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Internet delle cose – IoT

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Internet delle cose – IoT

I dispositivi indossabili e le nuove tecnologie come fonti di Big Data

C’èun’altra nuova frontiera in sanità. La crescente aspettativa di vita e la sempre maggiore consapevolezza, riguardo all’importanza del monitoraggio della salute e del benessere fisico, alimenta la diffusione dei dispositivi indossabili. Non è solo una moda legata al fitness o al benessere, ma entra, a pieno titolo, nell’area della salute, con un necessario adeguamento delle tecnologie di diagnosi e cura mediche e sanitarie.

Il mercato dei dispositivi indossabili sta realizzando una serie di nuovi ʺlanci di prodottoʺ: oltre agli oramai consolidati smart watch, compaiono bracciali e occhiali utilizzati in vari segmenti di “consumer” industriali, compaiono heads-up display, si parla di tessuti intelligenti. Le stampanti tridimensionali hanno oramai cominciato a stampare i primi ʺpezzi anatomiciʺ semplici, come la struttura cartilaginea delle orecchie, per citare un prodotto utile alla chirurgia ricostruttiva.

Il punto nodale di queste tecnologie, più o meno indossabili, è oramai internazionalmente compreso nell’acronimo IoT (Internet of Things). La produzione di quantità “logaritmiche” di dati e l’aumento della necessità di raccogliere diverse informazioni fisiologiche, han portato all’affermazione del movimento “Quantified Self”, prevedendo dispositivi indossabili capaci di incorporare sempre più sensori e componenti elettronici complessi.

I dati sono una “nuova moneta”, come ci ricordano i Garanti Privacy europei e quello italiano, in particolare. Presuppongono la gestione consapevole dei dispositivi adottati ed indossati. La “realtà informatica” sottolinea il rischio connesso a tale situazione, in divenire. La sanità (inconsapevole per lo più) si trova al centro del problema. Nel 2016 (ultimo trimestre), a livello mondiale, ogni minuto sono stati registrati oltre 700 mila attacchi contro strutture od organizzazioni sanitarie.

La falla più grande si apre nelle IoT, nel cosiddetto “Internet delle cose”, che ha contato circa due milioni di tentativi di “hackerare” i sistemi operativi usati in sanità, per far funzionare dispositivi medici, pompe di infusione, monitor e dispositivi personali. Veri “Device” salvavita, pilotabili da remoto, in uno scenario dove la fantascienza diventa realtà. E’ del tutto realistico paventare una minaccia, anche nelle corsie degli ospedali italiani e dei servizi più informatizzati, produttori di quantità importanti di dati sanitari, quelli che oramai vengono definiti “Big Data” e che comportano (inevitabilmente) un “Big RIsk”.

Siamo sempre più “circondati” da elettrodi, sensori chimici, di temperatura, di pressione e di impatto, da accelerometri, giroscopi, magnetometri e barometri, telecamere, microfoni. I dispositivi tecnologici indossabili sono i più disparati e possono essere usati per tantissimi scopi. Il Sensore per la rilevazione della glicemia, su un arco temporale di due settimane, sta entrando “prepotentemente” nella cura dei pazienti diabetici! E i dati ed il software correlato come sono gestiti?

Se oggi sembrano ancora una scelta per nerd o fissati asociali del cosiddetto “quantified self” (il tener traccia di tutte le attività quotidiane, specie quelle sportive), in un prossimo futuro indossare una maglietta intelligente sarà del tutto normale e sicuramente utile per la monitorizzazione (ma anche per la geo-localizzazione) dei pazienti in ospedale e strutture assistenziali. Ci sono ancora delle migliorie tecniche da realizzare e mettere a punto, specie nel campo della  miniaturizzazione, della durata delle batterie e della loro ricarica, ma sono migliorie  che si portano dietro quella dei sensori  incorporati negli IoT.

Secondo gli analisti, si tratta di una vera e propria miniera d’oro, per i produttori di sensori.  I profitti negli ambiti di smartphone e tablet stanno diminuendo. Comunque alcune fonti “parlano” di un  mercato dei sensori per l’elettronica indossabile (“Wearable Electronics Enabled by Sensors”), di 108 milioni di dollari (di entrate) nel 2014, con stime per il 2020 di 800 milioni di dollari ed entro il 2025 il mercato della IoT varrà 70 miliardi di dollari!

Prendendo atto  del complesso ecosistema dell’elettronica indossabile, diventa imprescindibile lo sviluppo parallelo sia di hardware sia di software, di modo che le aziende possano avere un effettivo successo nel settore. Per la sanità è un imperativo. Ad oggi molte aziende sanitarie non hanno  competenze per progettare prodotti ex novo e ciò produce un’area grigia, di gestione e produzione dei dati, legata all’aumento del numero dei sensori nei dispositivi, specie di quelli indossabili: che tipo di gestione dei dati siamo impegnati a proporre?

Il nuovo Regolamento europeo 679/2016 ed il recente D.Lgs. 101/2018 (cogente dal 19 settembre di quest’anno) prevedono, “a carico” delle aziende fornitrici, la nomina di “Responsabili esterni della gestione dei dati” (art.30). E’ parte integrante dell’adeguamento tecnologico che viene richiesto, a tutte le strutture sanitarie (ed ai Responsabili nominati dal Titolare della gestione dei Dati): bisognerebbe quindi trattare la problematica, ma c’è una sorta di rifiuto al cambiamento, sia di chi propone le nuove soluzioni tecnologiche sia di chi le sta adottando.

Basti pensare a quello che oramai è un classico attuale, l’assistenza da remoto della strumentazione (c’è qualche laboratorio analisi che non ne usufruisce?); richiede l’adeguamento alla nuova legislazione “privacy”, citata nel paragrafo precedente. Ma Il problema è ancora un “convitato di pietra”, nonostante la monitorizzazione sia oramai un mantra nella gestione dei pazienti e della tecnologia. Nel sistema ECM sanitario, questa problematica richiederebbe un riscontro ben maggiore.

Viene spontaneo citare Machiavelli:Deve essere ricordato che nulla è più difficile da pianificare, più dubbio a succedere o più pericoloso da gestire che la creazione di un nuovo sistema. Per colui che lo propone, ciò produce l’inimicizia di coloro i quali hanno profitto a preservare l’antico e soltanto tiepidi sostenitori, in coloro che sarebbero avvantaggiati dal nuovo“. La frase di Machiavelli era già valida nei corsi tenuti sulla 196/2003. Sono passati più di dieci anni e mi viene da dire che un classico è ciò che rimane attuale, a distanza di secoli: ma veramente non siamo disposti a cambiare?

Un suggerimento proviene da un altro gigante del pensiero, William Edwards Deming (si, proprio l’ideatore del Ciclo di PDCA), così spesso citato in Medicina di Laboratorio ed in EBLM, ma che in questo contesto assume ancora di più un significato: la frase “si fa così da anni” rappresenta la confessione che il sistema non funziona! La conoscenza non è più patrimonio esclusivo di alcuni, che decidono a discrezione come renderla disponibile agli altri, ma è patrimonio di tutti e, contemporaneamente,  un patrimonio aziendale.

BIBLIOWEB:

DataCracy  http://newmicro.altervista.org/?p=4778
GDPR Now   http://newmicro.altervista.org/?p=4728
@ Citizen, @ Health   http://newmicro.altervista.org/?p=4479
Privacy& Rischio   http://newmicro.altervista.org/?p=4187
Cibersecurity e Blockchain in sanità   http://newmicro.altervista.org/?p=4646
Medical Smart Toys   http://newmicro.altervista.org/?p=4594
L’e-Health è la nuova frontiera della sanità   http://newmicro.altervista.org/?p=4372
Diagnostica per immagini, consenso informato e dematerializzazione   http://newmicro.altervista.org/?p=4293
Problematiche di Sicurezza in IoMT – Andrea Capra, 18.05.2018 (PDF-FlipBook allegato)

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Giovanni Casiraghi

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