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Le febbri tropicali

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Le febbri tropicali

Non c’è segno clinico più “noto” della febbre! Si, proprio dello stato patologico temporaneo che comporta un’alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamico, con conseguente innalzamento della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale (36,8 gradi Celsius, per gli esseri umani, in condizioni basali). La febbre può essere indotta da numerosi processi patologici, innescati da stimoli endogeni o esogeni.

Nella maggior parte dei casi si associa ad infezioni a risoluzione spontanea, come le comuni malattie virali. L’impiego di antipiretici serve, in questi casi, solo ad attenuare la sensazione di disagio del paziente, ma non accelera o facilita la risoluzione dell’infezione. Questi farmaci agiscono bloccando la sintesi di prostaglandine, ma non eliminano la causa che sta dietro la febbre. Non di rado, l’utilizzo inadeguato degli antipiretici può mascherare un’infezione batterica trattata in modo errato.

La febbre va considerata parte dei meccanismi di difesa dell’organismo, in quanto ostacola la replicazione dei microorganismi infettanti (specie virus, ma anche batteri, attraverso la produzione di interferoni). E’ utile riservare gli antipiretici alle vere necessità: per ridurre i sintomi sistemici associati, quali cefalea, mialgie e artralgie o per indicazioni specifiche, meglio se sotto controllo medico, soprattutto in caso di bambini piccoli, anziani debilitati, cardiopatici, bronco-pneumopatici.

Innescata da numerose citochine, in diverse condizioni patologiche, la febbre provoca l’alterazione funzionale dei centri ipotalamici ed un innalzamento della soglia di riconoscimento della temperatura di riferimento, geneticamente determinata (37 °C). Durante i processi infiammatori, le prime cellule ad essere attivate sono i monociti (cellule dell’immunità innata, presenti nei tessuti vascolarizzati) che maturano in macrofagi ed iniziano a secernere citochine, proteine che agiscono sia a livello locale sia a livello sistemico.

In quest’ultimo caso sono molto importanti le interleuchine 1 e 6 (IL-1 e IL-6) ed il TNF-α, ma esistono anche altre sostanze pirogene come TNFβ, IFNα, IFNβ, IFNγ, MIP-1, IL-2, IL-8 e diversi peptidi, prodotti dai macrofagi, che vanno ad agire indirettamente sui neuroni ipotalamici: non sono infatti in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, ma sono in grado di attivare le cellule endoteliali dei vasi che irrorano l’ipotalamo inducendo produzione e rilascio delle prostaglandine, in particolare PGE2 ed altri derivati dell’acido arachidonico.

Il basso peso molecolare di queste sostanze, permette l’attraversamento della barriera emato-encefalica e l’arrivo ai neuroni termoregolatori, a livello della regione preottica dell’ipotalamo (organum vasculosum laminae terminalis), qui legano specifici recettori (EP3) e determinano un aumento della concentrazione di AMPciclico interno, portando alla disregolazione del centro ipotalamico. Il nucleo termoregolatore, che agisce da termostato dell’organismo umano, viene tarato non più sui 37 °C ma su una temperatura superiore. L’ipotalamo è quindi “istruito” a mantenere una temperatura corporea più elevata.

La febbre si manifesta di solito in tre fasi:

fase prodromica o d’ascesa: coincide con l’inizio della produzione delle prostaglandine. I neuroni ipotalamici sono tarati ad una temperatura superiore ai 37 °C e innescano le reazioni che provocano l’aumento della temperatura corporea: spasmi muscolari involontari (brividi o shivering), attivazione dell’ortosimpatico con vasocostrizione periferica, stimolazione della tiroide per innalzare il metabolismo basale). Il soggetto, in questa fase, ha una sensazione generalizzata di freddo, perché non si è ancora raggiunto il set point ipotalamico;

fase del fastigio o acme febbrile: dura per tutto il periodo di produzione delle prostaglandine. I neuroni ipotalamici mantengono la temperatura sul nuovo valore. Il soggetto ha una sensazione di caldo, con pelle calda ed arrossata, cefalea, mialgia, oliguria, agitazione ed aumento della frequenza cardiaca e respiratoria;

fase di defervescenza: inizia con l’inattivazione della produzione delle prostaglandine ed è tanto più rapida quanto più è celere l’eliminazione dei possibili patogeni. I neuroni tornano ad essere tarati al normale valore di 37 °C, riconoscono l’innalzata temperatura corporea e attivano meccanismi affinché questa si abbassi. Si ha la stimolazione del sistema colinergico, che causa sudorazione e vasodilatazione periferica. La fase di defervescenza può essere graduale (defervescenza per lisi) o immediata (defervescenza per crisi). Il soggetto ha una sensazione di caldo, suda ed ha la pelle arrossata.

Ma una delle condizioni più “interessanti“ per chi si occupa di “microbiologia e parassitologia” è il caso delle febbri tropicali: giganteggia la figura del viaggiatore e quella dei migranti che caratterizzano il nuovo target, con un correlato di conoscenze in continuo (e rapido) aggiornameno. E’ una fortuna poter fruire delle diapositive della Dott.ssa Anna Beltrame (un ringraziamento è d’obbligo): ci permettono un rapido adeguamento delle competenze nel settore.

BIBLIOWEB:

Beltrame A. – Le Febbri Tropicali – Atti del 6° congresso Newmicro “Cambiano gli scenari e i contesti: nuove sfide per il microbiologo clinico ”_ Bardolino, 27-29 marzo 2019 (in e-book allegato)
Zecche sulla via della seta http://newmicro.altervista.org/?p=6064
Zanzare e Zecche http://newmicro.altervista.org/?p=5311
Insieme contro le Arbovirosi http://newmicro.altervista.org/?p=4866
OMS in Blue (print) http://newmicro.altervista.org/?p=3985
Vecchi fantasmi per nuove paure: Powassan Virus http://newmicro.altervista.org/?p=3160
Primavera, camminate nei Boschi e TBE http://newmicro.altervista.org/?p=2527
Le Malattie Tropicali Dimenticate http://newmicro.altervista.org/?p=1977
Old Borreliae & le febbri ricorrenti http://newmicro.altervista.org/?p=1072
Borrelia mayonii http://newmicro.altervista.org/?p=104
E’ primavera, tornano le Zecche http://newmicro.altervista.org/?p=1003
Chi ha paura delle zecche cattive? http://newmicro.altervista.org/?p=967
NTD sono ancora veramente tropicali? http://amicimedlab.altervista.org/?p=8056

 Le Febbri Tropicali,  A. Beltrame – 6° congresso NewMicro “Cambiano gli scenari e i contesti: nuove sfide per il microbiologo clinico ”_ Bardolino, 27-29 Marzo 2019 (Ptx-FlipBook)

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Paolo Lanzafame

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