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Cancer: We can. I Can

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Cancer: We can. I Can

Pubblicato il Pan-Cancer Atlas dei NIH

Loslogan 2018 OMS è “We can. I can” ad indicare la necessità di un impegno sociale, ma anche individuale. Cosa stiamo facendo contro il cancro? Lo stato dell’arte per la ricerca ci viene da un vero e proprio dossier, che influenzerà tutti gli studi futuri sull’architettura genetica del cancro, sui substrati e cofattori  attraverso i quali nasce e si sviluppa, sulle interazioni del cancro con il sistema immunitario e sulle terapie a target.

E’ il Pan Cancer Atlas, progetto che riassume lo stato dell’arte della ricerca sul cancro, inerente a 33 tipi di tumore e condensato sui risultati di un incredibile decennio di ricerche, a partire dai dati clinici e molecolari di oltre 10.000 casi di tumori. Tutti gli studi futuri sul cancro, dovranno fare i conti e prendere spunto da questa impresa storica, di grande interesse scientifico, ma anche clinico, realizzata da ricercatori americani, con il supporto finanziario dei National Institutes of Health americani.

Sarà pubblicato ‘a puntate’ il Pan-Cancer Atlas, in una serie di 29 lavori, che compariranno sulle riviste del gruppo Cells. Autori degli articoli sono i 150 ricercatori che hanno preso parte al Cancer Genome Atlas (TCGA), grazie alla collaborazione scientifica tra una dozzina di istituzioni, supportata con 300 milioni di dollari dal National Human Genome Research Institute (NHGRI) e dal National Cancer Institute (NCI), entrambi componenti dei “NIH”.

I contenuti principali riguardano: la cellula di origine (suggeriscono studi realizzati con la tecnica del molecular clustering che hanno mostrato ad esempio importanti somiglianze molecolari tra tumori testa-collo, polmone, vescica, cervice ed esofago, ponendo un denominatore comune a tipi tumorali diversi); i processi oncogenici (individuati i tre principali: a) le mutazioni della linea germinale e di quelle somatiche; b) le relazioni tra tumore e cellule immunitarie; c) l’influenza del genoma tumorale e dell’epigenoma sull’espressione di geni e proteine); i pathway oncogenici (alterazioni genomiche delle vie di segnale che controllano la progressione del ciclo cellulare, la morte cellulare-apoptosi e la crescita delle cellule).

L’importanza dei rapporti tra medici e pazienti è sottolineato da ASCO, rimarcando che i medici e gli operatori sanitari dovrebbero riconoscere che i pazienti e le loro famiglie possono avere aspettative differenti, da quelle dei medici, rispetto ai trattamenti. Un gruppo multidisciplinare di esperti di ASCO, medici oncologi, psichiatri, infermieri, in uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, ha evidenziato l’opportunità per i medici di partecipare alle credenze culturali, spirituali e religiose dei pazienti, specie quando si discutono importanti decisioni sui trattamenti dei pazienti terminali.

“La comunicazione” è una competenza chiave per i clinici ed un’area importante, che influenza fortemente la qualità della cura, nella pratica oncologica. Troppo spesso, i pazienti definiscono “incomprensibili” i comportamenti dei loro medici. Quando comunichiamo in modo più efficace, i pazienti hanno migliori esiti clinici ed una migliore comprensione della loro condizione e dei loro trattamenti. “Collaborano con noi in modo più efficace, mentre lavoriamo insieme per migliorare la loro salute”.

Ecco alcune delle raccomandazioni per i medici, inserite nelle linee guida:

- programma di cure. Impostarlo dopo aver chiarito coi pazienti e con le famiglie quali siano le loro priorità, come desiderino affrontare la malattia, spiegando le proprie intenzioni e gli obiettivi clinici;

- informazioni. Fornirle in termini semplici e diretti, specie per i pazienti con scarsa conoscenza sulla salute e bassi livelli di alfabetizzazione;

- opzioni di trattamento. Discuterle in un modo che possa favorire la speranza, l’autonomia e la comprensione da parte del paziente e dei famigliari. Rendere tutti consapevoli delle opzioni di trattamento, inclusi studi clinici e possibilità di cure palliative;

- rischi. Sottolinearne gli assoluti (piuttosto che i relativi) delle malattie in corso e dei trattamenti;

- fine vita. Avviare le conversazioni sulle preferenze dei pazienti per il loro caso;

- empatia. Cercare di dare sempre risposte “partecipi” ai pazienti;

- costo delle cure. Cercare di capire se è un problema per il paziente e per la famiglia;

- esperienze negative. Avere consapevolezza che le popolazioni meno agiate hanno maggiori probabilità di averne avuto, in materia di assistenza sanitaria. Ad esempio sentirsi poco seguiti, alienati e incerti;

- identità di genere. Utilizzare coi pazienti un linguaggio non giudicante, evitando ogni ipotesi sull’orientamento sessuale.

BIBLIOWEB:

World cancer day  http://www.worldcancerday.org/
NIH P-C A   https://www.cancer.gov/news-events/press-releases/2018/tcga-pancancer-atlas
Gilligan T, Coyle N, Frankel RM, Berry DL, Bohlke K, Epstein RM, Finlay E, Jackson VA, Lathan CS, Loprinzi CL, Nguyen LH, Seigel C, Baile WF. Patient-Clinician Communication: American Society of Clinical Oncology Consensus Guideline.J Clin Oncol. 2017 Nov 1;35(31):3618-3632. doi: 10.1200/JCO.2017.75.2311. Epub 2017 Sep 11. http://ascopubs.org/doi/abs/10.1200/JCO.2017.75.2311
On line il Registro tumori più grande: è del Veneto  http://newmicro.altervista.org/?p=3968
Dottore, adesso parlo io  http://newmicro.altervista.org/?p=3019
Mutazione Jolie. Futuro rosa http://newmicro.altervista.org/?p=3701

  “Tutti i tumori”: Incidenza stimata, mortalità e prevalenza nel mondo, nel 2012 - WHO, 2018 (PDF-FlipBook)

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 Cos’è il cancro?  CANCER  EXPLAINED. Union for International Cancer Control (PDF-FlipBook)

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