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Resistenza ai farmaci. Oltre ai super batteri, ora ci sono i super vermi

Iproblemi legati all’antibiotico-terapia ed alle resistenze dei “superbug” tengono banco a livello mondiale, oramai da alcuni anni. Ma a questo preoccupante fenomeno si è aggiunto, di recente, il problema di altri patogeni: i vermi. Come accade per i batteri che sviluppano resistenza agli antibiotici, anche i parassiti intestinali che infestano l’uomo, ma anche cani e gatti, stanno sviluppando resistenze importanti e pericolose per la salute pubblica.

L’epidemiologia ci dice che 1,5 milioni di persone nel mondo, secondo stime accreditate, sono  infestate,  attraverso contaminazioni con il terreno, da Ascaris lumbricoides, verme nematode, da   anchilostomi come Necator americanus o Ancylostoma duodenale o da Trichuris trichiura. Le infestazioni da anchilostomi sono maggiormente presenti negli adulti, mentre le altre interessano tipicamente i bambini, in età scolare e prescolare. 

Nei bambini le infezioni sono legate all’utilizzo della bocca come “organo sensitivo” ed all’abitudine di mettersi le mani in bocca: negli adulti un’insalata lavata male (od altri alimenti “freschi”) sono le modalità più frequenti, per andare incontro a un’infestazione da vermi. Il rischio aumenta per i viaggiatori internazionali, che scelgono come meta Paesi dove c’è carenza di igiene.

Uno studio svizzero pubblicato sul British Medical Journal, ha evidenziato come quattro farmaci, utilizzati da decenni nella profilassi antielmintica, siano diventati pericolosamente inefficaci a causa dei meccanimi di resistenza messi in atto dai vermi. A condurre la ricerca, Jennifer Keizer ed il suo team dell’Istituto di malattie tropicali e sanità di Basilea, i quali hanno osservato che i quattro farmaci attualmente raccomandati contro gli elminti – albendazolo, mebendazolo, levamisolo e pirantel pamoato – stanno perdendo la loro efficacia terapeutica. 

Questi farmaci  sono in uso da quasi 50 anni, la minaccia della resistenza è reale ed immediata.   Quindi è urgente rafforzare le iniziative per sviluppare nuovi farmaci per gli elminti del suolo. In alternativa, sarebbe possibile utilizzare farmaci vecchi e nuovi con profili di efficacia diversi, in combinazione con quelli raccomandati, per affrontare con successo le infestazioni di questo tipo, che comunque necessitano anche del miglioramento della sanitizzazione e dell’educazione sanitaria, per essere controllate.

Lo studio ha valutato (attraverso una revisione sistematica ed una meta-analisi) l’efficacia di questi quattro farmaci antielmintici, in termini di tassi di cura e di riduzione delle infestazioni da uova. Tutti e quattro i farmaci rimangono efficaci contro gli ascaridi.  L’albendazolo ha dimostrato una percentuale di successo della cura del 79,5%, con una percentuale di riduzione delle uova pari al 89,6% (valori comunque superiori al placebo e agli altri antielmintici). Per il levamisolo la percentuale di successo del 10,3% sottolinea che non è migliore della cura col placebo. per il mebendazolo e per il pirantel pamoato i risultati, rispettivamente del 32,5% e del 49,8%, li posizionano come superiori al placebo.

Per  T. trichiura le percentuali di successo dei trattamenti erano solo del 30,7% con albendazolo e del 42,1% con mebendazolo (comunque superiori al placebo) contrariamente a  levamisolo e pirantel pamoato, che non erano migliori del placebo. Stratificati per anno di pubblicazione, gli studi su T. trichiura anno fatto osservare  una diminuzione delle percentuali di riuscita dei trattamenti con albendazolo dal 38,6% (1995) al 16,4% (2015). Nei tassi di riduzione delle uova per l’albendazolo si è passati dal 72,6% al 43,4% e per il mebendazolo dal 91,4% al 54,7%.

Per i ricercatori (e non solo per loro) l’efficacia di questi farmaci è diminuita in modo allarmante, nel tempo. In particolare, i due farmaci più usati nella profilassi, albendazolo e mebendazolo, sono stati usati per oltre 50 anni e la presenza di una resistenza è ormai un dato di fatto.  Ricerche testimoniano comunque che per quanto una singola dose di albendazolo abbia uno scarso effetto su Wuchereria bancrofti, il trattamento ripetuto ad intervalli di sei mesi ha un effetto eclatante su questo parassita: lo stesso accade con l’ivermectina contro Onchocerca volvulus

Fino a pochi anni fa “superverme” era solo il protagonista di una favola per bambini. Oggi rischia di essere una nuova variabile dell’antimicrobico resistenza.

BIBLIOWEB:

W. Moser, Christian Schindler, Jennifer Keiser  - Efficacy of recommended drugs against soil transmitted helminths: systematic review and network meta-analysis – BMJ 2017;358:j4307  doi: https://doi.org/10.1136/bmj.j4307
http://www.bmj.com/content/358/bmj.j4307.full
https://www.swisstph.ch/en/news/20170926-reduced-efficacy-of-anthelmintic-drugs/
 ”Superverme”, J. Donaldson, A. Scheffler, Emme edizioni, 2012 (favola)
http://www.edizioniel.com/prodotto/superverme-9788860799012/

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Romualdo Grande

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