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2018: in Calo i Trapianti, boom per le DAT

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2018: in Calo i Trapianti, boom per le DAT

Lieve calo del numero di trapianti; Crescita vertiginosa per le dichiarazioni di volontà; Giù le liste d’attesa per il rene 

Negli ultimi quindici anni la Rete Trapianti ha avuto una crescita continua. La forte componente innovatrice, ha permesso di progredire sotto vari aspetti, con progetti di alcuni sperimentatori, sostenuti dalle istituzioni,  in grado di rivoluzionare la chirurgia nel campo dei trapianti e la fase del follow-up. Idee che, inizialmente considerate utopistiche, sono diventate prassi consolidate e hanno concretamente salvato molte vite umane, permettendo ad un numero sempre maggiore di pazienti di poter accedere al trapianto, con la contemporanea a) riduzione dei tempi di attesa e b) crescita delle aspettative di vita dei soggetti trapiantati.

Alcuni dati. Ottimi quelli relativi all’attività italiana dei trapianti. I donatori, nel 2018, sono stati 1672,  rappresentando il secondo miglior risultato dal 2002, inferiore seppur di poco solo al 2017.  Stesso trend per i trapianti da donatore cadavere: 3419. In lista d’attesa rimangono però 8.765 pazienti. Da registrare il calo numerico di chi attende un trapianto di rene (il numero più elevato): nel 2018 sono 6.521, rispetto ai 6.683 del 2017.

Ma tra le novità del nuovo report, il primato è delle DAT (dichiarazioni di volontà). Il Boom si è registrato per i Comuni che danno la possibilità di effettuarla: sono stati 5.435 (2.216 del 2017). Più che raddoppiate le  sottoscrizioni dei cittadini: nel 2018 si è arrivati a quota 2,7 mln (vs 900 mila dell’anno precedente). 

Altre novità  riguardano le terapie, come per esempio i trapianti in crossover, i trapianti da donatori HIV positivi in riceventi HIV positivi. Viene rendicontata anche  la CAR-T.

Trapianti in crossover e Programma Deck.  In numerosi casi l’opzione della donazione diretta tra persone affettivamente legate, non è praticabile a causa di un incompatibilità immunologica. Proprio per ovviare alla scarsità di donatori nasce il programma Deck (DECeased Kidney), che implica l’utilizzo di reni da donatore deceduto, per implementare i trapianti di rene da donatore vivente tra coppie incompatibili. La disponibilità di un donatore vivente (che riceve da un altro donatore deceduto) permette di salvare due vite, ricevendo un rene da vivente e, di fatto, accorciando i tempi di attesa.

Per la prima volta, presso il Centro trapianti di rene e pancreas dell’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova, è stata realizzata una catena di trapianti di rene da vivente, tra coppie donatore-ricevente incompatibili, innescata da un donatore deceduto: un’esperienza unica, non solo a livello italiano, ma anche internazionale. L’intervento è stato effettuato con tecnica mininvasiva laparoscopica: la donatrice è stata dimessa a soli tre giorni dall’intervento (in ottime condizioni), così come i due riceventi, con una funzionalità renale del tutto normale.

L’opzione del trapianto da vivente, in Italia, è sempre più utilizzato dai pazienti con insufficienza renale cronica, grazie anche agli ottimi risultati e alla sicurezza per la procedura per il donatore. L’adozione di questo sistema in tutte le Regioni italiane (nuovo algoritmo per l’allocazione) garantirà un trattamento eguale dei pazienti, indipendentemente dalla sede di iscrizione in lista. Il sistema di assegnazione è rispettoso sia dei criteri “etici”, come il tempo di attesa in dialisi, sia dei criteri di beneficialità, come la compatibilità immunologica. Approvato dalla Consulta nazionale trapianti, sarà operativo nei primi mesi del 2019, dopo il completamento dei sistemi informativi regionali che dovranno gestirlo.

Trapianto di organo solido da donatori HIV positivi in riceventi HIV positivi. La terapia antiretrovirale ha considerevolmente aumentato la sopravvivenza della popolazione con infezione da HIV e, attualmente, molti soggetti HIV positivi hanno una aspettativa di vita simile a quella della popolazione generale. L’incremento della sopravvivenza ha fatto emergere un significativo aumento di patologie croniche che in questa popolazione di pazienti risultano più frequenti e rapidamente evolutive, dalle insufficienze epatiche a quelle renali.

Mentre nel passato l’infezione da HIV era considerata una controindicazione assoluta, negli ultimi anni il ruolo del trapianto di organo solido, in questa popolazione, è stato riconsiderato alla luce dei successi in termini di outcome dei programmi di trapianto, in pazienti con HIV e malattia cronica terminale (realizzati all’estero). Attualmente questo tipo di trapianto sembra promettente, ma i dati finora disponibili non sono molti: è pertanto fondamentale iniziare questa attività anche in Italia.

L’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea ad avere dato inizio a questo tipo di attività. Sono già stati effettuati 9 trapianti (7 di rene e 2 di fegato), a partire da cinque diversi donatori HIV positivi (effettuati nel 2017 a Varese, Milano, Ancona e Modena) grazie ad una speciale deroga del Ministero della Salute, mentre quattro trapianti sono stati effettuati a Varese e Genova dopo l’entrata in vigore del decreto dell’8 marzo 2018. Tutti e nove gli interventi hanno avuto successo (ad oggi con un’ottima funzionalità d’organo).

CAR-T, l’ ultima novità. Recentemente introdotta, è una nuova terapia per il trattamento della leucemia mieloide acuta e di un particolare tipo di linfoma. Basata su linfociti del paziente, geneticamente modificati  (linfociti CAR-T appunto), risulta efficace nell’aggredire e distruggere le cellule neoplastiche. Questa nuova terapia potrà essere utilizzata per trattare quei pazienti con recidiva, dopo terapie convenzionali e che mostrano una malattia non sensibile ai comuni chemioterapici; anche per la terapia di soggetti trapiantati, che sono ricaduti dopo aver avuto queste patologie.

Trapianti e attività fisica. Allo scopo di migliorare la qualità della vita del paziente ed il suo reinserimento nella vita sociale, il Cnt ha promosso numerosi studi scientifici e progetti di comunicazione, per spiegare come un programma personalizzato di esercizio fisico possa aiutare a prevenire ed a curare alcune patologie croniche che intervengono nel post trapianto.

Lo studio clinico “Trapianti… e adesso sport” ha dimostrato che, l’esercizio fisico previene alcune patologie metaboliche, cardiovascolari e osteoarticolari, causate dalla terapia farmacologica, migliorando i parametri del paziente in quanto la creatinina e la proteinuria restano stabili, mentre forza fisica e la resistenza migliorano.

BIBLIOWEB:

Dichiarazioni di Volontà & Attività di Donazione e Trapianto  – Centro Nazionale Trapianti (in PPT-FlipBook allegato)
Trapianti: buone notizie   http://newmicro.altervista.org/?p=3844
CAR T contro il linfoma   http://newmicro.altervista.org/?p=5260
Trapianti & Privacy   http://newmicro.altervista.org/?p=2808

 Dichiarazioni di Volontà & Attività di Donazione e Trapianto  – Centro Nazionale Trapianti – Open Day 2018 (PPT-FlipBook)

Un Click per Leggere



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Elisa Vian

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