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Università decimate

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Università decimate

Su 1.433 scuole: 130 risultano non accreditate, 629 accreditate provvisoriamente, 672 accreditate a tutti gli effetti

Tutti ci ricordiamo l’ansia da esame ed, in alcuni casi, la frustrazione della “bocciatura” con l’inevitabile strascico del ricominciare e ripensare la formazione da effettuare.  La “novità” ? Lo stesso problema riguarderà ora 130 scuole universitarie.

Certo, per chi “istituzionalmente” si occupa di formazione, la cosa appare un poco anacronistica, ma si sa, “gli esami non finiscono mai”. Le nuove regole ministeriali del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), inserite in percorsi accreditati secondo criteri di sempre maggiore qualità e trasparenza e affinché la selezione risponda di più alle attese, ha decimato i corsi universitari. Ed il Ministero della Salute ne prende atto.

Due anni di lavori per il parere; tra i criteri  ad esempio la presenza di spazi adeguati e laboratori specifici nelle sedi universitarie, la garanzia di standard assistenziali di alto livello negli ospedali, dove è svolto il tirocinio e l’esistenza di indicatori di performance per l’attività scientifica dei docenti.
 
La motivazione della bocciatura è sempre la stessa: “non accreditamento della Scuola per non aderenza ai livelli minimi”. A dare il giudizio, è stato l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, una costola tecnica dei due ministeri. Qualche problema il parere lo causa: l’esclusione rischia di bloccare i risultati dei test di ammissione alle scuole, nel caso di quelle bocciate, appunto.

L’Osservatorio ha espresso il parere sulla base di valutazioni effettuate dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che hanno utilizzato parametri oggettivi.

Da qui la produzione di tre “fasce” universitarie: quella delle “escluse” (130) che rappresenta circa il 9 % delle strutture, quella delle “accreditate provvisoriamente” (629, il 44%) e quelle accreditate a tutti gli effetti (672, il 47%). Sono sicuramente dati eclatanti: utilizzando un lessico scolastico, quasi una su dieci delle scuole risulta “bocciata”, più del 40% ha “debiti formativi” e meno del 50 % sono le “promosse”.

Nell’elenco delle scuole “bocciate” c’è di tutto: nessuna distinzione geografica, si va  dalle isole   con l’Università di Cagliari a quella di Messina, dove sette scuole non vanno, al nord con le tre dell’Università del Piemonte orientale o le quattro scuole  di Milano Bicocca, a quelle di Varese-Como, di Brescia, di Genova. A Roma  sia La Sapienza sia Tor Vergata sono della partita, come anche tra le private, c’è perfino la Cattolica e la specialità di Neurochirurgia della Humanitas University, in Lombardia. La Regione che conta il maggior numero di “non accreditate” è la Lombardia, con 32 scuole, seguita dalla Puglia, con 19 e dalla Sicilia, con undici.

Anche le specialità sono le più diverse: cardiochirurgia, neurochirurgia, pediatria, medicina dello sport,  medicina termale. Una grossa fetta di specializzandi, rischia di essere stata ammessa ma di non avere la scuola in cui esercitare: in un regime di numero chiuso, non è sicuramente un obiettivo.

BIBLIOWEB:

MIUR e Ministero della SaluteElenco dei risultati di accreditamento delle Università (in allegato PDF

 “Elenco dei risultati di accreditamento delle Università” – MIUR / MdS 2017 (PDF)

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Paolo Paparella

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