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BES Batte Cinque

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BES Batte Cinque

Benessere equo e sostenibile

E’arrivata la quinta edizione del  BES, il Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, con la descrizione curata dall’ISTAT sul quadro informativo integrato e ragionato dei principali fenomeni sociali, economici ed ambientali che hanno caratterizzato il nostro Paese. Entrato a far parte degli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale del Governo, il tema del monitoraggio degli indicatori degli obiettivi di prosperità e sostenibilità ha un afflato globale.

L’evoluzione del concetto di Benessere e le nuove disponibilità statistiche impongono costanti verifiche dell’insieme di indicatori, per tratteggiare l’effettivo stato della popolazione. Insieme all’edizione 2017 del Rapporto Bes, l’Istat aggiorna e amplia il set di indicatori sullo sviluppo sostenibile (SDGs) che è parte integrante di una più ampia lista, approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite, all’interno dell’Agenda 2030.

L’idea base del BES, (lanciata da Enrico Giovannini ai tempi presidente dell’Istat), è quella di un indice che fotografi meglio del PIL la ricchezza ed il benessere reale del Paese. Dal prossimo anno (2019) l’indice BES sarà vincolante per la legge di Bilancio, in aggiunta al PIL e, di conseguenza, anche per il Documento di economia e finanza (DEF) della primavera 2019, per la definizione delle cifre di Finanza pubblica.

Il Rapporto offre una lettura del benessere nelle sue diverse dimensioni, ponendo particolare attenzione agli aspetti territoriali ed allo sviluppo di alcuni indicatori di benessere, inseriti nei documenti di bilancio. Gli indicatori del Bes, in tutto 129, sono articolati in dodici domini: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Benessere soggettivo; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività (prima denominato Ricerca e innovazione); Qualità dei servizi.

Il decreto ministeriale che definisce il BES (articolo1) indica dodici parametri: reddito medio disponibile aggiustato pro capite; indice di diseguaglianza del reddito disponibile; indice di povertà assoluta; speranza di vita in buona salute alla nascita; eccesso di peso; uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione; tasso di mancata partecipazione al lavoro; rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli; indice di criminalità predatoria; indice di efficienza della giustizia civile; emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti; indice di abusivismo edilizio; eccesso di peso.

La Relazione che accompagna il decreto,spiega cosa viene scientificamente definito come obesità: “l’indicatore fa riferimento alla classificazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dell’Indice di massa corporea (IMC-BMI: rapporto tra il peso in Kg ed il quadrato dell’altezza, in metri), che consente di identificare le persone in sovrappeso (IMC tra i 25 e i 30) o obese (IMC sopra 30). L’eccesso ponderale – spiega la Relazione – rappresenta un importante fattore di rischio per la salute. Ad esso risultano associate malattie cerebro e cardiovascolari e dell’apparato muscolo-scheletrico, diabete, ipertensione, cancro, malattie del fegato e colecisti“.

Nel 2016, gli indicatori che descrivono la qualità degli anni da vivere in buona salute o senza alcuna limitazione nelle attività a 65 anni, non evidenziano variazioni di rilievo rispetto agli ultimi 24 mesi. I principali indicatori di mortalità continuano a registrare un andamento positivo. 
Non si attenua inoltre il gradiente territoriale, con un vantaggio del Nord del Paese su quasi tutti gli indicatori. Per “speranza di vita”, l’Italia resta seconda in Europa, con una media di 82,8 anni (prima la Spagna con 83 anni tondi).

L’analisi della sopravvivenza, osservata negli ultimi anni, conferma (dati 2016) le differenze di genere; continua però a diminuire il vantaggio femminile (maggiori guadagni in longevità degli uomini). Negli ultimi 10 anni hanno guadagnato 2 anni di vita, contro un solo anno per le donne. Confermato il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno, con una differenza media di oltre un anno di aspettativa di vita, a svantaggio del Meridione. Tali differenze territoriali permangono anche quando si analizza la speranza di vita per titolo di studio: anche i più istruiti del Mezzogiorno hanno un’aspettativa inferiore ai più istruiti del Nord (soprattutto se uomini). Il primato per longevità, nel 2016, spetta ancora alle province autonome di Trento e Bolzano (rispettivamente 83,8 e 83,4 anni) e Marche (83,4 anni), mentre si confermano agli ultimi posti la Campania (81,1 anni), la Sicilia (81,8 anni) e la Valle d’Aosta (81,9), unica regione del Nord nella parte bassa della graduatoria.

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BIBLIOWEB:

  Rapporto BES/ISTAT 2017 – Metadati per Dominio (PDF-FlipBook)

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 Il Benessere Equo e sostenibile in ITALIA – Rapporto BES – ISTAT 2017 (PDF)

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Sandro Pierdomenico

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