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Diabete ”cittadino”

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Diabete ”cittadino”

Non è una nuova forma di diabete ma piuttosto un cofattore, (prendiamo in prestito il vocabolo ed il significato dall’enzimologia) che sta prepotentemente emergendo, nella definizione dei vari tipi di diabete. Vivere in un’area urbana o metropolitana si accompagna a cambiamenti sostanziali degli stili di vita, del “modo di vivere”: diminuisce l’attività fisica, si diventa sempre più sedentari (il lavoro d’ufficio diventa preponderante rispetto a quello operaio), con diminuzione delle calorie/giorno da consumare. Cambiano le abitudini alimentari: è aumentata l’offerta ed è più facile disporre di alimenti e, spesso, di abusarne. Numerosi studi internazionali hanno messo in risalto come esista un collegamento tra aumento di diabete tipo 2, obesità e urbanizzazione.

Tutte le malattie non trasmissibili, in primis proprio diabete ed obesità, oggi rappresentano il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano, insieme alle patologie cardiovascolari, al cancro ed ai disturbi respiratori cronici. Tutte riconoscono il cofattore “Città”.  La comunità scientifica internazionale, a partire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolinea l’indispensabilità, per lo sviluppo sociale ed economico di tutti i paesi, delle risorse da investire nella prevenzione di queste malattie, la responsabilità dei governi, ma anche della società in senso più allargato.

Il diabete è uno tsunami che avanza. Si sta rivelando la malattia più rilevante e potenzialmente pericolosa del nostro secolo: per la crescita continua ed esponenziale della sua prevalenza e per la mortalità e le complicanze invalidanti correlate. Ad oggi sono 3,27 milioni le persone con diabete In Italia, (il 5,4 % – dati Istat): entro 20 anni potrebbero diventare oltre 6 milioni. Dati provenienti da studi locali indicano che il dato è molto superiore, pari al 6,2 per cento, evidenziando che ogni tre persone con diabete ne esiste una che non sa di averlo e che sfugge alle statistiche Istat.

Il fenomeno è particolarmente preoccupante nelle città, per gli addetti ai lavori risulta sempre più evidente il concetto di diabete urbano o “urban diabetes”, che non è una nuova forma di diabete, ma si riferisce al drastico aumento della prevalenza del diabete tipo 2,  osservabile sempre più facilmente  nelle città. Oltre ai medici ed ai sanitari,  per contrastare questo fenomeno, sempre più in prima linea troviamo gli amministratori della città. Oggi due persone con diabete su tre  vivono in un nucleo urbano: una stima dell’International Diabetes Federation (IDF) prevede che nei prossimi 25 anni questo rapporto crescerà  a tre su quattro. Altre stime indicano che entro il 2040, il 75 % dei   diabetici risiederà nelle città. 

Anche in italia è stato affrontato il problema: Health City Institute, Associazione Nazionale Comuni Italiani ANCI, AMD-Associazione medici diabetologi e SID-Società italiana di diabetologia, SIMG-Società italiana di medicina generale, con l’Istituto Superiore di Sanità – ISS e CittadinanzAttiva,   hanno sottoscritto un documento che propone di affrontare l’esplosione di diabete urbano. Il programma correlato intende fornire, nei prossimi anni, alle amministrazioni cittadine e alle aziende sanitarie delle quattordici città metropolitane italiane (ma non solo), informazioni e conoscenze per contrastare il diabete urbano e migliorare la qualità di vita delle persone con diabete.

Il documento “Italian Urban Diabetes Charter”, si prefigge di tratteggiare i dieci punti chiave che possono guidare le amministrazioni locali, le istituzioni sanitarie, scientifiche e accademiche, nel promuovere strategie per migliorare informazione, rete assistenziale, prevenzione e cura di persone con diabete di tipo 2, limitando contemporaneamente i “costi sociali” dovuti alle complicanze e la mortalità.

BIBLIOWEB:

ANCI, ISS, AMD, SID, SIMG, CittadinanzAttiva - Italian Urban Diabetes Charter – 2017 (in allegato PDF-FlipBook)

 ”Italian Urban Diabetes Charter” 2017 (PDF-FlipBook)

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Roberto Testa

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