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Infezioni delle Vie Urinarie & Malattie infettive

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Infezioni delle Vie Urinarie & Malattie infettive

Nelle IVU la PCR  “scopre” E.coli

Leinfezioni delle vie urinarie, specie nel sesso femminile, sono una delle patologie più frequenti in cui ci imbattiamo, ogni giorno, in laboratorio ed inevitabilmente visto la “quota parte” che  l’esame urine e l’urinocoltura rappresentano, negli esami che ci richiedono. Le infezioni delle vie urinarie (UTI), che tra l’altro non dispongono di una definizione universalmente accettata (la più diffusa parla di due episodi di infezione nell’arco di sei mesi o di tre episodi, nell’arco di un anno) hanno un’incidenza annuale, come singolo episodio, del 3 per 100 donne; nell’arco dei successivi dodici mesi, il 44% di queste recidivano.

Fino al 30% delle donne, che presentano i tipici sintomi di infezione urinaria (difficoltà/frequenza/ urgenza nell’urinare), hanno risultati negativi all’urinocoltura, secondo i criteri attuali. Lo studio comparso sul prestigioso Clinical Microbiology and Infection (ESCMID) di Heytens e colleghi ha fatto il punto sulla problematica:  circa il 30% dei campioni positivi per Escherichia coli con PCR,  proveniva da donne negative all’urinocoltura. La PCR ha inoltre dimostrato la negatività per C. trachomatis e N. gonorrhoeoae in tutti i campioni, tranne in uno, risultato positivo per M. genitalium e T. vaginalis

Come trattamento preventivo delle UTI ricorrenti, la European Association of Urology raccomanda la somministrazione di antibiotici a basso dosaggio per 6-12 mesi; un’ampia metanalisi (su 19 trial controllati e randomizzati, per un totale di 1120 donne) ha infatti dimostrato che la profilassi con antibiotici, a basso dosaggio, è in grado di ridurre del 85% la comparsa di UTI sintomatiche.

Ma questo approccio presenta dei problemi: primo tra tutti la comparsa di batteri resistenti agli antibiotici nelle urine; e come dimostra uno studio su 252 donne in menopausa, la resistenza che compare è in genere multipla ed interessa diversi tipi di antibiotici, non solo quello utilizzato in profilassi. Anche per questo, gli specialisti stanno guardando con sempre maggiore attenzione a trattamenti alternativi agli antibiotici per le recidive di UTI, anche se al momento non si dispone di grandi evidenze circa la loro efficacia.

Le recidive di UTI rappresentano un problema molto comune, consistente nella maggior parte dei casi in infezioni non complicate (cioè non legate ad alterazioni strutturali o funzionali del tratto urinario) ma che meritano approfondimenti diagnostici di secondo livello (ecografia o TAC delle vie urinarie, cistoscopia, flussimetria urinaria, ecc), soprattutto quando si accompagnano a sintomi quali dolore lombare persistente, ematuria, presenza di infezioni atipiche.

Passiamo al British Medical Journal: gli autori di una review sull’argomento, di fronte ad una paziente con recidive di UTI, raccomandano al medico di chiedersi se ha opportunamente considerato tutti i fattori di rischio modificabili per quella paziente (adeguata idratazione, controllo del diabete, deplezione di estrogeni, stipsi) prima di ricorrere a terapie preventive.

Gli autori dell’articolo pubblicato sul BMJ, concludono (stato delle evidenze scientifiche attualmente disponibili) che l’impiego di antibiotici in profilassi, rimane la prima scelta dei trattamenti  preventivi delle recidive non complicate di UTI, nelle donne. Vista la problematica legata all’antibiotico-resistenza, la ricerca di alternative all’antibiotico-profilassi è in aumento sia da parte dei medici che dei pazienti. In attesa di acquisire maggiori evidenze sulla validità delle nuove strategie terapeutiche, “nel singolo paziente può dunque essere accettato l’impiego di agenti profilattici non antibiotici, in particolare in pazienti che non vogliano assumere antibiotici o che siano allergici o intolleranti”.

Ben 190 trial, attualmente in corso su clinicaltrials.gov, attestano l’interesse intorno alle recidive di UTI. Lo si deduce anche dagli studi riguardanti agenti profilattici non antibiotici, agenti intravescicali, vaccini e D-mannosio, tutti molto promettenti, nel ridurre il rischio di recidive di UTI, ma che non hanno ancora superato la prova di un trial clinico randomizzato sostenuto dall’evidenza di un robusto potere statistico.

Staremo a vedere.

PerTestoIVU

BIBLIOWEB:

Heytens e coll. – Women with symptoms of a urinary tract infection but a negative urine culture: PCR-based quantification of Escherichia coli suggests infection in most cases http://www.clinicalmicrobiologyandinfection.com/article/S1198-743X(17)30209-4/abstract
http://www.bmj.com/content/359/bmj.j5193



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Michele Schinella

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