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A scuola di Igiene

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A scuola di Igiene

Infezioni ospedaliere: il dossier europeo

Che dobbiamo cercare di “far di tutto” per abbattere le percentuali di Infezioni, siano esse ospedaliere o correlate all’assistenza (ICA), è uno dei memento che ogni sanitario dovrebbe avere ben presente. Ma le cose non stanno così: lo fa presente il European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), che ha condotto una review delle principali pubblicazioni in materia, con l’obiettivo di supportare i decisori che si occupano di controllo e prevenzione delle infezioni.

In Europa sono circa 4,1 milioni i pazienti che contraggono ogni anno un’infezione correlata all’assistenza (ICA), circa il 7% dei ricoveri ospedalieri. Il numero di decessi, come conseguenza diretta di queste infezioni, è di almeno 37 mila l’anno (dati ECDC). Le infezioni più frequentemente identificate sono quelle del tratto urinario, seguite dalle infezioni  respiratorie, quelle successive ad intervento chirurgico, le setticemie ed altre tipologie come quelle da Clostridium difficile. Nel 5% di tutte le infezioni nosocomiali viene  isolato lo Staphylococcus aureus Meticillino-Resistente (MRSA).   

Quello delle Infezioni è un problema che può essere  prevenuto nella maggior parte dei casi con la progressiva diffusione di pratiche sicure: circa il 20-30% delle infezioni nosocomiali sono da considerarsi prevenibili, con programmi di igiene e di controllo intensivo. Secondo il ECDC, l’igiene e tutte le relative strategie nei luoghi di ricovero, sono ancora lontane da avere reali prove di costo-efficacia. A dimostrarlo i dati contenuti nel recente Report.

La revisione della letteratura ha preso in considerazione tutte le valutazioni economiche complete che hanno soddisfatto i criteri di inclusione per il Regno Unito. Ulteriori criteri di inclusione sono stati: gli ammessi in ospedale; gli interventi di prevenzione e/o controllo degli HAI (Healthcare-Associated Infections), igiene delle mani / screening, isolamento e decolonizzazione / protezione del personale e attrezzature. Sono stati individuati circa duemila registri (1.973), ma solo 28 soddisfano i criteri di inclusione dichiarati da ECDC (quattro valutano l’igiene delle mani, tre le “attrezzature” di protezione individuale, 21 riguardano i criteri di screening e/o isolamento e/o le strategie di decolonizzazione.

Ma cosa sottolinea il Report? Che tutte le valutazioni di igiene delle mani sono comunque da considerarsi di scarsa qualità: l’eterogeneità nei quattro studi precludeva qualsiasi possibilità di sintesi, nessuno degli studi ha affrontato in modo completo la questione e tutti hanno sofferto di scarse segnalazioni su importanti dettagli metodologici. Entrambe le valutazioni di igiene delle mani, progettate come interventi rivolti ai chirurghi, non erano convenienti. Risparmi di costi sono stati riscontrati solo nelle azioni rivolte a tutto il personale ospedaliero.

Le valutazioni delle “attrezzature” di protezione individuale (DPI) si sono rivelate di qualità variabile ed eterogenee, in termini di utilizzo di risorse. Questo ha influito sulle loro conclusioni che sono risultate contraddittorie (dispositivi di protezione individuale descritti come rapporto costo-efficacia o definiti inefficaci in base ai costi, a seconda dell’intervento). Difficile, se non impossibile, trarne conclusioni.  

Screening, isolamento e/o decolonizzazione. Le strategie appaiono complesse: due valutazioni sono incentrate sull’isolamento dei pazienti, ma non si occupano di screening e/o decolonizzazione; 13 studi includevano lo screening per MRSA (cinque effettuabili durante l’ammissione all’ospedale; cinque in unità ad alto rischio intensivo; tre nei pazienti chirurgici);  altri cinque studi hanno valutato lo screening per Staphylococcus aureus (nel paziente pre – o postoperatorio); uno studio solo lo screening per Enterococcus spp. resistente alla vancomicina (VRE).

Nonostante l’eterogeneità dei dati, i risultati di queste valutazioni  suggeriscono che lo screening dopo l’ammissione  in ospedale, seguito da isolamento/decolonizzazione, è conveniente. Tuttavia, la variazione dei metodi e delle strategie valutate, ha reso difficile determinare in quale misura l’aggiunta della decolonizzazione migliori l’efficacia dello screening e dell’isolamento. I vantaggi aggiuntivi dello screening universale (versus uno screening mirato) non sono chiari.

Il reale sviluppo di un quadro europeo, per le future valutazioni economiche del controllo del HAI e/o della prevenzione,  si dovrebbe basare sulla qualità degli studi, per ottenere conclusioni valide sull’efficacia clinica di specifici interventi, attualmente basati su prove eterogenee e deboli. Data la diversità dei sistemi sanitari in Europa, è probabile che le ipotesi specifiche di un singolo paese diano diversi quadri per le valutazioni economiche. Per questo ECDC suggerisce che i futuri tentativi di stabilire l’efficacia dei costi di tali interventi siano sostenuti da robuste prove dell’efficacia clinica.

BIBLIOWEB:

ECDC Technical report – Economic evaluations of interventions to prevent healthcare- associated infections – Literature review – 19 April 2017 doi:10.2900/4617 http://ecdc.europa.eu/en/publications/_layouts/forms/Publication_DispForm.aspx?List=4f55ad51-4aed-4d32-b960-af70113dbb90&ID=1676 

Lanzafame P – La salute nelle mani, via web  http://newmicro.altervista.org/?p=2664

 Documentazione allegata (in formato PDF)

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Giovanni Casiraghi

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