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La Pasqua ai tempi del coronavirus

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La Pasqua ai tempi del coronavirus

Carissimi,

Non molti sono gli Europei ancora viventi che possono ricordare il clima dell’ultima guerra e le sensazioni ad essa connessa : la paura, la sofferenza, l’ansia , l’insicurezza, l’incertezza!  Le attuali generazioni, in Italia e in molti paesi europei, hanno potuto in gran parte evitare il diretto contatto con eventi bellici, che in altre nazioni tuttora provocano sofferenze e innumerevoli morti. La sede più o meno lontana, ma sempre a noi distante, di tali eventi, ci ha quasi abituati a tollerarli, in quanto l’idea della morte, bellica in tal caso, riguarda altri ….lontani, radicando in noi la convinzione di una certa immunità da quei pericoli!

L’attuale Pandemia Covid-19 (Corona Virus Disease 2019), come è stata denominata dal “OMS” (11/02/2020), ha fatto crollare le nostre certezze, evidenziando una profonda fragilità e creando disorientamento e spavento, in tutte le nazioni dell’Occidente. La gravità imprrovisa del fenomeno pandemico ha colto tutti di sorpresa e impreparati, esponendo istituzioni e medici ad un logorio senza limiti.

Siamo stati risucchiati in una guerra condotta contro un nemico invisibile, che può aggredire come un cecchino di quartiere, ad ogni angolo di strada! E ancora più facilmente siamo stati noi italiani ad essere colpiti nel nostro personale sanitario, esposto come novello e temerario Davide, alle ire del gigante.  Questa volta inafferabile Golia! Inevitabili le ferite al sistema sanitario: in Italia più di 12.000 gli operatori sanitari contagiati! I dati ufficiali dicono che al 4 aprile u.s. sono già deceduti 25 Infermieri e 80 Medici, ma il numero di questi ultimi, in pochi giorni, si avvia verso il centinaio! Molti ora li hanno chiamati eroi: medici, infermieri e quanti altri, morti nell’esplicare la propria missione sul campo, talora anche non sufficientemente protetti soprattutto nei primi impatti contro il nemico. Lo sottolineano le parole del Presidente dell’ordine dei Medici di Palermo, nella lettera di commiato per la morte a 67 anni di Roberto Stella, medico di Medicina Generale e Presidente OMCeO di Varese : “…ha offerto alla comunità ogni energia possibile per fermare la diffusione del contagio da Covid-19, che alla fine lo ha ucciso…., probabilmente perché nei primi giorni dell’urgenza lavorava a mani nude, senza i necessari dispositivi di protezione individuale, che purtroppo mancavano.”

Il Laboratorio potrà certamente svelare il nemico, dandogli la visibilità necessaria a renderlo vulnerabile: si percorre questa strada! Gli studi in corso fanno ben sperare in una futura convivenza, almeno ad armi pari ! Come sottolineato dalla Società Scientifica SIPMeL (22 marzo u.s.) “…anche gli scienziati, i medici ed il personale sanitario fronteggiano un nemico largamente sconosciuto, pagando un alto scotto in termini di impegno, di stress, di rischio, collegati a non sempre chiare disposizioni e disponibilità di DPI, di contagio e di morti. La Medicina di Laboratorio fa la sua parte, nella ricerca, nella prevenzione e nella diagnostica .

L’attuale blocco forzato delle nostre abitudini quotidiane può rappresentare una pausa di riflessione, per riscoprire la “precarietà” dell’essere uomini. Come dice Papa Francesco, torniamo a cogliere la nostra fragilità di fronte ad un flagello che riguarda tutti, ponendoci di fronte all’opportunità di sviluppare una comune sensibilità. Sovvengono a questo proposito le parole di Gesù (in Matteo 6,25-34), che ristabiliscono il contatto della nostra realtà con le sue fonti più profonde, come la ricerca di Dio, attraverso una convivenza giusta e fraterna, in cui ogni persona si senta responsabile dell’altra. E Giacomo  ammonisce:  “non abbiate paura”.

In questa Pasqua dobbiamo fare a meno di esteriorità abituali; dobbiamo viverla nei nostri cuori e nelle mura domestiche.  Ricordo che da piccoli facevamo fioretti, sacrifici piccoli, ma forse ci aiutavano a comprendere che la vita prima o poi impone la necessità della rinuncia!  Restiamo a casa!

Esprimo l’augurio che ognuno di Noi possa trovare nel proprio cuore la forza e l’energia per superare ogni incertezza.

Desidero salutarVi con il messaggio che ci ha lasciato Camilla, amatissima figlia, nel libretto ‘Nel nome dell’Amore’: “io sono più che ridere, io sono più che perdersi, io sono più che morire, io abito l’Amore nella mia anima!”

Michele Musmeci, presidente AMeLab

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