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Sanità Italiana: promossa

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Sanità Italiana: promossa

A promuoverla, Commissione UE & OECD

“Sistema efficiente, buon accesso alle prestazioni, qualità elevata e costi relativamente bassi”.  No, non stiamo sognando, è una delle frasi che hanno utilizzato per definire il sistema sanitario italiano. Viene in mente una definizione di Robert Maynard Pirsig: “…quel lavoro di Qualità che pensavi nessuno avrebbe notato, viene notato eccome e chi lo vede si sente un pochino meglio: probabilmente trasferirà negli altri questa sua sensazione e in questo modo la Qualità continuerà a diffondersi”.

Questo giudizio, forse non scontato per molti osservatori, viene dall’ultimo rapporto elaborato dalle due istituzioni citate (UE e OECD), basato sul confronto tra stato di salute e performance sanitarie dei paesi del UE. I rilievi critici più significativi riguardano: 1) le persistenti difformità assistenziali tra regioni, 2) il ritardo nell’ottimizzazione dell’assistenza ai cronici, 3) la crescita della spesa privata, 4) la carenza di medici nei prossimi anni (dovuta anche a stipendi troppo bassi), 5) il mancato aumento di competenze per gli infermieri e 6) lo scarso uso dei generici accompagnato al “freno” dei biosimilari.

Per le due istituzioni (Commissione Europea e Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) “le principali sfide future, per il sistema sanitario italiano, consistono nel migliorare il coordinamento delle prestazioni sanitarie per la crescente fascia della popolazione affetta da malattie croniche e ridurre le disparità di accesso alle cure”.

In dettaglio i punti salienti del rapporto.

Stato della salute. La speranza di vita alla nascita in Italia (2017) ha raggiunto gli 83,1 anni, al secondo posto nell’Unione europea, dopo la Spagna. Dal 2000 il divario di genere nella speranza di vita è diminuito, ma gli uomini italiani vivono in media ancora quattro anni in meno delle donne. Ci sono notevoli disparità connesse sia alla situazione socio-economica sia alle particolarità regionali: gli uomini italiani meno istruiti vivono in media 4,5 anni in meno rispetto a quelli più istruiti e le persone che risiedono nelle regioni più abbienti del Nord, vivono oltre tre anni in più, rispetto a chi vive in quelle meno prospere del Sud.

Fattori di rischio. Dal 2000 il numero di fumatori in Italia è diminuito leggermente. Nel 2017 fumavano quotidianamente ancora un adulto su cinque; cifra leggermente superiore rispetto alla media del “UE” (19%). L’obesità tra gli adulti ha raggiunto il 11% nel 2017 (era il 9% nel 2003): rimane comunque inferiore alla media UE (15%). I problemi di sovrappeso tra i bambini e gli adolescenti rappresentano una nuova problematica per la sanità pubblica: un quinto dei quindicenni risulta in sovrappeso od obeso, nel periodo 2013-2014; una quota prossima alla media UE. Una nota positiva: la percentuale di adulti che dichiara regolarmente un consumo di alcolici elevato è molto più bassa, rispetto alla maggior parte dei paesi del UE.

Spesa sanitaria. Quella pro capite, in Italia, è pari a 2.483 € (dati 2017) ed è inferiore del 15% rispetto alla media del UE che ammonta a 2.884 €. La spesa sanitaria ha ripreso a crescere negli ultimi anni, ma a un ritmo più lento, rispetto a quello della maggior parte dei paesi dell’UE. In proporzione ai restanti settori economici, nel 2017 la spesa sanitaria era pari al 8,8% del PIL, un punto percentuale in meno, rispetto alla media europea (9,8%).

La spesa sanitaria è finanziata per circa tre quarti con fondi pubblici, mentre la parte restante è principalmente a carico dei pazienti (out-of-pocket). La quota dei pagamenti a carico dei pazienti, nella spesa sanitaria, è passata dal 21% del 2009 al 23,5% del 2017, a causa dei crescenti obblighi di compartecipazione alle spese per molti servizi sanitari e farmaci, in diverse regioni. La percentuale è nettamente superiore alla media UE che è pari al 16 %. In Italia il 40% delle spese out-of-pocket sono destinate all’assistenza medica ambulatoriale e quasi la metà è destinata alle cure odontoiatriche. I prodotti farmaceutici ambulatoriali rappresentano circa il 30 % del totale.

Efficacia. l’Italia registra il secondo tasso più basso di mortalità prevenibile nell’UE, dopo Cipro. I bassi tassi di mortalità prevenibile e trattabile riflettono l’efficacia del sistema sanitario italiano, affermatasi soprattutto dopo una riduzione di oltre il 10%, tra il 2011 ed il 2016. Il basso tasso di mortalità prevenibile è frutto delle percentuali ridotte di mortalità per cardiopatie ischemiche, tumore al polmone, decessi accidentali, suicidi e malattie connesse al consumo di alcolici, che si attestano a livelli ben al di sotto delle medie dell’UE,

Anche il numero di decessi ritenuti potenzialmente evitabili con il ricorso a interventi sanitari, è stato uno dei più bassi del UE nel 2016, a dimostrazione dell’efficacia generale del SSN italiano, nel trattamento di pazienti con affezioni potenzialmente letali. Questi risultati positivi sono legati a tassi di mortalità relativamente bassi non solo per le cardiopatie ischemiche, come ricordato, ma anche per ictus e cancro al colon-retto, considerevolmente inferiori rispetto alla media dell’UE, in virtù dell’efficacia dei trattamenti erogati per le patologie di questo tipo.

Accessibilità. In Italia i bisogni sanitari non soddisfatti sono in genere bassi, sebbene le fasce di popolazione a basso reddito ed i residenti in alcune regioni, incontrino maggiori ostacoli per accedere ad alcuni servizi. Soltanto il 2% circa della popolazione ha segnalato un bisogno sanitario non soddisfatto, nel 2017, principalmente a causa di problemi connessi ai costi ed a problematiche legate ai tempi di attesa.

La percentuale di bisogni sanitari non soddisfatti era maggiore tra i redditi più bassi (quasi il 5%) rispetto ai redditi più alti (meno del 1%). I dati indicano altresì notevoli differenze di accesso alle cure tra le regioni: i cittadini delle regioni meridionali, meno prospere, hanno una probabilità quasi doppia di riscontrare un bisogno sanitario non soddisfatto, rispetto alle persone che vivono nelle più ricche regioni centro-settentrionali. Nelle regioni meridionali sono superiori anche i tassi dei soggetti non soddisfatti per tempi di attesa e distanze da percorrere.

Resilienza. Guardando al futuro, si prevede che, come in molti altri Stati Membri del UE, negli anni e nei decenni a venire, l’invecchiamento della popolazione e la crescita economica moderata costituiranno due fattori determinanti nell’esercitare pressioni sulla spesa pubblica, sulla sanità e sull’assistenza a lungo termine. Secondo stime recenti, la spesa sanitaria italiana aumenterà di 0,7 punti percentuali del PIL, mentre la spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine dovrebbe aumentare di 1,3 punti percentuali, in larga misura in linea con la media europea. Sarà quindi necessaria una maggiore efficienza, che deriverà da un’ulteriore evoluzione dei modelli di erogazione del servizio, verso un’assistenza mirata alle malattie croniche e prestata al di fuori delle strutture ospedaliere.

Personale sanitario. Mentre il numero totale dei medici per abitante, in Italia, è superiore alla media del UE (4,0 rispetto a 3,6 per 1.000 abitanti, nel 2017), il numero dei medici che esercitano negli ospedali pubblici o in qualità di medici di famiglia è in calo. Oltre la metà dei sanitari attivi ha un’età superiore ai 55 anni. Tale situazione desta serie preoccupazioni riguardo alla futura carenza di personale. Per di più tra il 2010 ed il 2018, oltre 8.800 neolaureati o medici già in possesso di formazione completa, hanno lasciato l’Italia, per trovare tirocinio o posto di lavoro in un altro paese Europeo.

L’Italia impiega meno infermieri rispetto a quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale (ad eccezione della Spagna) ed il loro numero è notevolmente inferiore alla media UE (5,8 infermieri per mille abitanti, contro 8,5 del UE).

Vaccini. Nel 2017 è stato approvato un piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNV). Comprende dieci vaccini, obbligatori per i bambini. La scarsa coerenza politica sembra costituire uno dei fattori più importanti nel rafforzare l’esitazione vaccinale ed i movimenti “No vax”, in Italia.

Che cos’è allora la qualità?

Non è agevole spiegarla attraverso percorsi logici, eppure è “Innegabile in quanto Avvertibile”. Ogni persona critica ha in sé il concetto di qualità e sa riconoscerlo, senza che nessuno glielo insegni. La ricerca della qualità probabilmente è un processo continuo, che equivale alla ricerca del senso della vita. Ma le valutazioni tendono a parlarci del mondo reale: al gruppo di persone che testimoniano il lavoro dei sanitari italiani che vi operano. Per questo siamo contenti del risultato: lo si deve al lavoro “nascosto” di questi professionisti, che finalmente viene riconosciuto.

BIBLIOWEB:

Robert M. Pirsig – Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta – Ed Adelphi, 1988
State of Health in the EU https://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-164784
EU Pubblications https://ec.europa.eu/health/state/publications_en
OECD-EU State of Health in the EU https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/state/docs/2019_companion_en.pdf
https://ec.europa.eu/health/state/summary_en
OECD-EU Italia https://www.oecd.org/italy/publicationsdocuments/reports/
Italia: Profilo della sanità 2019 https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/state/docs/2019_chp_it_italy.pdf
https://www.oecd.org/health/italia-profilo-della-sanita-2019-571dd841-it.htm
Piano nazionale esiti http://newmicro.altervista.org/?p=3714
“Treemap” ovvero la nuova analisi di qualità degli ospedali http://newmicro.altervista.org/?p=2308

  State of Health in the EU. Italy. OECD  -  Organisation for Economic Co-operation and Development -  European Observatory on Health Systems and Policies, 2019 (PDF-FlipBook)

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Giovanni Casiraghi

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