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La prima LG dopo la Gelli è per i migranti

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La prima LG dopo la Gelli è per i migranti

Le linee guida per assisterli al meglio, elaborate da Inmp, Iss e Simm

«Èda come una società affronta i problemi di chi è più fragile che si misura la sua civiltà e anche la sua vera forza» (Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana, 28 febbraio 2017). E’ l’aforisma di apertura contenuto nelle nuove Linee Guida: “I controlli alla frontiera – La frontiera dei controlli. Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela per i migranti ospiti nei centri di accoglienza”. Sono state prodotte dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), sono documento di indirizzo (Legge Gelli), basato sulla metodologia validata internazionalmente ed applicata nel Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) dell’ISS.

Che la presenza di Linee Guida sia favorente l’applicazione della legge Gelli (Legge 8 marzo 2017, n. 24 – Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonchè in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie) è noto: ma quali comportamenti  adottare nel caso dei “migranti” era un “campo minato”, proprio per la mancanza di comportamenti “accettati” a livello nazionale. Siamo in grado di promuovere la salute delle persone ogni volta che riusciamo a promuoverne la dignità. Bene quindi l’arrivo delle LG.

Scopo dichiarato è favorire l’appropriatezza clinica e organizzativa dell’assistenza ai migranti. Che implica evitare sprechi derivanti da pratiche che si sono dimostrate inutili, ridimensionare quelle “difensive”, sostenute spesso da ingiustificati allarmismi. Si tratta del primo importante contributo scientifico, a livello europeo, su un tema estremamente e drammaticamente attuale. Le raccomandazioni sono il frutto del  lavoro di un panel multidisciplinare e multiprofessionale di esperti, delle principali società scientifiche interessate e di istituzioni sanitarie nazionali e internazionali. La metodologia seguita è  rigorosamente evidence-based, prodotta su una ricognizione sistematica della letteratura biomedica (temi d’interesse), con l’analisi di 1.059 documenti reperiti e valutati criticamente.

Sulla “caratura” dei colleghi coinvolti difficile esprimere se non pareri favorevoli e di stima professionale. Due nomi, per quanto ci riguarda, sono sicuramente “garanti” dell’intero pool: Zeno Bisoffi, direttore del Centro per le Malattie Tropicali – Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar (del Guideline panel) e Luigi Ruffo Codecasa, pneumologo – Centro Villa Marelli, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano (tra i Referee).

Per ciascuna delle patologie e condizioni individuate, gli esperti del panel hanno elaborato delle raccomandazioni clinico-organizzative, incardinandole in un percorso modulato e progressivo, che va dalla valutazione iniziale, in fase di primo soccorso, alla visita medica completa in prima accoglienza, fino alla “presa in carico” vera e propria nella seconda accoglienza. ”Sorvegliate speciali” le principali malattie infettive e diffusive (tubercolosi, malaria, epatite B e C, Hiv, parassitosi, infezioni sessualmente trasmissibili) con alcune patologie cronico-degenerative (diabete, anemie, ipertensione, carcinoma della cervice uterina) la cui diagnosi precoce si associa a una riduzione degli esiti negativi per la salute del paziente e contemporaneamente dei costi per il SSN. Considerate anche alcune condizioni, come la gravidanza, meritevoli di particolare tutela ed in grado di modificare il percorso di accoglienza.

Tra gli stakeholders ci sono anche i decisori, gli enti gestori dei centri di accoglienza e gli operatori sociosanitari, proprio per fornire un contributo pratico nei controlli sanitari di profughi e richiedenti asilo, intercettati dal sistema di accoglienza italiano. Serve rigore scientifico, quello di queste LG. Non dimentichiamo che proteggere la salute dei migranti vuol dire proteggere anche la salute dei cittadini. Ben vengano quindi le linee guida perché colmano un vuoto  dal momento dello sbarco ai centri di accoglienza (e quanto questo potesse essere negativo, a livello anche giudiziario, era un’ulteriore “complicanza”). Ma spetta a noi farle diventare cogenti, per dare uniformità ai comportamenti adottati sul territorio nazionale, ad oggi ancora incerti ed eterogenei.  

Così potrà seguire un’altra fase (ambiziosa forse): quella di diventare punto di riferimento, a livello internazionale, consolidando i nostri risultati e comunicandoli al meglio, per far conoscere quello che l’Italia è stata in grado di realizzare, anche con queste Linee Guida. Obiettivo futuro che si spera di raggiungere.

BIBLIOWEB:

SNLG : I controlli alla frontiera – La frontiera dei controlli  (in formato PDF)

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Giovanni Casiraghi

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