sottolineare che ci aspettiamo qualcosa di meglio, nonostante le “Cassandre” che sentiamo ultimamente. Ciò implica la conoscenza di che cosa è successo prima ed il tentativo, con le proposte di riforma/ miglioramento, di una umanizzazione delle situazioni che andremo a costruire.

E’ sotto gli occhi di tutti lo scotto pagato dai sanitari per la pandemia, ma siamo anche il paese dell’ILVA di Taranto o, risalendo indietro al primo caso, del disastro ambientale dell’ICMESA di Seveso. Le caratteristiche lavorative, non solo in sanità, sono indubbiamente, a seconda dei casi, un fattore di miglioramento/peggioramento della vita di ciascuno di noi e dell’intera collettività.

Un’analisi attenta dei dati collettivi può contribuire, insieme agli altri abituali criteri di giudizio, a fornire elementi utilissimi per l’organizzazione del lavoro, nell’immediato e in prospettiva (previsioni di “invecchiamento” e di “usura” della manodopera, squilibri nella distribuzione della forza lavoro nelle articolazioni delle sedi aziendali).

L’ultimo Rapporto Annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), relativo all’anno 2019, ci dice lo stato dell’arte nell’era pre-Covid ed evidenzia una serie di problemi del mondo del lavoro. Un lavoratore su quattro, nel nostro Paese, non viene sottoposto a Sorveglianza Sanitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro, uno su tre è esposto alla mancata adozione di misure generali di sicurezza, mentre uno su cinque non riceve la formazione e l’informazione adeguata e obbligatoria, che il datore di lavoro è tenuto ad assicurare ai propri dipendenti.

I risultati della rete dei controlli eseguiti sul territorio nazionale, in materia di lavoro e di legislazione sociale, sono analizzati, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, per tipologia di attività esercitata e per settori produttivi ed aree territoriali d’intervento. Il 53 % degli illeciti riguarda i sistemi di sicurezza, per proteggere i lavoratori da “cadute dall’alto”, il tasso di irregolarità del 86 % rilevato, è il risultato di 160.000 ispezioni effettuate l’anno scorso da 2.561 ispettori sul lavoro, in servizio nella importante struttura governativa.

La mancata sorveglianza sanitaria, registrata in misura del 26%, è solo una parte dell’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro (prevista dalla normativa vigente), per quanto importante, è una forma di prevenzione secondaria, che comunque deve essere integrata dalla attività di formazione/ informazione. Quello che più ci preoccupa in questa fase emergenziale è il dato del 33%, indicato nel Rapporto INL, relativo alla carenza degli aspetti generali di sicurezza nelle attività ispezionate.

La sorveglianza sanitaria si effettua quando, dopo l’adozione di tutte le misure di prevenzione primaria, si individua comunque un rischio residuo di entità non trascurabile, previsto dalle leggi vigenti e non deve servire alla “medicalizzazione” del “possibile rischio”, ma deve essere funzionale ad una gestione razionale delle “risorse umane”, contribuendo a migliorare le condizioni di lavoro e di salute ed il “clima” generale, anche di carattere psicologico e motivazionale.

Le finalità generali della sorveglianza sanitaria sono di tipo prevalentemente preventivo e destinate a verificare, prima dell’avvio al lavoro – e poi nel tempo – l’adeguatezza del rapporto tra condizioni di salute e mansioni sia individualmente che, in seconda istanza, collettivamente.

Tale elemento nel mondo della tutela della salute sul posto di lavoro, viaggia in parallelo agli interventi di prevenzione primaria, che si articolano in misure tecniche, organizzative e procedurali e nell’uso di idonei DPI (per periodi temporanei, lavori eccezionali e di breve durata, per ridurre la quota ineliminabile di rischio, etc.).

Come sottolineato dallo stesso Ispettorato, “divulgato nell’attuale contesto emergenziale di particolare sofferenza ed incertezza, per il sistema economico-produttivo”, il documento vuol offrire anche una fotografia dello “status quo” dal quale ripartire, nel segno d’una rinnovata e solidale “alleanza” con il mondo del lavoro per la tutela dei diritti dei lavoratori e del corretto svolgimento dei rapporti di lavoro”.

Più esplicitamente, l’attività di sorveglianza sanitaria dovrà sempre più: verificare l’accettabilità dei compiti lavorativi per i singoli soggetti, permettendo l’espressione del giudizio di idoneità. In altre parole, deve permettere di: rilevare i soggetti portatori di particolari patologie o costituzionalmente predisposti; monitorare nel tempo lo stato di salute dei lavoratori; misurare la prevalenza di malattie tra i lavoratori, in funzione dell’età, del sesso e della loro distribuzione nelle varie mansioni e in funzione dell’anzianità lavorativa.

Pertesto

BIBLIOWEB:

 Ispettorato Nazionale del Lavoro. Rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale - Anno 2019 (PDF)

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Sergio Galmarini

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