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Cosa è successo & Chi è stato

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Cosa è successo  & Chi è stato

Considerazioni sul caso di malaria criptica di Trento

Latragica morte di una bambina italiana di 4 anni per malaria pone obbligatoriamente queste due domande, agli operatori sanitari, ai genitori ed al resto della società civile. La successione con cui porre i quesiti è però importante, quanto le risposte relative.

Harvey William Cushing, grande chirurgo il cui nome è legato alla sindrome ononima, è stato il primo ad affrontare l’argomento, negli anni quaranta del secolo scorso, con un approccio, all’epoca innovativo, che oggi diremmo di “risk managment”. Come? Discutendo periodicamente con la sua èquipe gli errori avvenuti in reparto, con l’obiettivo di identificare o definire meglio le situazioni critiche, per impedire che si ripetessero. In quelle riunioni non si cercavano colpevoli ma si costruivano soluzioni. I risultati di questo approccio metodologico diedero i loro frutti e in breve tempo: nel suo reparto, i problemi dovuti ad un errore di assistenza al paziente, crollarono. Il “cosa è successo” aveva dato i suoi frutti. Cushing considerava prioritario capire cosa fosse successo: sempre!

Individuare la “catena degli eventi”, in sanità, è l’azione più importante persino in casi francamente penali, come l’oscuro fatto di Saronno dell’anno scorso; figuriamoci nel caso della piccola Sofia Zago.

L’unica figura istituzionale a mantenere la “testa sulle spalle”, in questa triste vicenda, è stato Giovanni Rezza, il direttore del MIPI, dipartimento del ISS che si occupa del controllo delle malattie infettive e immunomodulate. “Quella della bimba di 4 anni morta a Brescia per malaria cerebrale è un caso criptico. Questo perché la malattia viene trasmessa da un certo tipo di zanzara anofele che in Italia non c’è: non abbiamo un vettore competente”. Caso criptico vuol dire “ capire cosa è successo”, non cercare un colpevole a tutti i costi, come sta facendo la stampa generalista, alla ricerca di impressioni, sospetti, di “forse” e di “ma” che tenta di far passare come fatti provati.

E’ la solita questione “sbatti il mostro in prima pagina”, versione aggiornata della “caccia alle streghe” dei secoli scorsi. E’ l’apoteosi dell’oscurantismo ed il contrario della preparazione culturale. E’ violare “il controllo delle fonti” a cui è tenuto ogni giornalista, a maggior ragione se utilizza i nuovi mezzi televisivi. Abbiamo visto nei telegiornali le immagini (filmato) del Aedes albopictus, proiettate al posto di quelle della zanzara Anofele, notizia “visiva” quanto meno non corretta, fornendo un’identificazione sbagliata. Delle “notizie” poi …!.

In questa vicenda i Media non hanno dato il meglio di sè: hanno provato a far passare l’emigrante come untore, giocando sull’equivoco della stessa  specie, ma tacendo (colpevolmente) sul fatto che non fosse provato che fosse lo stesso ceppo di Plasmodio (l’opinione pubblica non è capace di cogliere questa fondamentale differenza, se non gliela si spiega). Si sono buttati a corpo morto sullo spauracchio della zanzara assassina.

A questo proposito citiamo un lavoro di Michael Johansson del CDC di S. Juan che afferma: “Gli insetti che trasportano malattie, come le zanzare, sono arrivate per mezzo degli aerei in aree geografiche in cui non c’erano. Generalmente, a bordo e negli aeroporti vengono utilizzati specifici insetticidi per riuscire ad uccidere gli insetti, che si nascondono nei sacchi, nei carichi, dentro contenitori e nastri trasportatori. Nonostante tutto questo le infezioni si sviluppano ancora. Per lungo tempo abbiamo seguito politiche di disinfestazione, mirate a determinate specie di zanzare e parassiti, ma dobbiamo concentrarci sui modi per impedire la diffusione attraverso gli esseri umani”.

Le persone che viaggiano in aereo hanno molte più probabilità delle zanzare di importare malattie come Zika, Chikungunya, febbre gialla, malaria e dengue, in altre parti del mondo. Sulla base di calcoli che hanno valutato quante zanzare raggiungono i veicoli aerei, quanti di questi esemplari sono infetti e quanti sopravvivono abbastanza a lungo per poter pungere qualcuno, uno studio condotto da ricercatori portoricani ha calcolato che i viaggiatori hanno 200 volte più probabilità di introdurre il P. falciparum, il parassita che causa la malaria maligna.

Il professor Roberto Castelli, direttore della Clinica universitaria di malattie infettive e tropicali di Brescia, è  una delle poche voci “di settore” che ha detto semplicemente le cose come stanno: “non sappiamo cosa sia successo e stiamo studiando la cosa. Quello di cui siamo sicuri è che la malaria non è endemica in Trentino Alto Adige”.

Sono diventato microbiologo anche perché mio nonno è morto di malaria, durante la seconda guerra mondiale. Invece di una gloriosa pallottola inglese, l’ha fatto fuori un parassita. Sofia era piccola, indifesa, malata, come più dell’ottanta per cento delle morti di malaria. In più, il plasmodio l’ha colpita di sorpresa.

Sono questi gli eventi che non devono succedere e che dobbiamo combattere. Ma non si eviteranno, in futuro, se ci si limita a porre la sola domanda “Chi è Stato?”.

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Romualdo Grande

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